Archivio mensile:maggio 2008

LE CITTA’ NEL MATTONE

Il gruppo consigliare Comunisti italiani e Sinistra Democratica del comune di Rimini organizzeranno, per la serata del 4 giugno alle ore 20.30 presso la Sala del Buonarrivo (Sede Provincia corso d’Augusto 231) una assemblea pubblica. Si tratta di un incontro-dibattito con gli urbanisti Paolo Berdini e Ivan Cicconi sul tema della cementificazione irragionevole e affaristica delle città italiane.
I due urbanisti invitati hanno hanno guidato i giornalisti di “Report” (la trasmissione di RAI3), in una recente puntata , attraverso il PRG di Roma e le dinamica urbanistiche degli ultimi quindici anni. Tra la vicenda romana e quella riminese ci sono molte analogie,a partire dall’uso spegiudicato e privo di controllo dello strumento del project financing.
Vi chiedo gentilmente di diffondere l’appuntamento facendo circolare email e sms.

 

 

Replica di Eugenio Pari alle dichiarazioni del sindaco Ravaioli sul futuro della coalizione di centrosinistra

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Comunicato stampa del 23/05/2008

Le dichiarazioni di Alberto Ravaioli sulla volontà di proseguire l’esperienza de L’Unione di centrosinistra sono positive e improntate al buonsenso. A differenza di Cofferati a Bologna il sindaco di Rimini non ritiene di perseguire l’autosufficienza del PD e questo apre dei margini per una rinnovata e più efficacie azione di governo da qui al 2011.
Le elezioni del 13 e 14 aprile hanno sconvolto lo scenario politico, ma non per questo deve saltare un quadro di alleanze che tutte le forze del centro democratico e della sinistra hanno contribuito a determinare. Le elezioni hanno anche messo in chiara evidenza questioni ed emergenze sociali che non si possono disconoscere tanto nel Pd quanto a sinistra. Se la sinistra è rimasta esclusa dal Parlamento è certo per causa dei propri errori, ma il Pd non può certo gioire perché la sua idea di autosufficienza ha contribuito a sdrenare la sinistra piuttosto che sfondare al centro. Il risultato, alla fine della fiera, che è anche la più grande responsabilità di Veltroni, è quello di aver disarticolato L’Unione di centrosinistra consegnando il Paese alla peggiore destra europea.
C’è stato un cambiamento copernicano e occorre prenderne atto anche nei territori, tutto è cambiato ed è opportuno, come peraltro dice Ravaioli, partire dai programmi, in questo caso si tratta di avviare una discussione e una revisione del programma di mandato verificandone gli elementi realizzati e principalmente le cose ancora da attuare.
Da tempo sussistono diversità all’interno della coalizione, occorre affrontarle perché altrimenti rischiano di incancrenirsi e così facendo si avvelenerebbe il clima e verrebbero svilite le posizioni di ognuno di noi. Soprattutto si renderebbe ininfluente l’azione di governo che ha come obiettivo la coesione sociale aprendo la strada anche a Rimini ad una preoccupante affermazione della destra.
Noi comunisti non ci sottrarremo dalla discussione e se effettivamente si vorranno far seguire fatti alle parole faremo, come sempre, la nostra parte lealmente.

Aumenti tariffari di HERA. Il capitalismo municipale è uno dei nervi scoperti del nostro Paese. Occorre lavorare per una ripubblicizzazione dei servizi

