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HERA: BLOCCARE I PROCESSI DI FINANZIARIZZAZIONE PER RILANCIARE I SERVIZI PUBBLICI
di Eugenio Pari
Nei giorni scorsi il Sindaco di Rimini ha giustamente invitato l’AD di Hera Chiarini a ridurre il proprio compenso superiore a quello del presidente degli Stati Uniti Obama. L’invito, che speriamo non rimanga vano, è sacrosanto perché i cittadini non possono continuare a pagare stipendi di questo tipo a dei manager pubblici.
Da qualche parte si deve cominciare, ma occorre affrontare il vero nodo della questione: Hera è immersa in un mare di debiti e qualcuno prima o poi dovrà chiedere conto di questa situazione che rischia di diventare insostenibile. In sostanza è importante porre la questione di principio sulle retribuzioni del management, ma la questione vera sta nei risultati negativi conseguiti da Hera, infatti solo fra il 2010 e il 2011 l’indebitamento finanziario netto passa da 1860,2 milioni di euro a 1.987,2 milioni. Tra il 2010 e il 2011 il debito di Hera aumenta di 127 milioni di euro. A peggiorare e a depauperarsi è il patrimonio dei soci cioè i comuni, quindi un bene collettivo dei cittadini.
(fonte: http://be.gruppohera.it/schemi_bilancio/posizione_finanziaria_netta/081.html)
La “gallina dalle uova d’oro”, nei confronti della quale i comuni hanno privilegiato politiche industriali incentrate sull’incenerimento dei rifiuti piuttosto che sulla raccolta differenziata, non produce più profitti e si squarcia il velo anche su un altro aspetto: la tanto decantata liberalizzazione dei servizi che avrebbe prodotto la quotazione in Borsa di Hera è stato il manto ideologico dietro il quale si è coperto il vero processo, cioè la finanziarizzazione dei servizi pubblici. A promuovere e sostenere questo percorso, si badi, non sono stati i famigerati speculatori finanziari, ma i comuni di centrosinistra e centrodestra della Romagna e dell’Emilia che per mandato costituzionale dovrebbero agire nell’interesse dei cittadini. I processi di finanziarizzazione hanno reso sempre più critica la situazione finanziaria di un bene di cui sono soci e proprietari, di cui i cittadini sono soci e proprietari. È questo il vero aspetto su cui occorre intervenire, le altre scelte sono “cortine fumogene” strumentali ad cambiamento “perché nulla cambi”.
Ora, non servono scoop o allarmismi, ma chiare politiche volte a ridare al settore pubblico un ruolo di peso nell’economia, bloccando i processi di privatizzazione – finanziarizzazione dei servizi pubblici, mettendo al centro l’interesse collettivo e usando le imprese partecipate come volani per lo sviluppo. D’altra parte, si tratterebbe di dare coerenza al pronunciamento quasi plebiscitario dei cittadini in occasione dei referendum sui servizi pubblici dello scorso giugno.
Dopo il referendum: Hera o non Hera è il tempo del comune
Sono coraggiose e anche condivisibili le recenti prese di posizione di Stefano Vitali in merito ad Hera. Esse confermano ciò che tutti i cittadini hanno avuto modo di verificare da quando, nel 2002, Hera è stata quotata in Borsa. Un limite però ce l’hanno: sono forse parziali e un po’ tardive.
Il sistema di Hera è una società pubblica teoricamente, ma assolutamente privata nella realtà, in cui si realizza perfettamente il modello del capitalismo finanziario. I dati pubblicati sul sito del gruppo ci dicono che fra il 2009 e il 2010 l’azienda ha subito una contrazione dei ricavi del 16%, mentre il margine operativo lordo è aumentato del 10,6% solo grazie alla cessione del 25% di Herambiente ad un operatore estero del settore, Eiser Infrastructured. Una operazione puramente finanziaria su cui i soci, cioè i comuni, quindi i cittadini abbiano potuto dire nulla. La costituzione di Herambiente SRL, che si occupa di infrastrutture, particolarmente di inceneritori, ha prodotto come effetto sulle scelte industriali, sulle scelte che più incidono sulla qualità della vita dei cittadini come ad esempio se creare incenitori o potenziare la raccolta differenziata, il risultato che nè i comuni e tanto meno i cittadini possano dire nulla e siano informati sulle scelte.
