Sul perché dell’iniziativa del 4 giugno

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Eugenio Pari
Rimini, 3 giugno 2008

Con piacere ripubblico una mia intervista dell’ottobre 2005 che affrontava queste questioni.

L’Assessore provinciale all’Urbanistica Eugenio Pari è perplesso per la contropartita immobiliare
“Stadio, una partita difficile”
“L’ipotesi ventilata di 500 appartamenti è notevole
Sia noi che il Comune avevamo detto basta cemento”
RIMINI – Il motore immobiliare proposto dalla cordata per lo stadio forse è un po’ troppo grosso. E’ il senso che si può evincere dalle dichiarazioni dell’assessore provinciale all’Urbanistica Eugenio Pari (Pdci) sulla nuova infrastruttura e sull’urbanistica in generale.
Assessore Pari, per lo stadio si parla di 500 appartamenti di contropartita immobiliare, in tre zone già urbanizzate del Comune capoluogo: cosa ne pensa la Provincia?
“Anzitutto si dovrebbe esaminare con cura il progetto. Circola la voce di 500 appartamenti o di 40.000 metri quadri mi pare si tratti di cifre molto importanti. Nel nostro documento di indirizzo del Ptcp, approvato dal consiglio provinciale lo scorso marzo, abbiamo sostenuto che bisogna fermare l’espansione edilizia e che essa è subordinata al solo fatto che non esistano alternative al riutilizzo di aree già edificate. La stessa cosa è stata affermata dal Comune capoluogo in occasione della presentazione del Piano strategico lo scorso giugno. Credo che coerentemente si procederà al minor utilizzo di suolo libero. E’ chiaro poi che costruire in un territorio già urbanizzato comporta un impatto meno pesante che costruire in un territorio libero, ma l’edificazione determina un processo irreversibile e il rischio è che progressivamente ci sia sempre meno territorio libero dalle edificazioni.”
Comincia ad esserci in giro una corrente di pensiero secondo la quale ci si sarebbe potuti accontentare di uno stadio un po’ più piccolo e meno costoso, pagato dal Comune, che avrebbe potuto risparmiare un po’ dei trenta milioni di euro spesi in manutenzioni e arredi urbani, senza l’intervento del privato. Che ne pensa l’assessore provinciale all’urbanistica?
“Prendiamo in esame il fatto che i trasferimenti agli enti locali da parte dello Stato si riducono, la prossima Finanziaria prevede ulteriori tagli e nonostante questo i Comuni devono reperire le risorse per garantire servizi e infrastrutture. Da qualche parte i soldi devono spuntare e così la gestione del territorio, oggi l’unica entrata certa per i Comuni, viene utilizzata per garantire i servizi ai cittadini. Io però vedo che si trascura il fatto che comunque dei costi ci sono perché le nuove aree edificate vanno poi servite di servizi e infrastrutture a carico della collettività. Aumentando le nuove aree edificate dunque, aumentano i costi per la collettività e si peggiora l’ambiente urbano. Gli accordi con i privati (come recita l’articolo 18 della Legge regionale 20/ 2000) si sviluppano nella direzione di tutelare maggiormente l’interesse della collettività e questa valutazione spetta unicamente ai Comuni, d’altra parte però la contropartita deve essere misurata sulla corrispondenza o meno rispetto all’impianto di strategie di cui ci si è dotati. E’ finito il tempo delle varianti occorre una pianificazione basata su un disegno strategico del territorio”.
Più in generale, il vicesindaco di Rimini Maurizio Melucci (delega all’Urbanistica) ha detto che l’attuale giunta comunale ha tagliato il cemento non certo cementificato. Lo ha ribadito anche il sindaco Alberto Ravaioli. Ma quanti metri quadri ancora restano di potenzialmente edificabile nel comune capoluogo? E complessivamente nella provincia?
“Secondo i nostri dati, posso fornire solo quelli su base provinciale, complessivamente la capacità residenziale nei Prg vigenti tramite zone di espansione o riqualificazione ammonta a due milioni di metri quadri di cui il 70 per cento deve essere ancora realizzato. L’11 aprile però sono scaduti i termini per presentare ulteriori varianti adesso ai Comuni non rimane che adeguarsi alla Legge 20 e quindi predisporre il Piano strutturale, ossia il piano delle strategie, il Piano operativo comunale ossia il piano che determinerà le previsioni da realizzare ed il Regolamento edilizio ossia l’insieme delle regole. I Comuni nella nostra provincia stanno avviandosi su questa strada, Cattolica e Riccione, ad esempio, hanno già predisposto i loro Piani.”
Politicamente, in vista delle prossime elezioni comunali, come Comunisti Italiani in che modo vi porrete rispetto al tema Urbanistica?
“Partendo da un presupposto: il territorio è un bene collettivo e come tale è irriducibile alle pure logiche di profitto. Le città si sviluppano in modo equilibrato ed evolvono non in quanto crescono nelle loro dimensioni fisiche, ma in quanto distribuiscono in modo equilibrato le loro funzioni, accrescendo la qualità dei loro servizi, migliorando la qualità dell’ambiente urbano, in una frase: qualità per tutti. Il filo conduttore deve essere quello della sostenibilità, occorre dunque privilegiare una ‘città compatta’, vale a dire una forma urbana contenuta nelle sue dimensioni, in grado di fornire migliori servizi, più accessibile e con minore consumo del territorio. Inoltre occorre un preciso indirizzo politico per scoraggiare le rendite immobiliari che distolgono risorse alle attività produttive, quelle che creano ricchezza. Dalle politiche locali di cui la pianificazione è un elemento fondamentale, dipende la mediazione tra effetti positivi e negativi dei processi del mercato. E’ l’azione politica locale che rafforza o indebolisce l’impatto delle trasformazioni della struttura occupazionale, che offre maggiore o minore protezione alle classi più deboli, e che mette in atto meccanismi di inclusione o esclusione dai processi decisionali di rappresentanza, che costruiscono livelli di legittimità e consenso intorno alle sue scelte”.

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