Comunicato stampa di Eugenio Pari 22/05/2008

HERA intende procedere ad un aumento delle tariffe pari all’11%. Intende farlo nonostante l’incremento dei profitti derivanti dalla Borsa grazie alla fusione con alcune multiutility della nostra regione.
L’ATO annuncia la propria soddisfazione per aver contenuto questi aumenti entro i limiti dell’inflazione programmata. Eppure, lo sanno tutti: proprio gli aumenti delle tariffe sono il fattore di maggior deterioramento del potere di acquisto per le fasce di reddito più basso, un’altra volta lavoratori dipendenti e pensionati.
Uso le parole di Bruno Tabacci, non certo un comunista, quando con vigore ha definito “il capitalismo municipale fatto di monopoli uno dei nervi scoperti per il nostro Paese”. È così.
Nonostante i profitti e l’aumento delle tariffe, per realizzare le opere di infrastrutturazione, di cui si servirà HERA, occorrono risorse pubbliche e, come se non bastasse, la realizzazione di queste opere andrà affidata ad HERA stessa determinando una sovrapposizione a tutto vantaggio di quest’ultima.
Facendo quindi i conti HERA ottiene risorse da: Borsa, tariffe, affidamento dei servizi da parte dei soci e realizzazione di opere per conto dei comuni. Ormai è chiaro che questo soggetto piuttosto che pensare all’erogazione dei servizi pensa al business. Ovunque si volti la vicenda di HERA è una esperienza negativa non per i rendimenti finanziari, quanto per le tasche dei cittadini che si sono visti aumentare le tariffe senza alcun miglioramento dei servizi e per i lavoratori che sempre più sono sottoposti a condizioni di flessibilità con scarsissime prospettive sul futuro del proprio rapporto lavorativo.
E’ strano il fatto che tanti riformisti, i quali invocano la liberalizzazione dei mercati, siano poi i più strenui sostenitori di un monopolio così rigido com’è quello in cui opera HERA e grazie al quale produce enormi profitti di cui solo una piccola parte va a vantaggio delle comunità locali.

Da tempo lo diciamo: un servizio pubblico non può essere oggetto di profitto, lo dimostra il grave impatto sui livelli di vita delle classi sociali più deboli, pertanto riteniamo che la prospettiva di una ripubblicizzazione di questi servizi sia un tema sempre più stringente.

Eugenio Pari. Lettera sul Tibet

Rimini, 17 maggio 2008

La Cina ospiterà le prossime Olimpiadi ad agosto. Le recenti manifestazioni di Lhasa sono state represse con la forza. Che faranno i nostri governi? Cedranno come al consueto al pragmatismo economico o troveranno la forza di porre i nostri più alti valori etici e politici al di sopra degli interessi economici a breve termine? Visto che nessun paese al mondo ha scelto di boicottare l’evento olimpico di Pechino, la risposta è sicuramente nella ragion di stato, anzi, nella ragione del profitto delle grandi multinazionali.

Da fermo sostenitore dell’autodeterminazione dei popoli condanno fermamente la violenza ai danni dei tibetani, occorre però ricordare una sequenza di avvenimenti che forse potrebbe essere utile a spiegare il quotidiano, è la funzione della storia d’altra parte.

Prima del 1950 – data dell’occupazione cinese – il Tibet sottostava ad un feroce feudalesimo, era povero (speranza di vita intorno ai 30 anni), vittima di una corruzione endemica. L’élite tibetana (monastico religiosa), ha inibito qualsiasi tipo di sviluppo industriale, al punto che ogni importazione proveniva dall’India. La stessa élite ha comunque inviato i propri rampolli a studiare in Europa, America e Gran Bretagna.

Dall’inizio degli anni ’50 la CIA (ebbene si) ha addestrato agitatori, promosso e finanziato sommosse anticinesi in Tibet. I timori cinesi su tentativi esterni di destabilizzazione risultano quindi non infondati.

Gli avvenimenti del Tibet, a differenza di quelli della Birmania di otto mesi fa, non sono una protesta “spirituale”, ma molto spesso si sono macchiate dell’uccisione di immigrati cinesi e della distruzione dei loro negozi. Si dovrebbero giudicare le manifestazioni tibetane come me qualsiasi forma di violenza: se i tibetani attaccano gli immigrati cinesi nel proprio paese, perché mai i palestinesi non farebbero altrettanto contro i coloni israeliani?