Il management di Hera è assolutamente autoreferenziale e con la scusa che la società è quotata in Borsa il riferimento è diventato unicamente il mercato. Il management fa un ragionamento di questo tipo: “noi dobbiamo rispondere al mercato, alla quotazione in Borsa” e questo è il motivo per cui fanno praticamente ciò che vogliono, i comuni lasciano fare perché poi si spartiscono gli utili, utilizzati per interventi tutt’altro che inerenti ai servizi ambientali o idrici. Se il politico deve fare la politica, cioè rispondere ai cittadini, in questo caso si è espropriata al pubblico una funzione, quella di disegnare una politica nei confronti della generazione presente e di quella futura, il politico si è privatizzato il cervello e questo, secondo me, è il punto.
Una visione liberale, non comunista, prevede tre spazi: il mercato, il pubblico e l’individuo, ognuno di questi ha un proprio livello di responsabilità, Hera, invece, è diventata totalmente irresponsabile grazie alle scelte, o meglio non scelte, delle amministrazioni che l’hanno creata.
Fino a qui il versante delle responsabilità poltiche, ma che cosa dice, invece, il management di Hera? Quali sono le motivazioni che adduce?
Quando il management di Hera fa gli investimenti li fa sulla base di una decisione della politica e guardando agli investitori borsistici, non certo ai cittadini. Gli investimenti sono approvati dall’azionista, i comuni, il pubblico sostanzialmente decide e il management è lo strumento. Loro fanno ciò che è stato detto dai politici, qual’è adesso il problema che gli inceneritori fanno male? Ha scelto la politica, il management è il braccio secolare del sindaco o del presidente della provincia, quest’ultimo con importanti funzioni previste dalla legislazione regionale sul controllo e sulla regolazione quindi con un certo potere di intervento sulle scelte di Hera. Il regime in cui opera Hera è contraddistinto dal più ferreo monopolio, una economia chiusa forse solo paragonabile all’economia pianificata. Infatti, qual’è quell’impresa che riceve soldi per ottenere materie prime (le tariffe sui rifiuti) e ottiene soldi per trasformare le stesse materie prime, ossia l’incenerimento dei rifiuti che produce energia che l’azienda colloca poi sul mercato?
Più che una spallata a Berlusconi l’esito dei referendum sui servizi pubblici locali, non solo l’acqua: attenzione, chiede alla politica di cambiare il proprio modo di ragionare e di sostituire alcuni concetti e pratiche. Una per tutte: non considerare più le aziende partecipate come spazio dove esercitare il funzionariato occulto dei partiti, ossia quella pratica di collocare del proprio personale fedele o per risarcimento politico nelle aziende, sostituendo il concetto stesso di pubblico da sempre gestito da soggetti privati come i partiti, troppe volte per propri fini e interessi, con quello di beni comuni cioé di beni irriducibili alle logiche di profitto tanto più se questo profitto avvantaggia chi dovrebbe tutelare il bene comune cioé la politica.
Di Eugenio Pari, 17.06.2011
eugenio_pari@yahoo.i
Sulla multa dell’Antitrust ad Hera
Rimini, 28.12.2010
Comunicato stampa
La multa di 190mila euro comminata ad Hera dall’Antitrust è un fatto importante a tutela dei cittadini e consumatori, ma l’entità della somma è del tutto esigua rispetto ai grandi profitti che la multiutility realizza grazie anche alla mancanza di informazioni all’utenza e soprattutto sfruttando la posizione di monopolio.
Hera sostiene di essersi attenuta alle disposizioni di Ato, ma finché questi organismi, che prima di tutto dovrebbero regolare le attività industriali a garanzia dei cittadini, saranno composti con le attuali modalità il conflitto d’interessi tenderà sempre a tutelare l’interesse dell’azienda e quindi dei soci che, come tutti sappiamo, sono poi coloro che nominano gli Ato, anzi, sono loro stessi a presiedere questi organismi.
Perché possa esserci vera regolazione dovrebbe esserci reale autonomia degli organi di regolazione come gli Ato, le classi politiche dovrebbero spogliarsi di una parte dei loro poteri a favore di organi non eletti capaci di bloccare, a tutela dei diritti dei cittadini, le scelte delle maggioranze elette che invece vedono in questa multiutility solo un elemento di guadagno attraverso i dividendi che gli spettano come soci e luoghi dove sistemare personale politico con logiche rispondenti al manuale Cencelli piuttosto che alla competenza e all’autonomia.
