Archivi giornalieri: 04/03/2008

A FRONTE DELLA GRAVE CRISI DEL PAESE E DELLE ACCELLERAZIONI DEL PD, OCCORRE LAVORARE PER UNA SINISTRA UNITA.

arcobaleno

Rimini, 29 gennaio 2008

Di Eugenio Pari

 

L’importante risultato in termini di partecipazione per la nomina dei dirigenti locali del PD segna un episodio che la sinistra non deve sottovalutare. Il PD, pur con tutte le sue contraddizioni, corre verso il proprio consolidamento, mentre le iniziative unitarie intraprese dai partiti della sinistra subiscono rallentamenti. Io credo si debba aprire quanto prima anche a Rimini un momento di confronto non ristretto alle segreterie dei partiti, ma allargato anche, anzi soprattutto, ai cittadini, alle associazioni e ai movimenti che richiedono la costruzione di un soggetto plurale, laico, per la pace, il lavoro, l’ambiente e per l’alternativa, insomma, un soggetto unito e di sinistra a cui possano contribuire in termini di idee e attività.

La fase che sta attraversando il nostro Paese impone serietà e consapevolezza della portata dei problemi che rimangono insoluti, primo fra tutti quello della redistribuzione del reddito a vantaggio delle classi più deboli. Rimanere divisi non mi pare rispondere al compito storico che la sinistra deve assolvere. Per questo ribadisco una proposta già fatta ai compagni e agli amici e della sinistra: organizzare quanto prima un momento di discussione e di confronto anche programmatico esteso a tutti coloro che ci stanno, a quella parte attiva che ha scelto e continua a scegliere di ricercare una alternativa concreta, non solo a parole, anche a Rimini.

Non possiamo permetterci di aspettare i tempi, talvolta i riti, delle direzioni nazionali dei nostri partiti, occorre anticipare e conseguentemente sollecitare processi unitari che altrimenti rischiano di rimanere sull’agenda politica sotto la voce “intenti”. Dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione le nostre certezze per arrivare ad una sintesi unitaria. Dobbiamo accantonare i motivi delle nostre divisioni, motivi ormai dispersi in un passato che però rischia di pesare come un macigno sul presente. Dobbiamo cedere qualcosa della nostra identità per creare qualcosa di grande e utile a quelle persone che diciamo di voler rappresentare e difendere.

A me hanno insegnato che i comunisti prima di tutto si impegnano per far avanzare la società, pensare solo ai simboli finirà per metterci in un angolo, dove tutt’al più possiamo sventolare le bandiere al chiuso delle nostre sezioni, senza nulla da dire e soprattutto senza nulla da fare. Io, per esempio, non mi sentirei meno comunista nel sostenere un simbolo di sinistra che al proprio interno non contenesse falce e martello. Ma il problema vero non è quello del simbolo, la necessità è coinvolgere coloro che quella storia non l’hanno mai vissuta, coloro per cui vale ancora la pena battersi per una società migliore e più giusta.

Sono convinto che non basti un semplice cartello elettorale, anche se arrivare alle prossime scadenze sotto un unico simbolo sarebbe un risultato. È necessario un grande sforzo di coinvolgimento e di ascolto per capire quali siano le aspettative delle cittadine e dei cittadini e successivamente un momento partecipato in cui le cose apprese vengono declinate in proposte e programmi. Mentre la politica è bloccata in una delle sue ennesime discussioni sugli assetti istituzionali, sulle sue alchimie e sui calcoli ragionieristici, stanno scoppiando le contraddizioni insolute di una società dove il 10% delle famiglie controlla il 45% della ricchezza, caratterizzata: dalla mancanza di sicurezza nel trovare lavoro e della sicurezza sul lavoro, da un ambiente saccheggiato, da una questione morale irrisolta, da una laicità continuamente sotto schiaffo da parte dei settori più retrivi della chiesa cattolica.

La sinistra non solo può, ma ha il dovere storico di calarsi in questa realtà cercando soluzioni e indicando una alternativa di sistema.