Proprio per ridurre le pulsioni indipendentiste, la Repubblica popolare cinese da anni ha favorito investimenti in Tibet, non si parli delle discariche abusive perché altrimenti con ciò che succede in Campania che cosa si dovrebbe dire del nostro Paese? Investimenti in strutture sanitarie, infrastrutture che hanno portato il livello di vita tibetano ad un tenore mai così buono. La povertà e la carenza di strutture, come dimostrano i fatti drammatici seguiti al terremoto, dimostrano che è molto più forte in alcune zone rurali della Cina.

I cinesi hanno trasformato Lhasa in una Disneyland, nella frontiera del loro far west. Hanno imparato che più che le guardie rosse o gli apparati di polizia è molto più utile il loro “turbocapitalismo” per distruggere l’intero tessuto tradizionale. Insomma, fanno ciò che l’Occidente ha sempre fatto e continua a fare.

Le manifestazioni contro la Cina in Occidente, si spiegano per motivi ideologici: il buddismo abilmente diffuso dal Dalai Lama è uno dei principali punti di riferimento dell’edonismo new age. La fascinazione per il Tibet fa di questo paese un’entità mistica, nella quale vengono proiettate aspirazioni e fantasmi. Quando parliamo dei veri tibetani pensiamo a loro come a soggetti fermi nel tempo, si vuole che loro siano completamente spirituali per consentirci di giocare un consumismo sfrenato.

Coloro che manifestano per il Tibet, nel migliore dei casi, dovrebbero capire che imprigionano i tibetani nel loro proprio sogno, che è uno dei tanti.

 

Dichiarazione sulla vicenda del Centro sociale PAZ

Rimini, 19 maggio 2008

Di Eugenio Pari

Da tempo ci siamo spesi per trovare una risposta alla vicenda del PAZ, il Sindaco si è mosso saggiamente e auspichiamo che la stesso possa avvenire nelle prossime occasioni.
È vero, il PAZ ha occupato uno spazio comunale, a proposito però inviterei il consigliere Zerbini, che sempre più si distingue come uomo di destra altro che centro moderato, a leggersi una sentenza di Cassazione del 29/09/2007 che non considera reato l’occupazione di edifici in stato di bisogno. Estendendo l’interpretazione di quella sentenza, mi sento di dire che la nostra città ha un enorme bisogno di spazi di aggregazione laici e democratici. Comunque, nel Paese e nella nostra Regione vi sono decine e decine di casi in cui tra centri sociali autogestiti occupati e amministrazioni locali si è stabilità una sinergia a tutto vantaggio delle città.
Il PAZ produce iniziative culturali riconosciute dalla Regione. Promuove un modo di fare militanza molto lontano dal mio, per esempio, ma che ha portato frange di estremisti di destra ad organizzare atti terroristici e ad attuare atti di intimidazione. Il PAZ da’ fastidio perché è un laboratorio di
democrazia ed è una voce scomoda talvolta anche per noi di sinistra, ma nonostante questo non si può disconoscere il fatto che è una realtà positiva della
nostra città.
Detto questo però i compagni del PAZ, a cui ancora una volta va la mia solidarietà per le aggressioni subite, devono cercare di fare un passo in avanti verso un percorso di aggregazione delle realtà socio – culturali e comprendendo che l’isolamento, se voluto, rischia di vanificare tutte le loro potenzialità.

