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Intervista ad Alfonso Gianni: “Il 12 maggio ci sarò per dare senso al sentirsi insieme”
di Stefano Galieni
Alfonso Gianni, dirigente di SEL, ha aderito a livello personale alla manifestazione promossa dalla FdS. La sua partecipazione è il logico percorso di una analisi del presente in Italia
confrontandosi con quanto accade nel resto d’Europa.
«La situazione europea è in movimento soprattutto a causa del dato elettorale francese. La vittoria di Hollande è possibile, alla luce di quanto emerge ma sarebbe sbagliato confrontarla in maniera semplicistica con quanto accade in Italia. In Francia c’è un sistema elettorale diverso, e una tradizione diversa. C’è stato scarso assenteismo. Le persone sono andate a votare perché la separazione fra destra e sinistra è chiara su ogni tema che si affronta, dal fiscal compact all’immigrazione, dal lavoro all’età pensionabile. C’è una demarcazione netta fra una destra sfacciatamente liberista e una sinistra che ha accenni di riformismo. Il dato francese ci indica che, guardando il distacco limitato fra Sarkozy e la destra estrema da una parte e le forze di sinistra dall’altra, la destra è numericamente maggioritaria. Per fortuna il Front National tende a smarcarsi ma il quadro complessivo non ci può far riposare sui guanciali. Buono ma non travolgente il risultato di Melénchon che io in Francia avrei sostenuto. Ma il suo contrappeso a sinistra è inferiore rispetto a quello della Le Pen a destra e questo, in caso di disfacimento di Sarkozy può portare ad una crescita della destra estrema e ad uno spostamento in senso moderato di Hollande. Ma non c’è solo la Francia, sarà interessante vedere cosa accade nei nuovi lander tedeschi in cui si vota».
E in Italia?
«I segnali che arrivano sono molto negativi. Fra poche ore avremo i dati relativi al primo trimestre del 2012 ma già sappiamo di avere una disoccupazione intorno al 10% che sale al 36% fra i giovani e che cresce fra le donne in una condizione di recessione nuda e cruda. La costituzionalizzazione del pareggio di bilancio è passata e il fiscal compact sono passati senza che il Pd sia stato capace di fare alcuna opposizione. Se uno pensa poi alla figuraccia anche di immagine della votazione di ieri in Senato dove il partito più grande del centro sinistra non ha voluto difendere le pensioni lasciando che lo facesse il Pdl. La maggioranza che sostiene Monti non si è neanche accordata per una bozza di regolamento per il finanziamento pubblico ai partiti, emerge l’incapacità totale a muoversi con un po’ di intelligenza. Per questo penso che serva una sinistra senza aggettivi, capace di includere le diverse anime e le diverse opzioni programmatiche, comunisti e post comunisti, socialisti scampati al craxismo e movimenti delle battaglie ambientaliste. Un soggetto capace di pesare nelle istituzioni. Da noi ci sono tentativi di farlo ma finora senza risultato. SEL, a cui appartengo, manca di capacità inclusiva, l’esperienza della Federazione non mi pare vincente, ho guardato con interesse al nuovo soggetto proposto a Firenze ma mi pare un atto di buona volontà senza la consistenza di una proposta politica ideale. La nostra è una situazione molto arretrata».
Da cui è urgente uscire
«Si anche perché ci sono grandi potenzialità. Questa è la più grande crisi del sistema capitalistico. In Italia la situazione del 2012 rispetto all’inizio della crisi è peggiore di quella in cui si viveva nel 1935 dopo la crisi del 29 e bisogna trovare il modo per uscirne senza massacro sociale. Non dobbiamo ad esempio pensare allo sviluppo ma ad una cambiamento di modello di sviluppo in cui si capisca che se c’è una sovrapproduzioni di automobili del 35% bisogna pensare ad un sistema integrato e diverso di mobilità nelle città che tenga conto dell’ambiente e che si avvalga delle energie rinnovabili. Dobbiamo investire nell’assetto idrogeologico del Paese e nella cultura, vanno elaborate misure finanziarie e fiscali sulla base di queste prospettive e vanno selezionate proposte che possono divenire una ricetta per uscire dalla crisi. Questa è la base per produrre una ricomposizione e io non sto ragionando di formule organizzative. Non amo, per essere schietti, i modelli confederativi in cui per prendere una decisioni si debbono riunire tutte le segreterie politiche. Occorrerebbe la capacità di tenere insieme organizzazioni, movimenti e istituzioni su un programma di cose che ci mettono assieme. Io ho scelto di venire alla manifestazione del 12 maggio perché la inquadro come un granello all’interno di un progetto che va in questa direzione».
Abbiamo scelto la piazza anche quando, come in occasione dell’approvazione della modifica dell’art. 81 della costituzione, eravamo in pochi
«Accade anche perché manca una critica della politica economica e una cultura politica. In piazza quel pomeriggio eravamo pochi, molti non erano neanche informati della gravità di quanto stava accadendo, altri non sapevano di cosa parlavamo. Sembra a volte di essere tornati a periodi pre marxiani quando devi spiegare cosa è lo Stato, cosa è il bilancio pubblico e cosa è la proprietà privata. La sinistra radicale per troppi anni ha abbandonato il terreno dell’economia gettandosi unicamente nel campo dei diritti per paura di sembrare troppo economicista. La sinistra moderata ha accettato come un mantra i dogmi della politica economica dominante finendo con il posizionarsi più a destra di Tremonti”.
Tornando allo stato della sinistra in Italia, come risponderesti al militante o al simpatizzante che non comprende le ragioni per cui in tanti affermiamo gli stessi principi ma ci ritroviamo divisi?
«Molto dipende dall’autorappresentazione dei ceti politici che si autonominano gruppo dirigente. Le differenze non sono molte, non siamo così diversi dal non poter coesistere in uno stesso soggetto ma manca la tensione politica e morale, e se mi consenti anche la statura culturale, necessarie per governare le differenze. E guarda che parlo partendo da me e dai limiti miei. Sembra che sia inevitabile o frammentarsi in mille pezzi o riunirsi in strutture confederative spesso paralizzate. Io resto convinto della necessità di una unica formazione con procedure democratiche e trasparenti, in cui si deve essere contemporaneamente egemonici ed inclusivi. Mi rendo anche conto che i gruppi dirigenti nascono di fronte a grandi prove, se penso al Partito Comunista non è che Pajetta e Amendola non avessero profonde divergenze, sono stati uniti dalla guerra e dalla prigionia ma ci son cose che maturano di istinto. Nella generazione successiva si sono già frantumati. Ora siamo di fronte ad una prova immensa, una crisi mondiale che durerà anche sui nostri figli e che ci colpisce carnalmente. Per affrontarla è necessario un gruppo capace di implementarsi».
E anche una manifestazione come quella del 12 maggio può servire a dare un segnale in tal senso?
«Certamente perché possono sedimentare un buon sentimento e un atteggiamento propositivo. Io mi auguro che partecipi tanta e tanta gente perché la sua riuscita serve senz’altro anche a rianimare e a dare senso al sentirsi insieme».
Venerdì 4 Maggio 2012
di stefano Galieni
Unire la sinistra, mandiamo a casa Monti!
Pubblico, di seguito, un intervento che ho avuto occasione di fare in una corrispondenza con alcuni compagni di SEL.
Oggi D’Alema ribadisce il suo postulato secondo cui il futuro centrosinistra non può che passare da una alleanza che va dall’Udc a Vendola.
Trovo questa proposta molto pericolosa perché, è una questione aritmetica, il cosiddetto “terzo polo” non premia e penso che una forza di sinistra, o che almeno si definisce tale, dovrebbe riuscire a concentrarsi prima di tutto nel tentativo di riunificare politicamente la rappresentanza della sinistra stessa, partendo dal lavoro e dalle condizioni materiali di vita di milioni di italiani che sempre più stanno vedendo erodere il loro potere d’acquisto e la stessa possibiltà di accedere a servizi fondamentali.