 

eugenio_pari@yahoo.it

eugenio.pari@comune.rimini.it

 

 

 

 

 

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LETTERA APERTA DEL 21 GENNAIO 2008

EUGENIO PARI

Di Eugenio Pari 

Il caso Mastella, l’emergenza rifiuti in Campania, la laicità dello Stato continuamente sotto schiaffo, il deterioramento del potere di acquisto degli italiani, la mancanza di un lavoro sicuro e della sicurezza sul lavoro; segnano una profonda crisi non tanto e non solo del Governo di centrosinistra, ma dell’intera società italiana e quindi delle sue istituzioni rappresentative.

Mastella ha fatto bene a dimettersi, ma che altro doveva fare? Come avrebbe potuto continuare a fare il Ministro di Grazia e Giustizia con accuse pesantissime rivolte contro di lui da due diversi tribunali e con la moglie e una buona parte del parentado, nonché gruppo dirigente del suo partito, colpita da misure restrittive? Esponenti del centrosinistra che si sono affannati nell’impedire al leader del “partito–famiglia” Udeur di dimettersi, hanno pensato più agli equilibri parlamentari piuttosto precari di questo governo che non alla coerenza di quanto posto dal programma elettorale su conflitto d’interessi, giustizia e magistratura. La magistratura, come si dice in questi casi, farà il suo corso, ma il vittimismo della famiglia Mastella, a fronte delle lotte estenuanti e sacrosante che gli operai in questi giorni hanno condotto per ottenere un aumento di soli 127 euro mensili, o della tragedia della Thyssen Krupp, segna una profonda frattura fra il Paese reale e alcuni suoi esponenti politici. Una frattura che rischia di portare ad un punto di non ritorno.

Certo, almeno Mastella ha avuto il buonsenso di dimettersi. Buonsenso e che invece Bassolino dimostra di non avere. Non si tratta di stilare una lista fra buoni e cattivi, fra l’altro in questo caso sarebbe davvero molto difficile classificare i due dirigenti politici citati; si tratta invece di richiedere un minimo di dignità e di decoro a coloro che rappresentano le istituzioni. Richiedere loro scelte giuste pare davvero troppa cosa!

Mastella, peraltro, si è giustificato sostenendo che le accuse mosse dalla magistratura nei suoi confronti, su cui non spetta sicuramente al sottoscritto sancire la fondatezza o meno, sono in realtà pratiche politiche. Un po’ come fece Craxi difendendosi in Parlamento dalle accuse di corruzione negli anni ’90. Se questo è, bene che i giudici rompano tali pratiche, perché esse sono devastanti per la vita civile di un Paese.

Come si può pensare che le profonde sofferenze del Paese si possano risolvere proponendo solo sistemi elettorali, accordi bi partisan, se davvero non esiste la condivisione delle emergenze nazionali, se davvero non si comincia a ragionare su come attuare una più giusta redistribuzione della ricchezza? Il Paese sta sprofondando in atteggiamenti di sfiducia e rifiuto verso la politica e le istituzioni democratiche, senza che dai partiti, salvo rare eccezioni, provengano risposte concrete per invertire questa tendenza. Spira forte il vento dell’antipolitica in Italia. Ed è un’antipolitica che ha più di una ragione. Il pericolo in queste situazioni però è quello di una svolta autoritaria che paternalisticamente dia rassicurazioni, non risposte, ai cittadini.

Vittorio Foa qualche giorno fa su la Repubblica, ha detto una cosa molto significativa ma al tempo stesso preoccupante. Parlando dei politici attuali ha evidenziato la mancanza assoluta dell’esempio come valore. La politica non è solo dichiarazioni o polemica brillante, bensì dovrebbe essere il perseguimento dell’interesse collettivo al di sopra dell’interesse personale, mettersi a disposizione ed il privilegio, quello vero, dovrebbe essere promuovere il benessere della società in cui si vive. Credo che in questo momento il compito di chi con responsabilità diverse si trova a far politica sia quello di fornire esempi, dando la certezza di realizzare un’opera degna e meritoria a beneficio di tutti, perché, alla fine, è questa la migliore ricompensa, il premio più lusinghiero per l’individuo che lo realizza. E questo lavoro altruista che persegue il bene comune merita, o prima o dopo, il riconoscimento dei cittadini.