Lettera sulle amministrazione pubbliche e la gestione dei servizi pubblici

Di Eugenio Pari

In questi giorni si è scatenata una crociata contro i dipendenti pubblici, una vandea guidata dal ministro Brunetta che come obiettivo ha la riduzione dell’apparato pubblico attraverso una politica di privatizzazione ed esternalizzazioni spinte dei servizi e delle funzioni.
Non si vogliono nascondere le inefficienze, talvolta insopportabili, dell’amministrazione pubblica, ma prendersela con i lavoratori del pubblico impiego evocando frasi infelici come “colpirne uno per educarne cento”, significa rispolverare un vecchio grimaldello demagogico. Si dice che il pesce puzzi sempre dalla testa e mi pare che in questo caso si tratti proprio di squilibri generati ad arte e strategicamente da chi ha ricoperto, ricopre funzioni di governo e incarichi di rilievo nella gestione. Un modo di intendere il governo che utilizza le istituzioni, sovrapponendo politica e gestione in un rapporto dove non sempre la politica è dotata del sufficiente grado di autonomia e autorevolezza per guidare l’azione degli apparati tecnici.
Il problema delle Amministrazioni pubbliche sta nel fatto che il pubblico non deve funzionare. Spiego perché: le disfunzioni dell’apparato pubblico sono state il presupposto ideologico di un ricorso massiccio verso esternalizzazioni di servizi, progettazioni e consulenze consulenze. Questo processo avviato in Italia con le riforme dei primi anni ’90 deve ancora dimostrare la sua efficienza e soprattutto la sua economicità. Considerando gli anni che vanno dal 1990 al 2000 assistiamo infatti a un processo di questo tipo: da un lato l’apparato pubblico ha visto una costante e progressiva diminuzione dei propri
addetti; mentre la spesa pubblica nello stesso arco di tempo è lievitata del 15% , nonostante il ricorso a soggetti esterni alle pubbliche amministrazioni.
Ma il nodo da sciogliere è che le succitate riforme hanno permesso – in forza di legge – la proliferazione di rapporti fiduciari fra apparati politici di governo e professionisti, sicché le consulenze, le esternalizzazioni e le nomine nelle società pubbliche sono dei modi attraverso cui la politica risarcisce i propri sostenitori, i propri sodali di corrente, i propri uomini, laddove è diventato impossibile mantenere attraverso i partiti un apparato di funzionari. Uso le parole di Bruno Tabacci, certamente non un trinariciuto bolscevico, quando indica che “il capitalismo municipale nei servizi pubblici
locali è il nervo scoperto di un sistema concertativo, dove i due partiti – Pdl e Pd – sembrano uno solo”.
Questa è una prima motivazione della precedente affermazione sul perché il pubblico non deve funzionare.

Prendiamo ad esempio il caso di Rimini, dati alla mano, come giustamente piace al Sindaco. Un caso paradigmatico delle altre 8102 amministrazioni comunali italiane senza considerare regioni, province, comunità montane, consorzi, società pubbliche, ministeri, sovrintendenze e così via. Tramite posizioni
organizzative (funzionari) e dirigenti sono inquadrati circa 140 dipendenti su un totale di 1200 dell’Amministrazione comunale. Posizioni di alta professionalità, con un corrispondente trattamento economico di livello medio alto sono quindi più del 10% della totalità dei dipendenti. Fra queste vi sono
diverse capacità professionali (la maggioranza ha lauree tecnico scientifiche) assolutamente in grado di progettare interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione. Detto questo il Comune spende circa tre milioni di euro solamente in progettazione per gli interventi di global service, ossia il servizio di
manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici di proprietà comunale (scuole, uffici, sale, ecc.). L’applicazione dell’addizionale Irpef, provvedimento che abbiamo contrastato nel Bilancio 2007, ha fatto incamerare al Comune una cifra intorno ai due milioni di euro, va da se che se avessimo ridotto le spese di progettazione, magari attribuendole alle professionalità interne, avremmo scongiurato tale manovra che all’85% grava su redditi da lavoro dipendente e pensionati.
Spendiamo, insomma, risorse verso l’esterno quando, probabilmente, vi sono le competenze al proprio interno e, come se non bastasse, per chiudere il bilancio dobbiamo applicare tasse che gravano sulle fasce economicamente più deboli. Allora il risparmio derivante dal ricorso ai privati dove sta?