Le politiche che il governo italiano sta perseguendo sono all’insegna di una austerità tanto stupida quanto ingiusta, la visione dogmatica dell’Europa e la sostanziale iniquità dell’inziativa di Monti richiedono che questo esecutivo vada a casa quanto prima ridando la parola agli italiani attraverso lo strumento delle elezioni anticipate. Eppure si cincischia, si temporeggia e si ha l’impressione che questa impasse sia sempre più dettata da macchinazioni politiciste, ovvero dalla creazione artificiosa di una “alleanza” senza anima e senza identità, soprattutto senza un progetto politico da indicare agli italiani per far uscire dalla drammaticità delle loro condizioni di vita milioni di persone. Invece la sinistra dovrebbe porsi il problema di incalzare un Pd che, a conti fatti, ha approvato tutte le manovre più impopolari del governo salvo dire, come nel caso delle pensioni: “la partita è ancora aperta” e come nel caso dell’Art. 18: “abbiamo apportato dei miglioramenti” (quali????) e dovrebbe cominciare a costruire un progetto di alternativa alle politiche neo liberiste che ci hanno portati alla situazione nella quale siamo. Può essere che questi siano gli obiettivi di Vendola e del gruppo dirigente di SEL, io non me ne sono accorto, comunque sia mi pare che anche altri non se ne siano accorti a partire, battuta fin troppo facile, dagli elettori.
Alcuni autorevoli compagni cominciano a chiedersi se per caso non sia arrivato il momento di indire un congresso, un vero congresso, dentro SEL, penso che sia il minimo da fare.
Penso che più tempo si perde dietro le “alchimie coalizionistiche”, più si cede terreno al populismo di Grillo e più si da tempo di riorganizzarsi alla destra italiana. Occorre che SEL prenda una posizione precisa e chiara e che dica apertamente che questo governo se ne deve andare per il bene degli italiani e quindi indire il prima possibile le elezioni.
Infine, un’ultima considerazione rispetto ad un dato che trovo confortante: la vicenda delle elezioni in Francia. La sinistra francese (Melenchon), ha conseguito un risultato molto incoraggiante, non solo per quella realtà, ma anche per noi italiani. Una sinistra connaturata come tale e soprattutto autonoma, o meglio, non subordinata, è riuscita ad ottenere un’affermazione importante dopo anni, quasi decenni, di oblio, questo risultato è stato fondamentale per la vittoria di Hollande e potrà sicuramente influenzare le politiche di quest’ultimo partendo dal rapporto con l’Europa, invece tutte incentrate sulle politiche monetarie e sugli interessi dei gruppi bancari e finanziari. Ora, credo che si potrebbe cercare di trarre un insegnamento per il nostro paese anche perchè, dati alla mano, le due forze principali della sinistra italiana (SEL e FDS) sostanzialmente si equivalgono e sarebbe una pura follia, una responsabilità storica, non tentare di aggregarle e di portarle ad un confronto politico serio con le altre forze democratiche con il fine di affermare politiche progressive e per poter cominciare a praticare un’alternativa al modello bancocentrico. E’ follia pensare che dalla crisi (di cui non si intravede la via d’uscita nelle condizioni date) si possa uscire con timidi correttivi o semplicemente riferendosi ad inviti pastorali. Le “storture” e le ingiustizie di cui oggi con maggiore acutezza viviamo gli effetti, non sono elementi estranei che si sono inseriti in un corpo sano (quello del capitalismo) sono le diretta conseguenza delle politiche adottate negli ultimi decenni a livello globale e una certa sinistra italiana (Pds, Ds, Pd), che oggi sinistra non è più, è stata importatrice di tali aberrazioni.
La tassa di soggiorno a Rimini
Comunicato di Eugenio Pari
RIMINI 9 NOV. 2011 – Prendiamo atto con soddisfazione delle dichiarazioni dell’Assessore al bilancio del comune di Rimini rispetto all’ipotesi di applicare la tassa di soggiorno piuttosto che aumentare l’addizionale IRPEF, gravando in questo caso, come tutti sanno, sui “soliti noti” vale a dire: lavoratori dipendenti e pensionati. È quanto abbiamo sostenuto in tutti questi mesi.
Si tratta di un fatto importante perché dimostra la comprensione della situazione sociale da parte dell’Amministrazione e perché applicare la tassa di soggiorno significherebbe ottenere entrate per un numero pari a dieci volte circa rispetto, invece, all’addizionale.
A questo punto però riteniamo assolutamente necessario che l’Amministrazione oltre questo importantissimo passo ne compia coerentemente altri, primo fra tutti reintegrare le risorse per l’assistenza domiciliare a disabili e anziani non autosufficienti. Inoltre è molto importante che le risorse derivanti dalla tassa di soggiorno vengano destinate a coloro che maggiormente vivono gli effetti della crisi, sostenendo la centralità del soggetto pubblico nelle politiche di welfare locale in modo tale da comporre la frattura sociale che sempre più si sta verificando e per promuovere politiche attive del lavoro, compreso il sostegno alle imprese per investimenti produttivi.
Infine, seppure la nostra collocazione rimanga all’opposizione, soprattutto perché ancora non si è determinato alcun confronto con il Pd e l’Amministrazione, questo non ci fa non vedere l’importanza e la positività nel merito di questa proposta e delle sue motivazioni che, se incentrata per sostenere le fasce sociali più deboli, sarà da appoggiare indubbiamente.
Di seguito l’articolo pubblicato oggi dal Corriere di Rimini
IL BALZELLO SUL TURISMO
Brasini: tassa di soggiorno a Pasqua
di Marco Letta
RIMINI. Non è ancora deciso, ma non si può fare altrimenti: la tassa di soggiorno viene applicata. Lo spiega Gian Luca Brasini, assessore al bilancio e ai tributi. Chiedere un contributo ai turisti è sempre meglio che mettere le mani nelle tasche dei soliti noti, aumentando l’addizionale Irpef. Quando si potrà tagliare il traguardo? E’ ancora presto, prima è necessario incontrare gli altri Comuni della costa (per uniformarsi) e confrontarsi con le categorie economiche. Il via libera coincide più o meno con le vacanze di Pasqua.
Aveva detto. Il 10 ottobre, l’assessore Brasini dichiara al Corriere. «La tassa di soggiorno vale circa 7,5 milioni di euro. Su una partita così delicata non possiamo andare avanti da soli, prima dobbiamo capire le intenzioni degli altri Comuni della riviera, perchè è impensabile che venga applicata in maniera diversa da un luogo all’altro».
L’entità della cifra è oggetto di simulazioni. La legge consente un minimo di 0,5 euro fino a un massimo di 5 euro a presenza (fino a sette giorni). «Abbiamo ipotizzato una spesa differente in base alla classe dell’albergo: fino a due euro per i quattro e cinque stelle, inferiore per i due e tre stelle. La tassa non verrebbe applicata ai bambini».“Ora dico tassa”. Il ministro al bilancio e ai tributi (ieri) aggiunge qualche particolare in più e (soprattutto) annuncia una decisione da prendere collegialmente, ma che non può essere evitata: la tassa di soggiorno viene applicata. Quando? «Il cronoprogramma prevede la condivisione con gli altri Comuni e il confronto con le associazioni di categoria. L’ultimo atto è quello della giunta, in pratica una ratifica, poi sono necessari sessanta giorni per rendere operativa l’applicazione della tassa di soggiorno».
Diciamo che Pasqua potrebbe rappresentare il primo banco di prova. «Diciamo di sì».Quanto costa. La legge suggerisce una forbice che oscilla fra 0,5 e 5 euro a presenza turistica (in media 7,5 milioni all’anno). «Abbiamo fatto varie ipotesi – spiega Brasini – e vogliamo confrontarci con gli altri Comuni e le categorie per uscire in maniera uniforme. Il possibile gettito varia fra i 5 e i 10 milioni di euro. Comunque generalmente i bambini al di sotto dei 12 anni non sono coinvolti. E un eventuale mancato pagamento non può essere saldato dall’albergatore».
Cosa farci. Come spendere i soldi della tassa di soggiorno? La legge offre maglie piuttosto larghe: riqualificazione ambientale, eventi, manutenzione leggera (…). Fogne? «Non posso escluderlo, sarà frutto della concertazione».