Questi organi di controllo peraltro hanno uno scarso potere di deterrenza rispetto alle aziende monopolistiche non solo per la scarsa autonomia di cui volutamente godono, ma anche perché come dimostrato dall’importo della multa commisurata dall’Antitrust ad Hera, gli introiti di quest’ultima sono enormemente superiori rispetto a questi costi, occorrono strumenti, competenze e soprattutto autonomia che possa spuntare le unghie di questi monopoli che incidono in maniera importante sulla qualità della vita di tutti noi cittadini e sulle nostre economie.
Herambiente, Gamberini fa lo ‘gnorri’
La Voce di Rimini, 06.08.2010
Ceduto il 20% della società del gruppo Hera, di cui il Comune è socio. Il vicesindaco minimizza: notizie di stampa
RIMINI – Il Consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà, Eugenio Pari, ha chiesto alla Giunta delucidazioni sulla cessione del 20% di Herambiente alla “Ambiente Arancione Cooperative U.A.” , società controllata da “Eiser infrastructured limited”. Si tratta di un affare da 105,6 milioni di euro, con il quale viene venduto un quarto della società capofila nel settore ambiente del gruppo HEra. Un’operazione già ampiamente riportata sulla stampa nazionale e locale, con tanto di dichiarazioni uffiiciali che però sono sfuggite ai vertici di Palazzo Garampi. Nel rispondere a Pari, infatti, il vicesindaco Antonio Gamberini ha invitato il consigliere a “non affidarsi troppo alle notizie di stampa”. “Non conosco minimamente nulla di tutto questo - ha detto Gamberini -, la nostra amministrazione (socia di Hera, ndr) non è stata coinvolta o informata. Consideriamo questa come una notizia di una probabile futura operazione, ma abbiamo comunque un patto di sindacato che ci vincola per molto tempo all’interno di HEra e ci fa stare tranquilli. Almeno fino a quando io sarò su questi banchi”. A quel punto Pari ha letto le dichiarazioni pubbliche del presidente di Hera Tomaso Tomasi di Vignano, in replica al vicesindaco ‘caduto dalle nuvole’ su questa notizia. Tomasi con riferimento a questa cessione ha parlato di “un socio azionista finanziario di primaria importanza, con un’ottica di investimento di medio/lungo termine che accompagnerà la società nel suo programma di crescita”. “Raccoglierò le firme per presentare una mozione – ha concluso Pari – perché è nostro interesse tutelare l’amministrazione comunale socia di Hera”.
Pari (Sel): si faccia chiarezza su Hera
Corriere di Rimini, 01.08.2010
RIMINI. “Il gruppo Hera e una società controllata da Eiser infrastructured limited (Ambiente Arancione Cooperatief U.A.) hanno firmato un accordo vincolante per l’acquisto di una quota pari al 20% del capitale sociale di Herambiente la capofila del Gruppo Hera nel settore ambiente”. Lo afferma Eugenio Pari, consigliere comunale Sel, citando un articolo di Milano Finanza. “Inoltre Ambiente Arancione avrà l’opzione esercitabile entro tre mesi dal perfezionamento dell’acquisto del 20%, di acquisire un ulteriore 5%. Crediamo sia molto pericolosa questa situazione. Sarebbe utile che i cittadini avessero una risposta da parte dell’Amministrazione comunale. Sarebbe utile che i cittadini sapessero come verranno utilizzati questi possibili introiti e dividendi da parte di Hera visto che le tariffe continuano ad aumentare. Sarebbe utile che i cittadini sapessero perché i soci pubblici hanno deciso di dismettere la maggioranza delle azioni”.
Interrogazione sull’operazione Hera – Eiser Infrastructured Limited
Rimini, 31.07.2010
Il quotidiano Milano Finanza del 27.07.2010 (http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?
) rende noto che il giorno 26 il Gruppo Hera e una società controllata da Eiser infrastructure limited (Ambiente Arancione Cooperatief U.A) hanno firmato un accordo vincolante per l’acquisto di una quota pari al 20% del capitale sociale di Herambiente, la capofila del Gruppo Hera nel settore ambiente.