 

 

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Intervista del 02 febbraio su La Voce

EUGENIO PARI

Il pubblico? Ecco perché non funziona più”

Servizi in deficit per aver lasciato carta bianca ai monopoli”

di Fausta Mannarino, La Voce del 05 febbraio 2008

 

RIMINI – Ha detto basta al sistema cooperativistico così com’è e stop alla chiusura della sinistra a tutto quello che è privato. Si chiama Eugenio Pari, consigliere comunale del Pdci.

Un uomo di sinistra che dà il via libera al privato e dice basta alle cooperative. Cosa succede?

Sono partito da una considerazione. La sinistra oltre che stigmatizzare certi fenomeni dovrebbe creare un modello culturale diverso e rispolverare una cultura del saper fare. Si assiste ad un ripiegamento della sinistra ad un approccio troppo ideologico e poco legato alla volontà-. Le condizioni sono cambiate rispetto a un tempo quando lo Stato sociale non esisteva. In questo contesto, in cui assistiamo a un forte disgregamento del potere di acquisto, bisogna recuperare alcuni elementi come la mutualità.

Quindi per lei il servizio pubblico non funziona più?

Possiamo fare finta che funzioni ma non è così. Allora io dico: raccogliamo la sfida. La sinistra ha nel proprio Dna tutte le capacità per fornire e distribuire ancora questi servizi.

Quindi visto che il “pubblico” non funziona, inventiamo una scuola privata per ogni gusto?

Non voglio sostenere scuole diverse per ciascun gruppo. Ma dico: se non possiamo esprimere il mondo che vogliamo almeno cerchiamo di concretizzare qualcosa che ci porti in quella direzione. Questi sono i temi dell’attualità e non ideologia astratta. Basta alle incrostazioni ideologiche, bisogna ritrovare la funzionalità dello Stato, recuperare efficienze perdute sulla base di aspettative specifiche.

Perché il sistema cooperativistico non funziona più?

Credo che il mondo cooperativistico abbia scelto di abbandonare alcune esperienze come la mutualità e non si erge più a soggetto in grado di tutelare le classi più deboli. Si è preferito intraprendere il viaggio dei mercati finanziari. La ricerca del liberismo per il profitto.

Quand’è che la sinistra ha abdicato da queste sue funzioni?

Da quando ha smesso di fare la sinistra. Ormai da una quindicina d’anni. Se penso alle coop, sì, è vero, hanno i soci… Ma le politiche che perseguono sono tese più a ricercare l’utile che a distribuire i ricavi.

La sinistra deve ammettere gli sbagli e chiudere tutte le coop?

Quel che è accaduto, fa parte del passato. Da uomo di sinistra non posso limitarmi a guardare indietro o levare i pugni al cielo. La sinistra se non vuole rimanere passiva deve trovare risposte e costruire da sé una nuova realtà. Deve chiedersi: che funzione può ancora svolgere e in che modo il sistema cooperativistico?

Servizi in deficit qual’è stato l’errore?

L’aver lasciato mano libera ai monopoli senza intervenire. Si pensi ad Hera.

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Articolo su Corriere di Rimini del 2 febbraio 2008

io corriere Eugenio Pari (Pdci): il Pd parla alla gente e la sinistra si divide

dal Corriere di Rimini del 2 febbraio 2008

 

RIMINI – Mentre il Partito democratico si consolida (fra la gente) il processo di aggregazione della sinistra non procede come dovrebbe. Lo sostiene il capogruppo dei Comunisti italiani Eugenio Pari.

Via. “Io credo si debba aprire anche a Rimini un momento di confronto non ristretto alle sole segreterie dei partiti ma allargato anche, anzi soprattutto, a cittadini, associazioni e movimenti che richiedono la costruzione di un soggetto plurale, laico, per la pace, il lavoro, l’ambiente e l’alternativa”.

Per Pari i problemi sono talmente gravi che serve unità. “Rimanere divisi non mi pare rispondere al compito storico che la sinistra deve assolvere: organizzare quanto prima un momento di discussione e di confronto anche programmatico. Non possiamo permetterci di aspettare i tempi, talvolta i riti, delle direzioni nazionali dei nostri partiti. Dobbiamo accantonare i motivi delle divisioni ormai dispersi in un passato che però rischia di pesare come un macigno sul presente”.