L’unica certezza è offerta dalla Carta dei servizi: il turista arriva, paga l’imposta di soggiorno e riceve una carta fedeltà che gli garantisce sconti e opportunità (dai musei ai parchi, dal trasporto pubblico allo shopping e magari anche ristoranti).Le altre tasse. Per rimpinguare le casse comunali, uno strumento utile utile è rappresentato dall’addizionale Irpef, ora allo 0,3 ma si può arrivare allo 0,8 (ogni 0,1 vale 1,7 milioni). La possibilità non piace a Palazzo Garampi. «Si vanno a mettere le mani nelle tasche dei soliti che pagano».
C’è anche la tassa di scopo. «Oggi vale 2,4 milioni e non è percepita male, però su questa leva non possiamo andare oltre».
La tassa di soggiorno ci sarà: confronto aperto tra i Comuni
La discussione tra le amministrazioni comunali continua e il confronto è fondamentale, perchè lo Stato offre una forbice che va da 0,5 a 5 euro a presenza
di Redazione 09/11/2011 – http://www.riminitoday.it/economia/tassa-soggiorno-confermata-rimini–confronto-comuni.html
I Comuni non possono farne a meno, la tassa di soggiorno ci sarà. Probabilmente solo Bellaria si tirerà indietro. Ma la discussione tra le amministrazioni comunali continua e il confronto è fondamentale, perchè lo Stato offre una forbice che va da 0,5 a 5 euro a presenza, con criteri che vanno in base al tipo di sistemazione scelta dai turisti. Rimini calcola un introito nelle casse comunali di 7,5 milioni euro. Ovviamente non è in discussione l’esenzione per i bambini, anche se non è ancora definita nemmeno la fascia di età.
Il Comune di Rimini, per bocca dell’Assessore al bilancio, Gian Luca Brasini, ha precisato, secondo quanto riportato dal Corriere Romagna, come la tassa sia inevitabile per non pesare sui cittadini con l’addizionale Irpef. Per l’applicazione si dovrebbe arrivare a Pasqua.
Un plauso arriva dal coordinatore comunale del Sel, Eugenio Pari: “Si tratta di un fatto importante perché dimostra la comprensione della situazione sociale da parte dell’Amministrazione e perché applicare la tassa di soggiorno significherebbe ottenere entrate per un numero pari a dieci volte circa rispetto, invece, all’addizionale. A questo punto però riteniamo assolutamente necessario che l’Amministrazione oltre questo importantissimo passo ne compia coerentemente altri, primo fra tutti reintegrare le risorse per l’assistenza domiciliare a disabili e anziani non autosufficienti. Inoltre è molto importante che le risorse derivanti dalla tassa di soggiorno (10 milioni circa) vengano destinate a coloro che maggiormente vivono gli effetti della crisi, sostenendo la centralità del soggetto pubblico nelle politiche di welfare locale in modo tale da comporre la frattura sociale che sempre più si sta verificando e per promuovere politiche attive del lavoro, compreso il sostegno alle imprese per investimenti produttivi”.Ovviamente gli albergatori sono pronti alla battaglia, in maniera particolare perchè non è stata ancora decisa la destinazione degli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno. Per cui scenderanno in piazza lunedì per protestare.
“
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Territorio bene comune
Assemblea iscritti 07.10.2011
Relazione Assemblea Iscritti Circolo SEL Rimini 07/10/2011
Di Eugenio Pari, coordinatore comunale SEL
Il nostro paese non ha mai affrontato una crisi come quella con cui quotidianamente abbiamo a che fare.
Ogni giorno vengono bruciati miliardi di euro e la manovra, macabramente definita “decreto sviluppo”, entro il 2013 implicherà un aumento della pressione fiscale per i redditi da lavoro e i pensionati di oltre 2000 euro all’anno.
Si dice che le risorse non ci sono più, quindi occorre tagliare e ridurre le spese. Ogni anno 270 miliardi di imponibile fiscale vengono evasi che tradotto in mancato introito per lo stato fanno 125 miliardi di euro, a causa dell’evasione ogni contribuente paga 3000 euro in più.
Migliaia sono i posti di lavoro persi, entro il prossimo 2012 2,5 milioni di giovani italiani si trasferiranno in cerca di lavoro dal sud al centro nord. Gravissime ripercussioni si avranno a causa della drastica riduzione dei servizi sociali esercitata dagli enti locali e dalle regioni.
Quello che sempre più va modificandosi è il modello di società così come l’abbiamo conosciuto e non sarà in senso “moderno” o progressivo, ma sarà in senso conservatore e ancor più liberista.
Più che un semplice cambio di governo, che sarebbe più che auspicabile comunque, occorre un vero e proprio cambio di rotta.
Credo che una coalizione di centro sinistra di cui a buon titolo SEL vuol far parte non possa accontentarsi di apportare semplici correttivi alle politiche berlusconiane, che sono poi quelle del FMI, ovvero dei palliativi all’interno delle compatibilità date seguendo le tabelle di Standard & Poors, ma possa, anzi debba, invece cominciare proprio dal rimettere in discussione tali compatibilità.
Ci sono migliaia di ragioni per farlo, ma la prima, che è anche la più semplice, è che le persone non ce la fanno più a tirare avanti.
E se ogni giorno assistiamo al pietoso spettacolo offerto dal governo, purtroppo non sempre assistiamo ad una opposizione all’altezza dei problemi, non assistiamo e non partecipiamo ad un dibattito della sinistra, del centrosinistra, che discute di questo delle vie d’uscita in senso popolare della crisi.
So benissimo che mandare a casa Berlusconi significa tornare a respirare un’aria diversa, ma quest’aria dovrebbe servire per innescare un processo di reale cambiamento nel paese, non in senso rivoluzionario, basterebbe venisse applicata la Costituzione.
Con l’obiettivo di mandare a casa Berlusconi però non accetterei, per esempio, che a guidare una coalizione di centrosinistra ci fosse Montezemolo e non penso che alleandosi con l’UDC e Fini si sprigionerebbero chissà quali condizioni per operare il cambiamento da noi tutti auspicato.
Nonostante questo scenario via via sempre più complicato e con prospettive politiche ancora offuscate, abbiamo in questi mesi partecipato a grandi mobilitazioni e a risultati incoraggianti che ci parlano di un paese migliore, che ci spiegano che “cambiare è possibile”, un paese che non si arrende e mi riferisco a due in particolare: l’esito straordinario dei referendum contro le privatizzazioni dello scorso giugno e alla funzione della FIOM.
Credo che questi attori debbano essere i nostri interlocutori, credo che questi temi debbano fornirci gli elementi per costruire una prospettiva di cambiamento.
Una comunità politica, come è in voga dire nel nostro partito, non può avere come unica prospettiva quella delle primarie del centrosinistra.
Finalizzare le energie e la riflessione su di una vicenda, pur importante, come questa senza collocarsi realmente nella società e nelle istanze più avanzate che operano per il cambiamento, senza allearsi con quelle donne e quegli uomini che lottano per un’alternativa di sistema, ridurrebbe la questione delle primarie ad una pura disputa nominalistica, ridurrebbe questo nostro partito a niente di più che un comitato elettorale. E questo rischio, care compagne e compagni è reale.
Io credo ad un partito che sappia farsi interprete delle istanze sociali, democratiche e di partecipazione laddove esse si esprimono, quindi nei territori, nella società, nella città.
In una recente intervista a “il manifesto” Luciano Gallino spiega in tre semplici e chiarissimi passi la crisi e il ruolo dei governi nel fronteggiarla. L’impotenza della politica nell’affrontare la crisi deriva principalmente, egli sostiene e io condivido, da una diagnosi sbagliata. La crisi viene concepita come se derivasse da un eccesso di uscite generato dai costi dello stato sociale. Esso è, invece, causato da diversi fattori: i salvataggi delle banche, le politiche di riduzione fiscale concesse ai ricchi, infine il fatto che grazie alla delocalizzazioni le imprese pagano le tasse all’estero che sono minime.
La politica generalmente esercitata da tutti i governi europei e condivisa anche dall’opposizione italiana poggia sull’impianto della riduzione della spesa pubblica, il PD addirittura ha rimproverato il governo di non aver innalzato l’età pensionabile, abbracciando anche in questo caso totalmente le posizioni di Confindustria, d’altra parte sono quelli che sostenevano “se fossi un lavoratore di Mirafiori, al referendum voterei si”, ecco peccato per noi che loro lavoratori della Fiat non siano e che quei dirigenti in buona parte hanno la pensione da parlamentare garantita.