Pensiamo, infine, ad un altro fatto: il Comune sta predisponendo gli atti necessari per la creazione di una nuova società, ad intero capitale pubblico, che incamererà i servizi di verde, onoranze funebri, non più utili ad Hera.
Dico non più utili perché questi servizi già di proprietà comunale furono ceduti ad Hera per farle raggiungere la necessaria “massa critica” funzionale alla quotazione in Borsa, questi beni e servizi vennero ceduti ad un certo costo, oggi vengono ridati alla collettività e sarebbe opportuno comprendere a quale costo, con quale vantaggio/svantaggio per il Comune. Di questo ancora si sa poco, conosciamo però dalla lettura dei giornali da diversi mesi, a società ancora da costituire, chi sarà a guidarla. Alla faccia dell’efficienza dei criteri di gestione privata delle aziende di pubblico servizio.

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Dichiarazione di Eugenio Pari su immigrazione e sicurezza

Non condivido l’entusiasmo di chi invoca e condivide le inapplicabili proposte del governo in materia di sicurezza e immigrazione. Basta alla demagogia “bipartisan” che fomenta le paure senza rimuovere il disagio di tantissimi cittadini perchè è questo il vero motore della sensazione di insicurezza di sempre più cittadine e cittadini.
I dati dell’Istat, non di un centro studi comunista, parlano chiaro: l’Italia è il paese europeo con meno reati. Scippi e furti sono in calo. Ma nonostante questo si usa la sicurezza come una bomba ad orologeria e il Pd insegue la destra piuttosto che parlare chiaramente ai cittadini.
Il governo promette di rendere reato l’immigrazione clandestina, caso unico in Europa. Ebbene tale proposito è inapplicabile oltre che ingiusto perché le carceri ed i CPT, questi ultimi trasformati dal centro destra in luoghi di detenzione temporanea, scoppierebbero senza risolvere o arginare in alcun modo
la clandestinità. In Italia ad esempio ci sono settecentomila badanti non in regola, servirebbero allora settecentomila processi, cui si aggiungerebbero tutti quelli dei lavoratori in nero, almeno un milione. Il risultato sarebbe la completa paralisi del sistema giudiziario e la completa mobilitazione delle forze dell’ordine in una “caccia all’immigrato”. Il problema casomai si affronta con una riforma organica che vada in senso della certezza della pena.
La sensazione di insicurezza si insinua laddove si stenta ad arrivare a fine mese, dove non c’è una sufficiente possibilità di prospettare il proprio futuro, e viene insinuata ad arte, per non richiedere migliori condizioni. Si sostiene l’idea che il responsabile della propria situazione di difficoltà è colui che più vicino e sta peggio di noi.
Infine, per quanto riguarda lo stagionale problema dei vù cumprà: chi acquista merce dai venditori abusivi sa che si tratta di merce contraffatta, se per questi si invocano pene severissime, per chi ha venduto bond argentini, azioni della Cirio e della Parmalat mandando sul lastrico migliaia di inconsapevoli cittadini, cosa si dovrebbe fare? Magari qualche esponente del Pd saprà rispondere.

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Dichiarazione di Eugenio Pari sulla preoccupante inattività dell’Amministrazione comunale di Rimini

 Rimini, 12 maggio 2008

Ciò che sta accadendo ai lavori del Consiglio comunale di Rimini ha dell’incredibile. Nel giro di un mese si è riunito solo due volte, entro la fine di maggio si riunirà una sola volta, fra l’altro per il Consiglio comunale dedicato ai bambini. Che cosa sta succedendo?

Il T.U. 267/2000 assegna al Consiglio funzioni di indirizzo e controllo che si attuano attraverso interrogazioni, ordini del giorno e mozioni. E proprio questi atti, fra le poche prerogative dei consiglieri, sono bloccati da mesi, anni nel dibattito del Consiglio. Infatti, sono circa quaranta le interrogazioni ancora da svolgere e trentacinque le mozioni e gli ordini del giorno fermi da mesi, alcuni dei quali da più di un anno.