Un esempio. “Pensare solo ai simboli finirà per metterci in un angolo, dove al limite possiamo sventolare le bandiere al chiuso delle nostre sezioni, senza nulla da dire e soprattutto senza nulla da fare. Io, per esempio, non mi sentirei meno comunista nel sostenere un simbolo di sinistra che al proprio interno non contenesse falce e martello. Il problema vero è coinvolgere coloro che quella storia non l’hanno mai vissuta”.

Che fare quindi? “è necessario un grande sforzo di coinvolgimento e di ascolto per capire quali siano le aspettative dei cittadini e successivamente un momento partecipato in cui le cose apprese vengono declinate in proposte e programmi. Mentre la politica è bloccata, stanno scoppiando le contraddizioni di una società caratterizzata dalla mancanza di sicurezza nel trovare lavoro e dalla sicurezza sul lavoro, da un ambiente saccheggiato, da una questione morale irrisolta, da una laicità sotto schiaffo da parte dei settori più retrivi della chiesa cattolica”. 

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Stadio cresce il “partito del restilyng”

stadio

Stadio cresce il “partito del restilyng”

di Enea Abati, Corriere di Rimini 19/02/2008

 

Progetto Romeo Neri. Dopo la raffica di email attacca Eugenio Pari: “Il costruttore Nicolini è un nuovo assessore aggiunto?”. Dubbi di Rifondazione sul motore immobiliare: “Dov’è la necessità?”

RIMINI. Mentre i tifosi biancorossi continuano ad aggrapparsi alla posta elettronica nel tentativo di convencere il sindaco Ravaioli a passare dalle promesse ai fatti, realizzando uno stadio nuovo, tra i politici, al contrario, sembra crescere il “partito del restyling”: stadio Neri ristrutturato e niente mattone ai costruttori.

Il ragionamento di fondo piuttosto contagioso, specie di recente, anche all’interno del Pd, oltre che dilagante dentro la Sinistra arcobaleno, è semplice e immediato. Punto uno: la società Rimini calcio, dopo la scomparsa del patron Bellavista, ha più volte pubblicamente manifestato l’intenzione, per ora, di mantenere la categoria (serie B). Punto due: la media degli spettatori paganti non supera le 5mila unità. La piazza è questa, nonostante la squadra di mister Acori offra il miglior calcio della serie cadetta, o quasi. Tesi: non servono i 15-20mila posti del nuovo Romeo Neri: è sufficiente una serie di interventi di manutenzione straordinaria o ristrutturazione; soprattutto non serve fa r costruire decine e  decine di palazzine per compensare ai costruttori una spesa che sfiora i trenta milioni di euro. Sembra difficile, per citare un paio di recenti slogan di Veltroni, risparmiare alla città un’altra abbondante colata di cemento, ma anche realizzare uno stadio nuovo. Insomma, stando al “partito del restilyng”, il Neri firmato Cooperativa muratori Verucchio, non si può fare.