Se condividiamo questa lettura, non credo che su scala locale si possa condividere l’idea sostenuta ogni piè sospinto che “è necessario ridurre la spesa, quindi ridurre i servizi”, perché sappiamo che l’origine della crisi dei bilanci pubblici non sta nel welfare ma in scelte dettate da logiche troppo legate al mercato. Il ridimensionamento delle spese per il welfare dettato su scala locale, così gli amministratori denunciano, dalla riduzione dei trasferimenti ha origine in una mistificazione che non credo si possa accettare e che, anzi, noi anche localmente dovremmo contrastare perché la crisi viene pagata più e più volte dai più deboli, dai lavoratori e dai pensionati.
Mi rendo perfettamente conto che queste considerazioni possono anche essere condivise, ma possono apparire come una divagazione rispetto a quanto siamo chiamati a fare qui a Rimini, però non penso si tratti di semplici divagazioni. Penso che gran parte della nostra iniziativa debba tradursi in una mobilitazione a difesa e per il rilancio dei temi del welfare locale, sostenendo chiaramente che la loro natura pubblica, in questo momento, non può essere un tema secondario o sempre sottoposto alle esigenze delle compatibilità economiche e finanziarie.
Penso che partire dalla condivisione, almeno sulle linee generali dell’origine della crisi, che si traduce soprattutto nella riduzione del welfare ci dia elementi su cui lavorare, non tanto per formulare un qualche documento da sottoporre alla buona volontà di lettura del PD, ma un elemento con cui agire concretamente per tutelare e migliorare le condizioni delle persone.
Difendere il welfare locale significa contrastare le politiche del governo e dell’Europa delle Banche.
Vi è poi un altro aspetto, quello della sussidiarietà. L’assunto da cui partono gli amministratori è questo: se si vuole mantenere un livello quanto meno accettabile dei servizi siano essi socio assistenziali o educativi, occorre superare la contrapposizione tra pubblico e privato, una svolta culturale nel nome della sussidiarietà come ha detto il cardinale di Bologna Caffarra trovando l’entusiastico appoggio di Sindaco, provincia e regione. Questo è ciò che la Curia riminese sostiene e che a Rimini si applica da anni, ciò è quello che il sindaco di Rimini ha promuove da anni e che ha ribadito nel documento per le linee di indirizzo sul quale, fortunatamente Pazzaglia ha votato contro.
Io, invece, condivido le parole di Danilo Gruppi, segretario di una CGIL, quella bolognese, forse più partecipe su questi temi rispetto a quella riminese, quando sostiene che si “parte da un principio di ineluttabilità della situazione, e , in un momento con un’importante frattura sociale come questa la risposta non è la sussidiarietà ma è necessario modificare la condizione di fondo perché altrimenti la si accetta e la si condivide”.
Ecco, io penso che dobbiamo essere consapevoli delle difficoltà che ci sono, dei noti rapporti di forza, ma si debba cercare di delineare un nostro profilo con il quale presentarci alla città e credo che questo profilo non possa che vedere la questione del welfare come proprio tratto distintivo, credo anche che con questo profilo, con una proposta condivisa da larghi strati della società potremmo pensare di avviare un percorso politico con il PD, discutere i caratteri di un’alleanza cittadina.
Sulla base del “non possiamo cambiare da soli la situazione”, l’iper realista PCI emiliano romagnolo ha di fatto aperto quel percorso, nemmeno troppo lungo, che ha portato il principale partito della sinistra italiana a far proprie le ragioni del mercato, io credo si debba tenere sempre presente che fra come vorremmo fosse la realtà e invece come essa si presenta effettivamente, corre una grande distanza, però penso anche che non ci si possa arrendere all’idea che una nostra azione politica, speriamo con responsabilità di governo nella città, non possa che partire da queste questioni. Non penso che una responsabilità di governo sia il giusto prezzo per arrendersi all’ineluttabilità della situazione. Penso che se ci dichiariamo di sinistra, occorra coerenza con le istanze di cambiamento di cui ci facciamo portatori.
Penso, per questo, che dovremmo cercare la massima condivisione su di un “manifesto” a difesa e per il rilancio del welfare su scala locale e del ruolo preponderante che il pubblico deve svolgere in questo settore determinante per la vita dei cittadini e per la democrazia.
Le persone accusano, non senza poche ragioni, la politica di essere distante dai bisogni reali, qualche volta lo abbiamo fatto anche noi soffermandoci troppo sulle nostre questioni trasformate in dispute interne come per esempio sulla definizione dei ruoli. Credo si debba colmare questa distanza che è reale cominciando a mettere in discussione ciò che dalla generalità dei governi, su tutti i piani, viene definito come ineluttabile.
Nei prossimi mesi vorrei che insieme provassimo a mettere in discussione questa ineluttabilità. Certo, da soli non bastiamo, ma il cambiamento deve pur trovare un’origine, il cambiamento è un processo che va cresciuto con senso della realtà, idee ed ideali.
Insieme alle compagne e ai compagni con cui da ormai 4 anni abbiamo avviato questa esperienza provenendo a nostra volta da esperienze diverse ricordo discutevamo di questo, avevamo in animo di contribuire alla costruzione di un soggetto politico, di un partito, che lavorasse per questo. Credo che provare questa strada possa permetterci di crescere e soprattutto di operare veramente un cambiamento.
So che fra di noi esistono letture diverse della situazione, letture che non tardano ad esprimersi pur in forme diverse anche pubblicamente, so che compagne e compagni ritengono inadeguata la nostra condizione rispetto alla necessità di arrivare quanto prima ad un nostro coinvolgimento nella compagine di giunta. Alcuni non tardano più di tanto a farmi capire che mi ritengono inadeguato a conseguire questo obiettivo e quindi a ricoprire questo ruolo. E sia, ognuno di noi ha una propria biografia, e penso che riusciremo ad andare oltre alle nostre storie se e solo se riusciremo a costruire un corso politico diverso da quello che ha condotto la sinistra italiana sotto le macerie da cui ancora stenta a sollevarsi.
Il tema del rapporto con il PD è il tema che da sempre, sia pure con movimenti carsici, rappresenta il nostro nervo scoperto. Io credo che sia così anche perché manca poca chiarezza nelle cose che diciamo, ci sia scarsa fiducia fra di noi, c’è troppo spesso una lettura priva di attinenza delle nostre parole e dei nostri comportamenti. Così qualcuno pensa che si voglia trasformare questo circolo in una sezione della IV Internazionale e dall’altro si pensa che qualcuno interpreti SEL come una propaggine del PD, io devo dire che talvolta sono preoccupato del fatto che questa seconda ipotesi alberghi nella testa di qualcuno di noi, capisco, quindi, e accetto che la prima ipotesi possa preoccupare qualcun altro.
Ma per dissipare queste preoccupazioni dovremmo cercare di dirci le cose, per come le vediamo, chiaramente, avendo la pazienza e la disponibilità a non sentirci offesi se si cede a queste letture, avendo soprattutto la disponibilità e la pazienza di dirci le cose nel modo più chiaro possibile e ad intenderle per come vengono dette.
Le parole però si muovono nell’aria, mentre le cose scritte ci vincolano allora dobbiamo cercare di dare applicazione ai documenti che noi, non altri abbiamo votato all’unanimità come quello che determina un legame, un patto d’azione fra noi e il nostro consigliere Fabio Pazzaglia. Non penso che l’esercizio di rimettere tutto in discussione ogni settimana sia un esercizio positivo se non una pratica defatigante che allontana i compagni.
Così come non penso che mettere come prioritario un rapporto “a prescindere” con il PD serva a qualcosa, anche perché, a quanto mi risulta, il PD non si pone il problema di un’alleanza con noi. Io credo invece che occorra arrivare un confronto, ben venga anche se saremo noi a cercarlo, ma il confronto deve avere una base politica e programmatica seria, compiuta, rappresentativa e io, penso di aver fornito alcuni elementi quando ho cercato di spiegare come vedo le questioni legate al tema del welfare. Discutiamone compagni, ma non solo fra noi, soprattutto con la città. Io penso che sulle questioni legate all’urbanistica e alla speculazione immobiliare le nostre posizioni siano state più che giuste, ma, purtroppo i riminesi non le hanno ritenute, sottovalutando la portata del problema, così importanti come le abbiamo ritenute noi. C’è da considerare che i mezzi di informazione hanno sempre semplificato queste vicende riducendole, quando ne parlavano, a questioni di piccole polemiche politiche, lasciando trapelare una nostra insoddisfazione perché senza poltrone. Sappiamo che non è così e credo anche che dovremo riprendere questo tema e a questo proposito vi presenterò una proposta.