Il corrispettivo per l’acquisto del 20% di Herambiente – si legge in una nota dell’azienda – è pari a 105,6 milioni di euro (soggetto ad aggiustamento di prezzo al closing in base alla variazione della posizione finanziaria netta rispetto al 31.12.2009), che equivale a una valutazione implicita per il 100% del capitale di Herambiente 528 milioni Euro. Inoltre, Ambiente Arancione avrà l’opzione, esercitabile entro 3 mesi dal perfezionamento dell’acquisto della quota del 20%, di acquisire fino ad un ulteriore 5% del capitale sociale della Società, ad un prezzo per azione uguale al prezzo riconosciuto sulla partecipazione del 20%.
Herambiente, costituita lo scorso 1 luglio 2009, è leader in Italia nello smaltimento e recupero dei rifiuti, sia urbani che speciali. Il gruppo gestisce l’intero ciclo del trattamento e recupero dei rifiuti, ad eccezione della raccolta, attraverso 77 impianti (discariche, termovalorizzatori, impianti di selezione, di compostaggio, di trattamento chimico-fisico, di biostabilizzazione, di biogas, di digestione anaerobica, di trattamento fanghi, di inertizzazione, di stoccaggio). In particolare, Herambiente conta 7 impianti WTE (di cui 5 di recente costruzione) , 11 discariche ed una capacità installata per il recupero energetico superiore a 110 MW.
«Grazie all’operazione – ha commentato il presidente Tomaso Tommasi di Vignano – Hera e Herambiente acquisiscono un socio e azionista finanziario di primaria importanza, con un’ottica di investimento di medio/lungo termine che accompagnerà la Società nel suo programma di crescita verso un ulteriore e progressivo rafforzamento della leadership a livello nazionale costruita nel corso di questi anni». «Siamo estremamente lieti di poter annunciare questa transazione – ha commentato Hans Meissner, CEO di EISER Infrastructure Limited – Herambiente è un’eccellente società e il settore dell’ambiente in Italia rappresenta un’opportunità significativa di crescita, nel momento in cui il mercato si sta evolvendo verso processi di gestione dei rifiuti più sostenibili. EISER guarda anche con grande interesse a stabilire una relazione solida con il Gruppo Hera per sviluppare la propria presenza nel settore delle infrastrutture in Italia».
Crediamo sia molto pericolosa questa situazione, dove il potere di decidere le politiche industriali e le alleanze economiche di un’azienda che eroga un servizio pubblico non sta più in capo alle istituzioni democraticamente elette, ma in mano a fondi di investimento e ad amministratori che, come nel caso di Hera, si stanno dimostrando alla stregua degli spericolati investitori che hanno prodotto il disastro finanziario di cui la crisi che stiamo vivendo è figlia.
- Sarebbe utile che i cittadini avessero una risposta da parte dell’Amministrazione Comunale in qualità di socio azionista della stessa al fine di capire dove Hera sta andando, vendendendo le quote di chi e con quale mandato dai soci pubblici di maggioranza.
- Sarebbe utile che i cittadini sapessero come verranno utilizzato questi possibili introiti e dividendi da parte di Hera visto soprattutto che le tariffe continuano ad aumentare senza che a questo aumento corrisponda un proporzionale aumento della qualità del servizio.
- Sarebbe utile che i cittadini sapessero perché i soci pubblici hanno deciso di dismettere la maggioranza delle azioni, venendo a meno ad un impegno che negli anni, almeno dall’Amministrazione comunale riminese è sempre stato manifestato, di non scendere mai sotto la fatidica quota del 51% in mano pubblica.
Il Consigliere comunale Sel
Eugenio Pari
No all’inceneritore di Raibano. Si alle tecnologie che separano i rifiuti
Pubblico volentieri l’ultimo comunicato del Comitato anti inceneritore di Raibano.

Inceneritore di Raibano
Caro amico antiinceneritorista stiamo cercando di sensibilizzare i politici in tutti i modi proponendo loro metodi di gestione dei rifiuti più efficienti. Leggi per favore il comunicato stampa che t’invio
Il nuovo piano d’Ambito approvato da ATO Rimini per ristrutturare il servizio di gestione dei rifiuti mediante l’impiego di cassonetti per la raccolta del rifiuto indifferenziato, dotati di una calotta con chiave elettronica per l’accesso, oltre ad essere costoso è inadeguato per garantire il raggiungimento degli obiettivi qualitativi di raccolta differenziata previsti per legge, con costi contenuti per la collettività.