Ne sono convinti in diversi. In sei, ta consiglieri comunali di Pd e Sinistra Arcobaleno, lo sono ormai da tempo: i famosi ribelli dello stadio. Ora però se ne aggiungono altri. I dirigenti di Rifondazione comunista (partito inizialmente a favore dell’intervento pur col sistema del motore immobiliare), per esempio, aderendo a Sinistra arcobaleno «non come cartello elettorale ma in maniera programmatica», vorrebbero trovare una posizione comune con gli altri alleati: Verdi, Comunisti italiani e Sinistra democratica (tutti contrari). L’assessore Vittorio Buldrini (Rifondazione), si domanda: «La presenza media di spettatori al Romeo Neri parla da sola, non si va oltre le 5mila persone: dov’è la necessità? Anche gli obiettivi della società mi sembrano ridimensionati: per quale motivo dovremmo spendere un sacco di soldi in uno stadio nuovo?Quantomeno dovremmo ridurre al minimo il baratto immobiliare». Dunque anche Rifondazione è contro il nuovo stadio? «Vogliamo una linea comune dentro a Sinistra arcobaleno, discuteremo. Su tutto però, non solo sullo stadio. La tendenza mi sembra questa».Nel frattempo, dentro al Partito democratico la domanda posta da Fabio Pazzaglia (ex Ds contrario al nuovo Neri in cambio delle palazzine) al congresso “provvisorio” del 24 novembre, “qual è la posizione del Pd sul nuovo stadio?”, continua a restare senza risposta. Una linea condivisa ancora non c’è, anche tra i vertici del partito di maggioranza relativa: ieri hanno fatto sapere che una posizione ufficiale sarà decisa non appena saranno stati definiti gli organismi dirigenziali, ancora da costituire. Sintomo che la volontà politica di approvare il progetto sostenuto da Ravaioli, tra politici e consiglieri, non è affatto chiara.Tra i sostenitori del “partito del restyling”, sin dalla prima ora, c’è senza dubbio Eugenio Pari, capogruppo dei Comunisti italiani. «E’ curioso – ironizza Pari – notare la presenza di un nuovo assessore aggiunto, con delega allo stadio: il costruttore Sauro Nicolini». Al capogruppo comunista non è piaciuto per nulla il silenzio di Ravaioli sull’argomento stadio. «Non solo, molto peggio: di fatto ha lasciato ai costruttori la parola su una questione così importante. Come se Nicolini parlasse a nome della maggioranza. Ma come si fa?». Pari, insieme agli alleati, lavorerà per trovare una posizione unitaria per Sinistra arcobaleno. Nel frattempo, dando per scontato che una maggioranza di centro-sinistra sullo stadio non esista, avverte: «Se il progetto dovesse passare con il voto del centro-destra naturalmente cambierebbero molte cose». Non è una minaccia, ma ci somiglia.

 

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Interrogazione sulla questione dello stadio

Rimini, 21 febbraio 2008

Signor Sindaco,

la interrogo in merito al tema dello stadio, tanto discusso sulla stampa quanto mai approfondito da questo Consiglio. In particolare mi riferisco alle dichiarazioni del capo della cordata di costruttori interessata alla realizzazione del progetto, riportate dai tre quotidiani locali in data 16 febbraio.

A quanto trapela i rapporti tra Amministrazione e costruttori sono continui e fittissimi e pare che questi siano giorni decisivi per l’approvazione dello stadio.

Come è noto più volte ho sostenuto la non strategicità di questo intervento in quanto a fronte delle diverse mancanze di questa città su campi come sezioni di asilo nido, aree ed alloggi destinati all’edilizia popolare, mancanza di strutture sportive adeguate parlare di stadio mi sembra contraddittorio. Inoltre le dichiarazioni

Inoltre sul tema della contropartita immobiliare derivante dalla realizzazione del nuovo “Romeo Neri” mi sembra opportuno, in coerenza con il nostro programma di mandato, avviare quanto prima le procedure per realizzare il PSC che sappiamo tutti essere ancora fermo al palo. Il gruppo dirigente della Rimini calcio, giustamente, si dimostra molto cauto sui futuri investimenti per consentire alla squadra di rivaleggiare per la serie A, serie che eventualmente giustificherebbe uno stadio da quindicimila posti.

Il capocordata dei costruttori sostiene, evidentemente con motivazioni valide e conferme ottenute da questa amministrazione, che a. entro la fine di questo mese verrà consegnato il progetto all’amministrazione b. ci vorrà tutto il 2008 per essere a posto con le carte intendendo tutti i passaggi in consiglio comunale e Provincia.

Premesso tutto ciò signor Sindaco le chiedo:

  • Quanto riportato dalle affermazioni sopracitate corrisponde anche alle strategie dell’Amministrazione?
  • I tempi indicati dal capocordata dei costruttori sono i tempi che prefigura anche l’Amministrazione?
  • Qual’è il suo parere rispetto a quella che a me appare come una contraddizione e cioè il rapporto tra PSC, strumento decisivo per dotare la nostra città di più serivizi, di più aree verdi e la variante stadio?
  • Ha senso costruire uno stadio da quindicimila posti quando attualmente alle partite non ci sono che tra i cinque e seimila spettatori?

Il Capogruppo Pdci e Sd

Eugenio Pari

 

 

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