Ora, su quegli elementi che determinano le condizioni di vita dei cittadini, non possiamo pensare che la cosa si possa risolvere solo promuovendo qualche emendamento o ordine del giorno in Consiglio, dobbiamo, ripeto, coinvolgere la città, lavorare con chi ci sta, rappresentare i bisogni al di là delle dinamiche istituzionali.
Questo Sindaco ha preso delle posizioni giuste, come per esempio quello di un maggior coinvolgimento dei privati nel capodanno, cosa da noi richiesta da anni, e proprio grazie a questa posizione il capodanno con diretta Rai pare non si faccia, ma vi sono anche temi in cui si riscontrano valutazioni differenti: il welfare, l’incremento dell’addizionale IRPEF, il ruolo dell’associazionismo nel controllo del territorio, proprio su questo noi dobbiamo cercare di incalzarli, proprio su questo dobbiamo cercare di crescere in termini di denuncia e soprattutto di proposta. Abbiamo le competenze per poter presentare una proposta dall’impianto autorevole, abbiamo la credibilità per farlo, dobbiamo cercare di farlo sostenendo e collaborando con Fabio piuttosto che prenderne le distanze non appena ci si presenti l’occasione, su questioni irrilevanti e per motivi peraltro capziosi.
Sul che fare ho cercato di dire come la vedo. Ma, prima di tutto, riteniamo utile farlo? Abbiamo intenzione di farlo? Badate compagni che le cose che ho detto non sono una risoluzione del soviet di Leningrado, sono le cose che ci siamo detto e su cui ci siamo espressi mesi fa, sono le basi su cui abbiamo appoggiato il nostro progetto di correre autonomamente al primo turno, decisione che ci è costata tante energie, ma che ci ha portati anche ad intraprendere un percorso entusiasmante. Finite le elezioni, finite le nostre idee in proposito? Con l’affermazione del PD abbiamo finito di far politica, cioè non valgono più le nostre istanze programmatiche? È stato semplicemente bello, ma finisce così? Diciamocelo francamente compagni, perché da alcuni atteggiamenti si capisce questo.
Io ringrazio le compagne e i compagni che hanno ritenuto di affidarmi l’incarico di coordinatore, cercherò di portarlo avanti nel migliore dei modi, al meglio delle mie possibilità, ho cercato di tralasciare i temi talvolta polemici che da mesi ci trasciniamo, fornendo una mia proposta. Il fatto che le polemiche vengano tralasciate non significa che non ci siano, ma siccome siamo tutte persone per bene dovremmo raccontarci le cose per come le vediamo essere chiari, ebbene con tutti i limiti che potrete riscontrare in questa relazione io ho cercato di farlo e, se posso, chiedo di fare altrettanto.
Sondaggio Emg (27 Giugno) per il Tg la7
Risalgono il Pdl e l’Idv, Lega sotto il 10%, diminuiscono gli indecisi
lunedì 27 giugno 2011
PDL 28,9% (+0,5%)
LEGA NORD 9,9% (-0,1%)
LA DESTRA 1,6% (INV)
Totale cdx 40,4% (+0,4%)
FLI 2,8% (-0,4%)
UDC 6,1% (+0,1%)
API 0,8% (INV)
MPA 0,6% (-0,1%)
Totale centro 10,3% (-0,4%)
PD 28,2% (-0,4%)
IDV 6% (+0,5%)
SEL 7% (INV)
RAD 0,6% (INV)
PSI 1% (INV)
VERDI 0,4% (INV)
Totale Csx 43,2% (+0,1%)
FDS 1,4% (-0,2%)
M5S 2,5% (-0,1%)
Altri Partiti 2,2% (+0,2%)
Indecisi 15,9% (-2,7%)
Bianche 2,8% (-0,3%)
Astensione 24,9% (-0,1%)
Lettera aperta su Vendola a Rimini
In queste ore le abbiamo viste di tutti i colori. Insieme ad un gruppo di iscritti e simpatizzanti di SEL Rimini ho deciso di promuovere un appello che manifestava la delusione per l’arrivo di Vendola (che c’è stato ed ha avuto un ottimo riscontro) a Rimini per sostenere il candidato del Pd, cosa mai fatta per sostenere Fabio Pazzaglia sostenuto da SEL al primo turno, Vendola ha chiamato Fabio e si sono chiariti, di questo me ne compiaccio. Fin qui la “fredda cronaca” avrebbe detto il simpatico giornalista sportivo foggiano “Frengo” di Antonio Albanese.
Ora per primo riconosco che qualcuno possa avere considerato sbagliato e strumentalizzabile quell’appello, ma mai e poi mai si è inteso sostenere che non si voterà il candidato del centrosinistra al ballottaggio, si è deciso però di manifestare la nostra amarezza e profonda delusione, già manifestate a suo tempo in occasione dell’ostruzionismo dei vertici di SEL rispetto alla scelta di “correre da soli al primo turno”, solo che al tempo qualcuno sosteneva questa scelta perché immaginava di ricavarci qualcosa ora, invece, sostiene il candidato del Pd perché forse immagina di ricavarci qualcosa lo stesso? Non so, comunque è una questione che mi interessa molto poco. Va dato merito a compagne come Vera Bessone di essere state coerenti con la linea che attualmente sostengono anche in quei giorni, anche quando da parte di sbandieratori erano fatte oggetto di pesantissimi attacchi anche sotto il punto di vista personale.
Io non voglio convincere nessuno dell’appello su Vendola, sono deluso dal fatto che a organizzare quella cosa sia stato il Pd che, bontà sua, ci ha avvisato a cose fatte e soprattutto sono indignato per il fatto che Fabio, non appena qualcuno ha intravisto lo spiraglio di un posto, sia stato scaricato da alcuni che fino al giorno prima si schieravano al suo fianco e poi hanno portato la loro triste presenza con tanto di bandiera al fianco di Vendola.
Confermo che voterò il candidato di centrosinistra, se può essere di minimo interesse, però lo farò perché credo che Renzi (Gioenzo, ma anche Matteo se proprio la vogliamo dire tutta…) sia insostenibile. Ma questo, evidentemente non basta, come ai tempi infausti dei processi nella Russia degli anni ’30 qui si chiede di ritrattare tutto, di disconoscere le cose e le idee che ci hanno portati a intraprendere questa splendida ed entusiasmante avventura che ha visto in Fabio Pazzaglia la sintesi e la rappresentazione più alta. Dobbiamo continuare a dire ciò che pensiamo, a batterci per una Rimini migliore. Lo dobbiamo fare per dare voce ai quasi 4000 (quattromila) riminesi che ci hanno dato fiducia, lo dobbiamo fare per una questione morale di rispetto e fiducia verso la persona che fin qui ci ha più che degnamente rappresentati: Fabio Pazzaglia.
Fraterni saluti e sempre avanti a testa alta.
Eugenio Pari
Ps: per chi fosse interessato, si intende, venerdì mattina ero in turno nella comunità terapeutica dove lavoro come educatore da circa tre anni.
Lettera aperta
Siamo un gruppo di cittadine/i che nutrono simpatie per il progetto di Sel. Vorremmo rivolgerci a chi ha la libertà di riflettere su quanto sta accadendo in queste ore. Siamo rimasti molto delusi dopo aver appreso che Nichi Vendola verrà a Rimini per sostenere Andrea Gnassi. Ma come? Fin’ora non si era mai visto e adesso decide di venire?
Risulta ancora più evidente che il candidato di Vendola non è mai stato Fabio Pazzaglia.
