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	<title>EugenioPari - Weblog</title>
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		<title>EugenioPari - Weblog</title>
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		<title>LA FINANZA CREATIVA RIMINESE</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 13:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nota di Eugenio Pari, 11 novembre 2009
La costituzione della Holding con cui il Comune intenderebbe finanziare diversi progetti futuri, preso com&#8217;è dalle ristrettezze di bilancio, presenta tanti, troppi elementi critici che rendono questa questione tremendamente complicata e che fa sperare nella non realizzazione di questo nuovo strumento di moltiplicazione del debito. Sul tema generale delle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1160&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><em>Nota di Eugenio</em></strong> <strong><em>Pari, 11 novembre 2009</em></strong></p>
<div id="attachment_1161" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-1161" title="Finanza creativa" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/11/finanza-creativa.jpg?w=280&#038;h=219" alt="Finanza creativa" width="280" height="219" /><p class="wp-caption-text">Finanza creativa</p></div>
<p>La costituzione della Holding con cui il Comune intenderebbe finanziare diversi progetti futuri, preso com&#8217;è dalle ristrettezze di bilancio, presenta tanti, troppi elementi critici che rendono questa questione tremendamente complicata e che fa sperare nella non realizzazione di questo nuovo strumento di moltiplicazione del debito. Sul tema generale delle ristrettezze economiche del bilancio occorre tornare a sottolineare, non per fare i grilli parlanti, che dal 2006 personalmente ho più volte criticato una spesa per investimenti di cui oggi paghiamo gli effetti (i tassi d&#8217;interesse dei mutui bloccano la spesa corrente e non consentono ulteriori investimenti), investimenti di cui francamente la città non ha colto alcun effetto positivo. Oggi con la Holding rischiamo di far piombare le finanze locali in un circolo vizioso i cui effetti saranno pagati dai cittadini. Intanto è sempre stato detto che la Holding non avrebbe avuto un consiglio di amministrazione, mentre si scopre che questo costerà 250mila euro. Nel dettaglio gli elementi critici sono quelli di una non linearità rispetto a dispositivi di legge che devono rendere, nel caso di costituzione di nuove aziende, l&#8217;azione di queste aziende coerente con le finalità istituzionali dell&#8217;ente, cosa quest&#8217;ultima non affatto contemplata dallo studio di fattibilità. Questa Holding partirebbe con oneri assunti dal comune del valore complessivo di 6,4 milioni, senza contare le decine di milioni di debiti che dovrebbe contrarre con le banche ed è verosimile pensare che ad una possibile insolvenza a risanare dovrà pensarci il Comune, ovvero tutti noi. La Holding produrrà una disomogeneità delle strutture e delle singole partecipate, determinando una riduzione complessiva del valore delle aziende; allungandosi la catena di controllo il Comune avrà ancora maggiori difficoltà nell&#8217;attivare sinergie e le necessarie razionalizzazioni delle aziende da esso stesso controllate. Vi sarà, insomma una sovrapposizione di strutture onerose con ampie aree di irresponsabilità in un contesto di scarsa trasparenza dove gli organi democraticamente eletti con funzioni di controllo e indirizzo verranno scavalcati, infatti l&#8217;amministratore unico dovrà rendere conto solo al Sindaco. A conti fatti la costituzione della Holding risulta solo un abile artifizio per aggirare il patto di stabilità e per pagare meno tasse con il paradosso che a promuovere e indirizzare questo aggiramento è un soggetto pubblico, una istituzione della Repubblica, cioè il Comune. Il rischio che già oggi si prefigura, a mio modo di vedere, è quello di una devastazione delle finanze comunali. A questo punto, prima che il danno sia compiuto, non rimane che da chiedere, come peraltro si è fatto da tempo, ad una inversione dei propositi dell&#8217;amministrazione bloccando questo progetto.</p>
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		<title>Putin e il crollo del Muro «Difesi il Kgb con le armi»</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 14:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Fabrizio Dragosei &#8211; Corriere della Sera del 08/11/2009
Il premier russo racconta in TV il 9 novembre a Dresda
Mentre il Muro cadeva e la vita dei tedeschi dell&#8217; Est cambiava per sempre, Vladimir Putin era occupato notte e giorno a distruggere dossier, a cancellare le tracce di tutte le comunicazioni, a bruciare documenti nella sede [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1149&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>di Fabrizio Dragosei</strong> &#8211; <em>Corriere della Sera del 08/11/2009</em></p>
<p><em><strong>Il premier russo racconta in TV il 9 novembre a Dresda</strong></em></p>
<div id="attachment_1150" class="wp-caption alignright" style="width: 135px"><img class="size-full wp-image-1150 " title="kgb" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/11/kgb1.gif?w=125&#038;h=219" alt="kgb" width="125" height="219" /><p class="wp-caption-text">simbolo KGB</p></div>