Innanzitutto la spesa per l’installazione della calotta incluso il costo delle chiavi elettroniche (che sono 50 per un cassonetto da 1700 litri e costano 16€ l’una) è di circa 2000 € per cassonetto. Se moltiplichiamo questa cifra per i 3400 cassonetti presenti sul territorio della Provincia di Rimini otteniamo una spesa di 6.800.000 €.
Nel caso i 3400 cassonetti siano noleggiati, tra il costo del noleggio per cinque anni e le spese di gestione calcolate per i restanti tre anni del contratto stipulato tra i comuni ed Hera, la spesa è di 5.450.000 €.
Ma siccome il rifiuto differenziato raccolto mediante i cassonetti stradali presenta un alto grado di impurità, a questa spesa va aggiunto il costo della successiva selezione in Akron (l’impianto di selezione del secco esistente accanto all’inceneritore) pagato dai Comuni 115€/ton. E siccome Akron non è in grado di selezionare al meglio i rifiuti perché l’impianto è vecchio, a questo costo va aggiunto quello della discarica o dell’inceneritore. Per entrambe le soluzioni Hera fa pagare ai comuni 115E/ton.
In realtà la selezione con impianti dotati di moderni lettori ottici oggi costa 80€/ton e produrrebbe sicuramente molto meno scarto da avviare in discarica e quindi spese inferiori per i Comuni. Va sottolineato inoltre che i Consorzi che ritirano i materiali per avviarli al riciclo pagano ai Comuni dei corrispettivi differenti a seconda del grado di impurità presenti nei materiali consegnati. Quindi più alto è il grado di impurità minore è l’importo del corrispettivo pagato.
Se, con i tempi che corrono, i Sindaci della nostra Provincia avessero il coraggio di cambiare rotta scegliendo il metodo di raccolta “porta a porta” quella cifra spesa per noleggiare i cassonetti servirebbe per creare posti di lavoro e a non sperperare inutilmente danaro in una forma di organizzazione della raccolta differenziata altamente inefficiente che tra l’altro, per funzionare, ha bisogno di ripetuti passaggi per la pulizia delle piazzole dei cassonetti e di ronde dei vigili per multare i cittadini inadempienti. Come tutti già ora possono notare, i cassonetti stradali favoriscono l’abbandono dei rifiuti. L’introduzione della calotta con chiave elettronica aggrava il problema perché chi trova difficoltà ad aprire il cassonetto dell’indifferenziata o lascia il proprio sacchetto per terra contribuendo al degrado urbano o, peggio, lo butta nei cassonetti della carta, della plastica o dell’umido evitando in questo modo di pagare per il rifiuto conferito. Di conseguenza non sarà possibile contabilizzare il rifiuto secco prodotto e successivamente passare da tassa a tariffa. Al contrario con il metodo porta a porta unito al passaggio da tassa a tariffa si otterrebbe facilmente la collaborazione del cittadino, e si avrebbero delle rese qualitative dei materiali da avviare al riciclo decisamente superiori. Così si eviterebbero gli sprechi di danaro dovuti alla successiva selezione in Akron (che selezionerebbe solo il rifiuto indifferenziato) e dall’altro i corrispettivi pagati da Consorzi ai Comuni sarebbero più alti. In conclusione il processo di raccolta differenziata della nostra Provincia è costoso perché inefficiente e alla fine fa il gioco del Gestore che, non dimentichiamolo, ha interesse ad incenerire.
Margherita Bologna
Comunicato del 16 marzo 2009
Cari antiinceneritoristi le mail inviate non hanno ancora raggiunto il loro scopo anche perchè su 900 e passa iscritti solo 150 le hanno spedite. Scusandomi con chi le ha già inviate CHIEDO a tutti quelli che non l’hanno ancora fatto di accogliere il mio appello inviando la mail che allego qui sotto. E’ una partita dura perchè ci sono degli interessi economici di mezzo. L’unione fa la forza, dice il proverbio. E allora mettetecela tutta!