Non assisteremo allo “spettacolo” di Vendola e Gnassi fianco a fianco (magari con tanto di foto), perchè è il frutto di vecchie logiche che non ci appartengono. Continueremo a sostenere il progetto del Consigliere neo eletto Fabio Pazzaglia. Il suo programma e la sua condotta rappresentano un’alternativa credibile alle vecchie pratiche del centrosinistra riminese, regionale e nazionale. Quando, con scelta libera, abbiamo ritenuto giusto appoggiare tale progetto, non sapevamo che saremmo riusciti a raccogliere la fiducia di 3.745 riminesi. Siamo felici per questo.
Vogliamo continuare su questa strada e invitiamo Fabio a convocare un’assemblea pubblica per ascoltare i bisogni dei più deboli e per elaborare un modo migliore di fare politica. Non per entrare, prima o poi, in stanze dove si riuniscono in pochi.
seguono le firme
Eugenio Pari, Maurizio Mangianti detto Argàn, Ennio Grassi, Patrizia Tasini, Paola Donati, Sergio Valentini, Luca Santarelli, Walter Gasperini, Paolo Bissaro, Maria Luisa Alessandri, Leonardo Montecchi, Gabriele Matteucci, Chiara Antolini, Gianna Giovagnoli, Alberto Guadagno, Filippo Brambilla, Giovanni Grandi, Cesare Padovani, Federico Chicchi, Leandro Di Pinto, Giuseppe Ceci, Simona Sacchini, Armida Loffredo, Patrizia Pascucci, Viviana Vasi, Marcello Ceccarelli, Priscilla Migani, Maurizio Zanotti, Marco Moretti, Mauro Turrini, Vittorio Buldrini, Donatella Perrillo, Raffaella Giordano, Marta Ceccarelli, Fabrizio Bagnolini
Battaglia dentro SEL: i vertici regionali negano il simbolo a Pazzaglia
Fabio Pazzaglia rischia di correre come candidato sindaco di Rimini senza il simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà. I vertici regionali del partito vorrebbero sostenere Gnassi sin dal primo turno. Il direttivo riminese: “E’ un sopruso”.
RIMINI, 28 marzo 2011
Giorni di tensione nella sede riminese di Sinistra Ecologia e Libertà. Il comitato regionale minaccia di non concedere il simbolo del partito per la campagna elettorale di Fabio Pazzaglia, l’ex consigliere comunale del PD (oggi senza tessera) scelto all’unanimità come candidato sindaco dai 45 iscritti al circolo riminese.
“Noi rivendichiamo il diritto di utilizzare il simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà – spiega il coordinatore di Sel Rimini, Paolo Severi – perchè Pazzaglia è stato scelto con procedure assolutamente trasparenti e corrette, in linea con lo statuto e con l’approvazione del coordinatore provinciale”.
Secondo Jader Viroli e Giorgio Giovagnoli, dietro il veto sul simbolo non c’è nessuna ragione di statuto, ma pressioni molto insistenti da parte dei vertici regionali del PD (Bonaccini in testa) perchè SEL sostenga Gnassi sin dal primo turno.
Un’alleanza che i vendoliani riminesi, quasi tutti fuoriusciti dal Pd, vorrebbero prendere in considerazione solo per il ballottaggio, e a condizioni ben precise.
“Abbiamo scelto di correre da soli perchè in questi anni abbiamo avuto scontri molto duri con il Pd su temi che riteniamo fondamentali per Rimini, come l’urbanizzazione e i servizi sociali” spiega il capogruppo in consiglio comunale Eugenio Pari. “Questioni che non si risolvono con l’offerta di poltrone in Comune e Provincia, o con accordi per entrare in giunta in altre città emiliane”.
“In caso di ballottaggio – spiega Pazzaglia – tratteremmo con il Pd per un’alleanza. Ma se raccoglieremo molti voti, punti come l’urbanistica, il welfare, l’ambiente e la partecipazione non saranno negoziabili”.
La decisione sul simbolo verrà presa mercoledì a Roma da Nichi Vendola. I riminesi sperano che si trovi una soluzione come a Napoli e Rovigo, ma in caso di rifiuto annunciano una convocazione immediata di tutti gli iscritti.
“Sarebbe un errore gravissimo, che metterebbe fine all’esperienza di Sel a Rimini” ha detto Viroli. “Potrebbe uscirne uno scandalo nazionale” gli fa eco Giovagnoli.
Di certo, Pazzaglia non ritirerebbe la sua candidatura: “Io vado avanti in ogni caso con il sostegno della lista civica Fare Comune – ha detto, – poi saranno gli iscritti a Sel a decidere se e come sostenermi”.
(Newsrimini)
La lettera di Sel Rimini agli organismi di garanzia regionale e nazionale
Alla attenzione:
Organismo di garanzia della Regione Emilia Romagna
Organismo di garanzia Nazionale
Oggetto: richiesta di informazioni e segnalazione
Cari compagni,
con la presente siamo a chiedere informazioni in merito alla decisione presa dal Circolo di Rimini di presentarsi alle elezioni Amministrative del 15/16 Maggio del 2011, con una coalizione per un altro centro/sinistra, cioè fuori dalla coalizione con il PD.
Poiché tutto il quadro politico riminese è consapevole che nessuno vincerà al primo turno è evidente che al secondo turno si convergerebbe sul candidato che risultasse più votato del centro/sinistra, previo accordo sulle proposte di programma che verranno avanzate dal Circolo di Rimini e dal candidato Sindaco Fabio Pazzaglia.
PREMESSO CHE
1. Questa decisione è stata presa alla unanimità dalla Assemblea del Circolo e dall’Organismo Dirigente e ribadita da tutti gli interventi (20 circa) nel corso di una Assemblea degli iscritti svoltasi in data 16 Marzo 2011 alla presenza del Responsabile Nazionale Enti Locali Paolo Cento, nonché ribadita ripetutamente in colloqui ed incontri con il coordinatore regionale Giovanni Paglia e sulla stampa locale.
2. Nonostante questa decisione, il coordinatore regionale Giovanni Paglia insiste chiedendo che SEL di Rimini annulli questo percorso paventando, sia sulla stampa locale che in coordinamenti allargati, la possibilità di non concedere (qualora ne abbia la facoltà) l’utilizzo del simbolo elettorale di SEL al Circolo di Rimini.
3. La decisione assunta dal Circolo di Rimini rispetta le norme previste dallo Statuto del Partito nella parte in cui stabilisce che i Circoli Territoriali sono autonomi nella loro decisione. Statuto che è vigente ed il sottoscritto ha già chiesto informazioni adeguate sia all’organismo regionale di garanzia del Partito che all’organismo nazionale di garanzia su quale sia lo Statuto vigente, che è a tutti gli effetti quello approvato a Firenze nell’ottobre del 2010 (sebbene in via di definizione)
4. L’articolo 7 dello statuto stabilisce che la lista da presentarsi alle elezioni è votata dalla assemblea del Circolo
5. Sulla stampa locale escono articoli (se ne allegano alcuni) il cui tenore consiste nell’evidenziare una faida in corso tra organismi dirigenti di SEL
6. L’opinione pubblica locale di sinistra, che si appresta a sostenere il candidato Sindaco Fabio Pazzaglia è, da una parte, fortemente allarmata da questa situazione incomprensibile, ma dall’altra, conferma tutta la sua fiducia al nostro Candidato Sindaco che a questo punto andrà avanti, in ogni caso da solo anche senza di noi, tentando di cogliere un successo che questa campagna di stampa e di pressioni praticamente gli regala.
CHIEDIAMO QUANTO SEGUE
7. Se il circolo di SEL Rimini abbia commesso qualche violazione statutaria nel prendere questa decisione, che non solo non danneggia il centro/sinistra nel suo complesso ma proprio in forza di una autonoma presentazione fuori dalla coalizione al primo turno, tenderà a raccogliere un ampio consenso di disaffezione dal voto per poi ricondurlo nell’alveo della responsabilità al secondo turno. Si ricorda a questo proposito che la sovrana assemblea degli iscritti di SEL di Napoli ha deciso proprio in base alla libertà e autonomia dei circoli quale candidato sostenere a Napoli.
8. Quali sono le modalità di assegnazione del simbolo di SEL e quale percorso compie per giungere alle Federazioni e successivamente ai Circoli e se vi sia una reale possibilità di mancata concessione (nel caso questo sia possibile) e con quali legittime motivazioni.