Il Consiglio è peraltro fermo per mancanza di proposte deliberative da parte degli assessorati. Tutto questo denota una preoccupante inattività a cui è bene porre presto rimedio. Alcune commissioni consigliari vengono convocate per la durata di un quarto d’ora al termine delle quali viene dichiarata la seduta deserta. A ben vedere non mi sembra che a Rimini non vi siano problemi che non richiedano un impegno maggiore e più costante del Consiglio comunale e dei suoi organi.

A pensar male si fa peccato, ma talvolta s’inzecca: non vorrei che questa inattività che si protrae da diversi mesi fosse il frutto di una volontà politica o meglio, di una non volontà di affrontare le tante questioni della nostra città.

Interrogazione sulle cabine ENEL a Rimini

Rimini, 7 maggio 2008

Il diritto alla salute è un diritto costituzionalmente garantito, ma che sempre più deve essere tutelato dalle pubbliche amministrazioni rispetto a forme di inquinamento derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici.

Un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità riporta un’ampia rassegna di studi epidemiologici che dimostrano la possibile esistenza di un nesso eziologico tra l’esposizione a campi magnetici a bassa intensità (come le cabine) e disturbi di tipo neurocomportamentale; ossia è affermata da tempo l’esistenza una causalità tra le azioni condotte (l’installazione di queste cabine) e l’evento (i disturbi alla salute).

Su tali argomenti si invoca sempre un livello di incertezza che rende molto difficile la soluzione di problemi che molto spesso incidono pesantemente sulla qualità della vita di molte famiglie. L’incertezza non può essere evocata per giustificare la mancanza di azioni di carattere preventivo e che nelle situazioni in cui il nesso causale tra esposizione e malattia non è stabilito con sufficiente certezza, ma vi è il sospetto di un danno alla salute per esposizione a qualsiasi agente inquinante, si debba ricorrere al principio cautelativo nell’affrontare la materia dal punto di vista ambientale e sanitario.

Come già detto in una precedente interrogazione sulla situazione specifica di una cabina ENEL in Via Paci, è possibile, nel dubbio, salvaguardare questi principi, mettendo a disposizione piccole aree di proprietà comunale nelle quali, come oggi avviene per le nuove edificazioni, trasferire questi vani tecnici.

Detto ciò torno a richiedere:

Quante sono le situazioni di cabine ENEL insistenti sotto le abitazioni di cittadini a conoscenza del Comune?

  • Rispetto a tali questioni qual’ è il parere dell’Amministrazione?
  • Quali provvedimenti intende prendere l’Amministrazione a salvaguardia dei cittadini?

Eugenio Pari sulle affermazioni fatte dall’ex allenatore della Rimini calcio Acori a proposito dello stadio

Eugenio Pari

 Rimini 6 maggio 2008

Le affermazioni fatte dall’ormai ex allenatore della Rimini calcio lasciano perplessi. Acori è una persona seria e i tifosi del calcio dovrebbero inviargli i migliori auguri e i più sinceri ringraziamenti, ma stona che fra le motivazioni che l’hanno portato ad andarsene citi anche lo stadio.
Stona soprattutto perché in procinto di avventurarsi in chissà quali altri lidi calcistici, lascia la città che da tempo sta dibattendo sull’opportunità o meno di dotarsi di nuovo stadio a costo di migliaia di metri quadrati di nuove edificazioni, con affermazioni che avrebbero avuto più senso mesi o anni addietro.
Acori andrà sicuramente dove avrà un organico più competitivo, dove la sua carriera potrà ambire a maggiori successi, ma dove anche, è più che probabile, tali aspettative saranno remunerate giustamente e proporzionalmente. Ha perso un’occasione buona per riservare un ottimo ricordo in tutti i cittadini, infatti avrebbe potuto lasciare alla città, alle sue istituzioni, alle associazioni e soprattutto ai cittadini la possibilità di discutere, e confrontarsi liberamente senza contribuire ad esasperare i toni di un dibattito complesso e molto importante per la futura vivibilità di Rimini.