AL Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani
All’assessore all’Ambiente della Regione Emilia-Romagna Lino Zanichelli
All’Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna Giovanni Bissoni
Al Presidente della Provincia di Rimini Ferdinando Fabbri
AL candidato Presidente della Provincia Stefano Vitali
All’assessore all’Ambiente della Provincia di Rimini Cesarino Romani
Ai Sindaci dei comuni della Provincia di Rimini
Ai candidati Sindaci Massimo Pironi, Stefano Giannini, Marco Tamanti
Agli assessori all’ambiente dei Comuni della Provincia di Rimini
Oggetto: Costruzione nuova linea inceneritore di Raibano in Provincia di Rimini
Grazie al lavoro informativo svolto da ” Riccione per l’energia pulita” le tecnologie di separazione a freddo (trattamento meccanico–biologico) che selezionano ogni tipologia di rifiuto sia per recuperare materia che per produrre energia, senza ricorrere alla combustione, non sono più una conoscenza riservata ad una cerchia ristretta di addetti ai lavori ma la loro efficacia può essere testimoniata dagli amministratori della Provincia di Rimini, della Regione Emilia Romagna e dai cittadini più attenti al problema della gestione dei rifiuti. Poiché in occasione di due viaggi organizzati da Margherita Bologna, rappresentante il comitato, gli amministratori dei comuni di Rimini, Riccione, Coriano e Misano hanno potuto constatare il fatto che queste tecnologie sono già operative da tempo sul territorio nazionale, al fine di ottemperare alle disposizioni contenute nel Decreto Ambientale n. 152/2006 e in particolare agli art. 179 e 181, e alle prescrizioni del precedente Decreto Ronchi, (vigente al tempo della adozione del Piano dei Rifiuti della Provincia di Rimini), che stabiliscono una gerarchia nel trattamento dei rifiuti, anteponendo il recupero di materia all’incenerimento con produzione di energia
CHIEDO ALLE AUTORITA’ IN INDIRIZZO
1) di prendere atto che in una gestione integrata dei rifiuti, per legge, l’incenerimento è previsto come ultima soluzione dopo il recupero di materia.
2) che le moderne tecnologie permettono di ottenere energia dalla frazione organica dei rifiuti senza emissioni nocive nell’ambiente.
PERTANTO CHIEDO
alla Provincia di Rimini di ordinare la sospensione dei lavori di costruzione dell’inceneritore e di riconsiderare alcuni obiettivi non adeguatamente previsti dall’attuale Piano dei Rifiuti proponendo come azioni prioritarie alla costruzione della nuova linea dell’inceneritore:
a) la ristrutturazione tecnologica dell’esistente impianto di separazione del rifiuto secco (AKRON) al fine di migliorarne l’efficienza e di predisporlo per la separazione del rifiuto indifferenziato altrimenti destinato all’inceneritore o alla discarica.
b) il potenziamento della raccolta differenziata tramite l’estensione della raccolta di rifiuti “porta a porta”, con l’obiettivo di superare la quota del 65% nei prossimi 2 anni;
c) La costruzione di un impianto di separazione dei rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade attualmente destinati alla discarica o all’incenerimento, in luogo da destinarsi.
d) La costruzione di un impianto di produzione di energia mediante digestione anaerobica dei rifiuti organici, che insieme agli altri rende superflua la costruzione dell’inceneritore.
So che il costo dell’inceneritore ammonta a circa 75 milioni di € e che questa cifra è più che sufficiente sia per costruire due nuovi impianti con relative opere murarie sia per ristrutturare l’impianto di separazione del rifiuto secco denominato AKRON.
In qualità di elettore alle prossime elezioni amministrative avrò modo di fare la mia scelta sulla base della risposta data alla presente richiesta dalle Amministrazioni in indirizzo.
QUESTA AMMINISTRAZIONE VIVE LE CRITICHE E LE RICHIESTE DI CONFRONTO COME CHI

Eugenio Pari
La scelta di non partecipare al voto deriva dalla consapevolezza che un voto contrario avrebbe fatto il gioco di chi all’interno del Pd vorrebbe andare a votare nel 2010 o perché spera di diventare assessore regionale o, come importanti dirigenti provinciali, spera di diventare sindaco del capoluogo.