9. Chiediamo inoltre se le reiterate minacce di non concedere il simbolo al Circolo di Rimini manifestate in più occasioni dal Coordinatore Regionale siano legittime o violino l’autonomia del nostro Circolo.
Poiché mancano pochi giorni alla presentazione della lista, che deve essere procedute dalla raccolta delle firme, si fa presente che non c’è più molto tempo per attendere una decisione in merito per cui chiedo, a nome dell’Organo di Garanzia del Circolo di Rimini, di ricevere con urgenza una risposta ai quesiti posti.
Ringrazio per l’attenzione ed in attesa di un riscontro urgentissimo vi invio i miei più fraterni saluti.
Jader Viroli
Presidente dell’Organismo di garanzia del Circolo di Rimini di Sel
Intervento di Eugenio Pari all’assemblea SEL Rimini
16 marzo 2011 – Sala degli Archi – Rimini
Compagne e compagni,
dallo scorso novembre siamo costretti a dover giustificare continuamente il senso della nostra decisione unanime da quando cioè abbiamo deciso di appoggiare e sostenere la candidatura a sindaco di Fabio Pazzaglia e quindi di non aderire al primo turno ad un alleanza con il PD.
Lo dobbiamo fare di fronte al fuoco di fila del PD che ha mobilitato tutti i propri dirigenti locali e il segretario regionale.
Lo dobbiamo fare di fronte alle dichiarazioni pubbliche del coordinatore regionale di SEL stasera qui presente.
Ma se fin da subito sapevamo che avremmo dovuto fronteggiare le innumerevoli pressioni del PD, conoscendo le “regole del gioco” e considerandole anche comprensibili, le pressioni del nostro coordinatore regionale, invece, sono state del tutto inaspettate e sinceramente incomprensibili.
Nelle ultime settimane piuttosto che comprendere, non dico condividere, le ragioni di questa nostra scelta, il coordinatore regionale si è comportato come un commissario politico degno del Comintern degli anni ’30. L’atteggiamento di dissenso rispetto alla nostra decisione affermata in due occasioni e sempre all’unanimità, fin dal primo incontro che abbiamo avuto si è trasformato in aperta contrapposizione sfociando in un suo ostruzionismo verso decisioni coerenti con le regole che scandiscono la vita interna, il dibattito e la formazione delle decisioni sancite dalle norme statutarie di SEL.
Una contrapposizione e un ostruzionismo subito dilagati nella reiterazione di minacce, non si capisce a che titolo poi, di impedirci di presentare il simbolo del partito in cui tutti militiamo e a cui siamo regolarmente iscritti.
Questo atteggiamento è troppo grave per non essere citato. Le energie profuse dal coordinatore regionale Paglia erano forse degne di tutt’altre iniziative, hanno presto mostrato il loro carattere di accanimento degno di altra causa forse, un accanimento che lo accomuna al segretario regionale del PD Bonaccini, con cui registra peraltro una singolare univocità di posizioni.
Speravo che queste tristi pratiche la sinistra italiana se le fosse lasciate alle spalle, non dico al 1956, ma sotto le macerie del muro di Berlino almeno, prendo atto che per il coordinatore SEL in Emilia Romagna quando si affronta il tema delle alleanze con il PD così non è.
Ci è stato chiesto di essere realisti.
Ebbene proprio perché siamo realisti e anche coerenti, pensiamo che occorra un profondo cambiamento nelle pratiche di governo per la nostra città e proprio perché realisti dobbiamo procedere verso la strada che abbiamo intrapreso.
Vogliamo determinare nel contesto dato un cambiamento reale, nel senso che vogliamo cambiare realmente, il corso di un’amministrazione di centrosinistra che si è contraddistinta per la subalternità ai poteri forti della città. Siano essi i poteri legati alla rendita immobiliare o al monopolio delle cooperative legate alla Curia e a CL nel campo dei servizi educativi.
Vogliamo un governo cittadino che piuttosto che finanziare a fondo perduto la diretta RAI di Capodanno, quei 600mila euro li destini all’assistenza domiciliare per portatori di handicap e anziani non autosufficienti. Un dato, sarà forse una fortuita coincidenza contabile, ma nell’ultimo bilancio comunale – su cui abbiamo votato contro – sono state erogate meno ore di assistenza domiciliare per le fasce sociali più deboli, tale contrazione ha determinato un risparmio di circa 600 mila euro, la stessa cifra che è servita al Comune di Rimini per pagare il contratto a Bibi Ballandi l’organizzatore del Capodanno RAI in Piazza Fellini, l’evento con Mara Venier e Al Bano con cui siamo stati deliziati. Un evento di grande risalto culturale, e a proposito di cultura quest’anno a quasi tutti i giovani laureati che con passione e competenza lavoravano come guide al museo della nostra città non sono stati rinnovati i contratti. La motivazione: non ci sono soldi!
Queste cose non le diciamo da pochi giorni, ma da anni!
Il candidato sindaco del PD sostiene di voler cambiare pagina, si contraddistingue per il disconoscimento delle politiche della ultra decennale giunta Melucci – Ravaioli. Bene! Addirittura il segretario del PD ha lasciato ventilare l’ipotesi che sia SEL a scrivere le pagine del programma sull’urbanistica. Benissimo! Siccome però non bastano i propositi, ma contano i comportamenti abbiamo detto che se volevano essere coerenti potevano sostenere insieme a noi una proposta all’interno del PSC (ossia il PRG) di cui in queste ore si stanno approvando i contenuti. La nostra proposta prevedeva di spostare il periodo di salvaguardia per interventi edilizi che se realizzati comporteranno 300 mila md di edificazioni. Di questi 300 mila 150 mila sono appartamenti circa 2150 appartamenti in più quando il PSC prevede nei prossimi 15 anni la realizzazione di 5000 appartamenti. Una mole di cemento da approvare fuori da qualsiasi contesto di pianificazione, una mole che inficia in partenza le strategie di sostenibilità che sono all’origine dei PSC.
Ebbene, anche qui con senso della realtà, abbiamo proposto di rivedere queste realizzazioni così evidentemente sovrastimate riconducendole all’interno del PSC che ha fra i propri capisaldi un principio della l.r. 20/2000: “costruire nuove realizzazioni edilizie quando non sussistano alternative per il riuso del tessuto urbano esistente”. La risposta del PD che vuole voltare pagina è stata quella di bocciare il nostro emendamento, così come ha respinto un altro emendamento che prevedeva politiche di risparmio energetico e premere maggiormente sul fotovoltaico.
Badate, non l’hanno fatto perché sono cattivi, lo hanno fatto perché di fronte alle pressioni dei costruttori e l’ipotesi di seguire politiche di governo del territorio più indirizzate all’interesse collettivo hanno scelto da che parte stare: quella della rendita immobiliare e dei costruttori.
I costruttori sono mesi che piangono miseria, la crisi – dicono – ci ha piegato le gambe e non si può ingessare la città con la crescita zero. Intanto di quale crescita zero parlano?! E a queste bugie raccontano altre bugie. La voce, un quotidiano notoriamente comunista come tutti sappiamo, in un articolo dell’11 marzo racconta quanto siano disperati i costruttori: edile carpentieri di Bruno Morandi (il socio di Valentini) nell’ultimo anno ha conseguito 31,5 milioni di profitti + 29% rispetto al 2010, Giuseppe Pesaresi (fratello di Ulisse il presidente dei costruttori di confindustria) +157% dei profitti rispetto al 2010! Queste persone offendono coloro che soffrono veramente la crisi anche a causa delle speculazioni che questi “imprenditori” realizzano da decenni!
Con questo io non sostengo l’esproprio proletario e tanto meno credo che l’abolizione della proprietà privata sia all’ordine del giorno, credo però che il territorio sia irriducibile alle sole logiche di profitto perché è un bene comune, e credo che un’amministrazione comunale debba affermare questo principio, certo chi fa impresa consegue il profitto ma grazie al profitto che questi realizzano su un bene che dovrebbe essere di tutti centinaia di famiglie sono escluse all’accesso al fondamentale diritto alla casa.
A Rimini ci sono migliaia e migliaia di appartamenti sfitti, una stima prudente si aggira sui 10.000, Rimini è la città capoluogo dove si è più costruito nella terza regione per espansione edilizia in Italia eppure parliamo ancora di emergenza casa e di persone che non possono nemmeno pensare di acquistare casa o che non riescono a pagare gli affitti? Certo, perché questo patrimonio sfitto serve a mantenere alti i prezzi degli immobili, se questo patrimonio venisse collocato sul mercato si svaluterebbe e allora addio ai profitti di cui ho appena parlato, addio alla speculazione. Non c’è la mano invisibile del mercato a regolare queste contraddizioni, ci deve essere la funzione del governo pubblico e questa funzione si è scelto di non eseguirla. Se queste cose le capisco io le dovrebbe capire ancora meglio chi guida la nostra città, e le capisce solo che preferisce essere subordinato ai poteri forti, si sceglie la subalternità rispetto a questi poteri piuttosto che dare senso in termini di interesse collettivo realizzando il principio della funzione sociale attribuita costituzionalmente all’impresa.
Un sviluppo basato solo sul consumo deprime le possibilità di investimenti produttivi e attrae, come accade da decenni, i capitali delle mafie che vedono nel mattone e più in generale sull’economia basata sul consumo una occasione ghiottisima. La compiacenza del sistema bancario e la vicinanza a San Marino fanno il resto. Noi parliamo di questo, gli altri?
So che Rimini non è la sola città che vive queste situazioni, lo so che il PD riminese non è l’unico che governa così. Noi però abbiamo deciso di non sottostare alle compatibilità, al compromesso estremo sempre e comunque pur di stare al governo. I posti a fianco dei vincitori sono sempre affollati, noi abbiamo scelto di sederci da un’altra parte! Potremmo giustificare la nostra collocazione con qualche concessione ottenuta dal PD, ma è proprio il tema di qualcuno che da le carte e qualcun altro che deve abbozzare che non mi convince, che, anzi, rifiuto. Potevamo giustificare una nostra presenza nella maggioranza con qualche odg sulla pace ed essendo ligi e del tutto ininfluenti magari avremmo avuto assessori e altre prebende, non lo abbiamo fatto, non per un’idea manicheista, ma perché chi chiede comportamenti più etici non si può poi mettere nel macchione.
Invece pensiamo che occorra cambiare i rapporti di forza che sono alla base dell’agire politico, è per cambiare i rapporti di forza e introdurre elementi progressivi di cambiamento che noi stiamo percorrendo questa strada, non per raggiungere risultati di carrierismo politico. I rapporti di forza non si cambiano solo con qualche intervista a Nichi Vendola, si modificano agendo politicamente nel tentativo di dare rappresentanza alle istanze di cambiamento e cercando insieme di cambiare le cose in coerenza alle idee che si sostengono a tutti i livelli e in ogni momento.
Se quel cambiamento che giustamente SEL richiede a tutta la politica non cominciamo a metterlo in pratica allora faremmo solo del velleitarismo, saremmo degli ipocriti!
Se vincono sempre i poteri forti, se la logica che deve sempre e comunque prevalere è quella del tatticismo politico, se gli interessi di pochi forti sono gli interessi che si ritengono imprescindibili per poter governare allora saremmo uguali agli altri e quando la sinistra diventa uguale agli altri diventa pericolosa. D’altra parte ciò che Vendola per ben due volte ha fatto in Puglia è stato affrontare con coraggio questo stato di cose, ha creato speranza, una speranza che gli ha dato e gli sta dando la forza per governare nell’interesse di tutti!
Fuori tempo massimo peraltro, ci è stato chiesto di chinare il capo di fronte alle compatibilità della politica, trasformando il senso di realtà in opportunismo, sacrificando le istanze di trasformazione al tatticismo della politica politicante, ribaltando il disinteresse della nostra scelta in interesse personale, cercando di imporre le scelte piuttosto che rispettarle.
Non so come andrà a finire questa vicenda però quanto è successo ci deve insegnare qualcosa: esiste ancora chi pretende di suddividere il partito fra chi detta la linea e quanti, invece, devono, volenti o nolenti, accettarla. Questa cosa non solo non fa parte della mia modesta cultura ed esperienza politica, non fa parte del mio modo di vivere.
Per quanto mi riguarda, lo dico molto serenamente, se questa sera qualcuno pretenderà di ribaltare una decisione democraticamente assunta da organismi assolutamente legittimati a farlo, dovrei trarre delle conclusioni che, aderendo a SEL e contribuendo insieme a tutte e tutti voi a fondarla a Rimini, speravo di non dover prendere.
Se dovesse prevalere la linea di chi, non con la forza della ragione, ma con la forza che con supponenza pensa gli sia data dall’incarico che ricopre, credo che SEL, pur nella modesta dimensione che la vicenda riminese ricopre, subirebbe un’amara sconfitta.
Penso che tutte le nostre belle parole, i nostri bei progetti rischiano di essere schiacciati da chi li giudica come un fastidioso orpello, un ostacolo per chi delle nostre parole e progetti non sa cosa farsene, della nostra passione, del nostro entusiasmo e delle nostre idee se ne può far benissimo a meno!
Io, invece, vorrei che in giugno potessimo tutti insieme ritrovarci senza chiedere che qualcuno si debba cospargere il capo di cenere perché quando a prevalere la democrazia e il rispetto siamo tutti a vincere, vorrei – dicevo – che ci trovassimo tutti insieme per costruire la possibilità ancora più concreta di da vita al cambiamento che vorremmo realizzare. Sono convinto, compagne e compagni, che sarà così!
L’OSTRUZIONISMO DEL PDL E’ SOLO UTILE AI COSTRUTTORI. QUESTO PSC E’ IL RISULTATO DELLE LORO PRESSIONI
DICHIARAZIONE DEI CONSIGLIERI PARI, PAZZAGLIA E GIOVAGNOLI
Rimini, 11 marzo 2011
La strategia ostruzionistica del Pdl è irresponsabile e del tutto infruttuosa dal punto di vista della correzione migliorativa del PSC.
Per accorgersi di questo basta semplicemente leggere le dichiarazioni dei costruttori, il Pdl non vuole affatto tutelare gli interessi collettivi cittadini riminesi, vuole solo rappresentare e tentare di accattivarsi le simpatie degli imprenditori edili. Le 17 sedute del Consiglio comunale per espletare gli inutili 1400 emendamenti grazie al Pdl costeranno alla cittadinanza riminese 90 mila euro circa.
La disinformazione del Presidente dei costruttori è strabiliante, egli parla di una città bloccata nell’espansione urbanistica quando solo i piani particolareggiati del periodo 2007 al 2010 posti in salvaguardia determineranno un’edificazione di 300 mila metri quadrati. Parlare di città ingessata è un’offesa verso tutte quelle persone che nonostante le migliaia di appartamenti tenuti sfitti per mantenere alti i prezzi delle case, quindi dell’acquisto e degli affitti, si vedono impossibilitati all’accesso al diritto fondamentale alla casa. Per i costruttori riminesi la crisi non c’è, questo è dimostrato dalle performances economiche e dai profitti raggiunti che li proiettano in cima al vertice nazionale del settore.
In questi ultimi dodici anni Rimini è stata la città in Emilia Romagna dove più si è costruito, nonostante questo è la terza città in Italia con i costi più alti per l’acquisto e gli affitti degli immobili. È facile quindi capire chi si sia avvantaggiato speculando su questa situazione e il Pdl vuole continuare a difendere questo status quo. Mentre il Pd cerca di dare delle risposte ampliando le maglie e venendo meno ad uno dei cardini del PSC: nuove costruzioni solo nel caso non sussistano possibilità di riuso del tessuto urbano esistente.
A chi ci chiede perché non abbiamo presentato anche noi centinaia di emendamenti rispondiamo dicendo che le nostre proposte (restrizione dei periodi di salvaguardia e politiche di risparmio energetico) vanno al cuore di aspetti essenziali, ma soprattutto che il Piano Strutturale (PSC) sarà utile alla città se non avrà al suo interno una specie di “cavallo di troia” dei piani particolareggiati che ne svuota l’efficacia. La proposta che è stata presentata, allo stato, purtroppo, rappresenta solo il tentativo di rispondere alle pressioni dei costruttori e di pochi privati.