Il bilancio 2009 non ha significato alcun aumento a sostegno del sociale, i project financing significheranno una ulteriore colata di cemento senza alcun disegno strategico e al di fuori da qualsiasi livello di pianificazione, con l’aggravante che si costruirà un mega centro commerciale sul lungomare, come se quelli costruiti negli ultimi 5 anni non bastassero. Si è aperto un confronto nella città su cosa possa significare costruire un altro centro commerciale per le centinaia di imprese famigliari che si sostengono sul commercio? Rimini, ancora una volta, pensa di basare il proprio sviluppo sull’economia del consumo e della rendita, come se la grave crisi che sta attraversando non ci avesse detto chiaro e tondo che occorre cambiare i termini del nostro modello di sviluppo.
La holding significherà aumento della deresponsabilizzazione per tutto ciò che riguarda i servizi pubblici che sempre più saranno un elemento di profitto per pochi anziché elementi di salario accessorio a sostegno delle famiglie e dei lavoratori che stanno da anni affrontando un pesante deterioramento delle loro condizioni di vita. Inoltre obbligherà il comune a debiti che non graveranno su questa amministrazione ma sulle prossime a venire.
Il Piano strutturale è uno strumento gattopardesco che si propone di cambiare tutto, ma nei fatti non cambierà niente, è, anzi, la copertura ideologica della conservazione politica.
Occorre fermare tutto, ragionare sul perché a Rimini vi sia un malcontento sempre più diffuso e crescente nei confronti dell’amministrazione.
Le colpe non sono personali, sono le scelte fin qui seguite che sono sbagliate, dopo dieci anni di amministrazione Melucci – Ravaioli credo che si debba aprire un confronto con la città, perché questa classe dirigente si sta logorando e al tempo stesso sta logorando il centrosinistra. Il fatto è che i responsabili di questa situazione piuttosto che cercare una inversione di rotta stanno abbandonando la nave per tentare di salvarsi individualmente e vivono le critiche e le richieste di confronto come chi, ormai assediato, vede tutto ciò che accade dalla feritoia di un bunker.
Invece c’è ancora l’ostinazione all’interno della maggioranza in consiglio comunale e del centrosinistra nella città di tenere aperto un confronto che non si basa sulla richiesta di posti, ma sulla forza della ragione.
–
Eugenio.Pari@comune.rimini.it
http://eugeniopari.wordpress.com/
Cell. 334.6766149;
Tel. e fax 0541.704169
Comunicato stampa sulla Holding a Rimini

Eugenio Pari
Alla c.a. degli organi di informazione
LORO SEDI
Con gentile preghiera di pubblicazione
Rimini, 27 dicembre 2008
Comunicato stampa
DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (CONSIGLIERE COMUNALE DI RIMINI) SULLA PROPOSTA DI HOLDING E SUL BILANCIO 2009.
Nel bilancio di previsione del 2009 il Comune di Rimini intende finanziare opere e investimenti per un valore di 17 milioni di euro con i proventi che deriverebbero dalla costituzione di una Holding.
Questa società dovrebbe incamerare tutte le azioni delle aziende partecipate di cui il Comune è socio o proprietario (Hera, Romagna Acque, Fiera, ecc.).
Ritengo questa operazione sbagliata, non percorribile e pericolosa per il bilancio del 2009 e per molti bilanci a venire.
Con la costituzione della Holding assisteremmo ad un allungamento della catena delle responsabilità composta da un soggetto in più, infatti ci sarebbero il Comune, la holding e le società operative, questo allungamento piuttosto che produrre efficienza produrrebbe ulteriore deresponsabilizzazione di fronte ai disservizi e alla formazione delle tariffe. Inoltre la finanziaria del 2008, quella dell’ultimo governo Prodi, all’art. 3 commi 27 – 31, vieta ai comuni la costituzione di nuove società. Questa situazione produrrebbe un allentamento dei controlli già oggi molto debole a doppio svantaggio dei cittadini che vedrebbero aumentare le tariffe e svalutare il valore delle delle azioni delle aziende di cui sono proprietari.
Assisteremmo poi ad un esautoramento del Consiglio comunale, che è l’istituzione democraticamente eletta dai cittadini e rappresentativa dei cittadini stessi, in quanto tutte le sue funzioni rispetto ai servizi pubblici si esaurirebbero dal momento che procederebbe alla nomina dell’amministratore della Holding o darebbe mandato al sindaco di nominare tale amministratore.
Ancora una volta assisteremmo ad una subordinazione degli apparati politici e gestionali a quelli tecnici che, anziché l’obiettivo della qualità del servizio e del contenimento delle tariffe, pensano, come dimostrato dagli aumenti di Hera, solo alla politica dei dividendi a tutto svantaggio dei cittadini.La Holding inoltre rappresenta una via di fuga per aggirare il patto di stabilità degli enti pubblici, perché il rischio è che le società partecipate producano perdite che solo il comune potrebbe e dovrebbe ripianare compromettendo in questo modo i bilanci comunali futuri.
Nel bilancio 2009 17 milioni di opere e investimenti (scuola elementare villaggio 1° maggio, ricostruzione Teatro Galli, riqualificazione lungomare San Salvador, interventi di lavori pubblici, 300 appartamenti di edilizia pubblica, acquisto di attrezzature, ricapitalizzazione Palacongressi e Aeroporto, acquisto di nuovi filobus) dovrebbero essere finanziati proprio da questa holding che dovrebbe contrarre mutui per conto del Comune. Una cosa impossibile perché una società privata può distribuire utili al proprio socio, in questo caso il Comune, e per codice civile essa non può in alcun modo contrarre debiti per il socio. Quegli interventi così finanziati rischiano quindi di non venire realizzati. Peraltro, posto che possa farlo, questa holding avrebbe enormi difficoltà a contrarre mutui perché il proprio capitale è costituito da azioni senza immobili o meglio, gli immobili sono di proprietà pubblica e sfido a trovare una banca che concederebbe mutui sulla base di garanzie come: una diga, reti d’acquedotto o impianti di depurazione.
Oltre a ciò l’unico dato concreto sono gli oltre 120mila euro che il Comune spenderà per la consulenze ad esperti per creare questo “mistero gaudioso” chiamato holding.
HERA. L’APERTURA ALLA BORSA NON PUO’ ESSERE IL FINE, MA IL MEZZO PER CONSEGUIRE OBIETTIVI SOCIALI, INDUSTRIALI ED ECONOMICI
Di Eugenio Pari
La rete idrica di Rimini e Provincia soffre di una vetustà che, come nel recente caso, rischia di trasformarsi in un problema concreto per la città. Vi sono situazioni in cui più della metà dell’acqua trasportata si disperde ben prima che arrivi nelle case e nelle attività dei cittadini. I risultati di esercizio “premiano” la collocazione in Borsa di Hera, ma casi come quello del sottopasso di via Rodi dimostrano che la politica industriale e il servizio erogato ne risentono. Infatti, nonostante i profitti e l’aumento delle tariffe quest’ultimo accresciuto in un solo anno dell’11%, nemmeno un quarto della rete ha meno di dieci anni e sarebbe interessante sapere quanta parte di questa sia stata eseguita da quando è stata creata Hera.
Il punto è che gli utili di Borsa producono sovrapprofitti monopolisti per l’azienda, ricavi altissimi per i soci e i comuni (soci pubblici dell’azienda), ma questi ultimi troppo spesso utilizzano queste risorse per tutt’altri interventi rispetto all’ammodernamento della rete e quindi al miglioramento del servizio erogato.
L’apertura al mercato finanziario per intercettare denaro “fresco” teso a realizzare nuovi investimenti, non può essere il fine, piuttosto il mezzo per conseguire determinati obiettivi di ordine industriale, economico e, in ragione delle attività svolte, sociali.
Dal nostro punto di vista occorre stabilire le seguenti priorità:
1. Nessuna razionalizzazione a danno della occupazione ma sviluppo dei servizi all’utenza;
2. Indirizzare gli utili sui territori per rafforzare le potenzialità in tema di ricerca e innovazione di nuove realtà produttive e tecnologiche ad alta specializzazione in campi dove la compenetrazione di idee è alla base come nelle cd “nuove tecnologie” o soft economy, alle attività di riferimento come ad esempio le energie rinnovabili, la raccolta differenziata e il risparmio idrico;
3. Una politica tariffaria sempre più socialmente connotata in favore delle fasce a basso reddito (pensionati, famiglie monoreddito);
4. Una programmazione partecipata delle scelte e degli obiettivi industriali che individui il cosa, il come e il chi realizza i servizi;
5. È necessario che il Comune disponga di un efficace e penetrante potere di indirizzo e controllo e verifica nei confronti del soggetto gestore che deve superare ampiamente il semplice esercizio degli strumenti previsti dal diritto societario, riassumendo funzioni sostanziali di intervento sui bilanci di previsione e sui piani industriali.