<div id="attachment_1151" class="wp-caption alignright" style="width: 177px"><img class="size-full wp-image-1151" title="putin" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/11/putin1.jpg?w=167&#038;h=222" alt="putin" width="167" height="222" /><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin</p></div>
<p>Mentre il Muro cadeva e la vita dei tedeschi dell&#8217; Est cambiava per sempre, Vladimir Putin era occupato notte e giorno a distruggere dossier, a cancellare le tracce di tutte le comunicazioni, a bruciare documenti nella sede del Kgb di Dresda. «Avevamo talmente tanta roba da mettere nel fuoco che a un certo punto la stufa scoppiò», ha raccontato lui stesso in una lunga intervista che il canale televisivo Ntv manderà in onda questa sera.<br />
Poi, dopo l&#8217; assalto agli uffici locali della Stasi, venne il turno della sede del Kgb. Una folla enorme si assiepò davanti alla palazzina che ospitava i sovietici e si fermò solo perché lo stesso primo ministro russo, allora giovane colonnello del servizi segreti, uscì fuori e minacciò di usare le armi.<br />
La vita dorata di Vladimir Putin, numero due del Kgb nella città della Ddr a sud di Berlino, pagato parte in dollari e parte in marchi, stava per finire. Vladimir e Lyudmila sarebbero presto ritornati a San Pietroburgo, dove lui, senza soldi e senza futuro, pensò pure di mettersi a fare il tassista.<br />
Nella Germania Est, invece, era stata tutta un&#8217; altra storia. I Putin c&#8217; erano arrivati nel 1985, mentre Gorbaciov dava inizio alla perestrojka. Ma nella Ddr molto poco cambiò in quegli anni: «Era come l&#8217; Unione Sovietica di trent&#8217; anni prima, un Paese totalitario», ha detto ancora Putin. Totalitario ma ricco. Al posto delle file interminabili per qualche salsiccia, c&#8217; era ogni ben di dio. «Avevamo perfino una Zhigulì di servizio, considerata un&#8217; ottima macchina in confronto alle Trabant. E nei fine settimana ce ne andavamo sempre in giro per la Sassonia», ha raccontato Lyudmila.<br />
Vladimir lavorava fianco a fianco con i colleghi della Stasi e il venerdì sera andava sempre a farsi una birra con loro, tanto che mise su 12 chili. Il giovane colonnello si occupava di «spionaggio politico»: reclutare fonti, ottenere informazioni, analizzarle e trasmetterle a Mosca. A Dresda c&#8217; era un&#8217; importante fabbrica elettronica, la Robotron, e Putin teneva d&#8217; occhio gli stranieri che andavano a visitarla. Si dice, ma lui non l&#8217; ha mai confermato, che poco prima della caduta del Muro, ebbe il compito di assoldare una rete di agenti che avrebbero dovuto fungere da quinta colonna dell&#8217; Urss nella Germania riunificata. Uno di loro, un certo Klaus Zuchold, venne subito preso e confessò ogni cosa al controspionaggio della Germania occidentale. Così la «brillante» operazione di Putin andò per aria.<br />
Quel 9 novembre, Putin assistette con tristezza agli eventi di Berlino: «Ad essere onesti devo dire che mi dispiaceva che l&#8217; Urss stesse perdendo le sue posizioni in Europa», ha confessato. «Però capivo che una posizione costruita sulle divisioni e sui muri non poteva durare». Nei giorni seguenti tutti gli uomini del Kgb si diedero da fare per prepararsi ad abbandonare la posizione. «Dovevamo distruggere ogni cosa, interrompere le linee di comunicazione; solo il materiale più importante fu trasferito a Mosca», ha detto l&#8217; ex presidente russo. La notte del 5 dicembre la folla occupò la sede della Stasi a Dresda. La mattina dopo tutti si radunarono davanti alla palazzina di Angelikastrasse 4, dove aveva sede (in incognito) il Kgb. <img class="alignright size-full wp-image-1152" title="ddr" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/11/ddr.gif?w=234&#038;h=229" alt="ddr" width="234" height="229" /><br />
All&#8217; interno chiamarono il vicino distaccamento militare per chiedere aiuto, ma la risposta fu negativa: «Non possiamo fare nulla senza l&#8217; autorizzazione di Mosca, e Mosca tace». Putin ebbe la sensazione che «l&#8217; Urss non esistesse già più». Uscì fuori con la pistola in mano (lui dice che aveva a fianco un soldato armato), si qualificò come interprete e spiegò che quello era territorio sovietico. La gente rinunciò a scavalcare il muro di cinta.</p>
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		<title>Perché ricordiamo la Rivoluzione d’Ottobre</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 17:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Alexander Höbel &#8211; L&#8217;ernesto 06/11/2009 -
&#160;
A 92 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, qualcuno potrebbe chiedersi (e chiederci) perché celebriamo ancora quell’evento. A parte il fatto che anche date come il 14 luglio 1789 continuano a essere giustamente ricordate e celebrate, il punto centrale è un altro; e cioè che continuiamo a pensare che quell’evento abbia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1140&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Alexander Höbel &#8211; L&#8217;ernesto 06/11/2009 -</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size:x-small;">A 92 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, qualcuno potrebbe chiedersi (e chiederci) perché celebriamo ancora quell’evento. A parte il fatto che anche date come il 14 luglio 1789 continuano a essere giustamente ricordate e celebrate, il punto centrale è un altro; e cioè che continuiamo a pensare che quell’evento abbia cambiato la storia del mondo, e che i suoi insegnamenti – e in generale la lezione del leninismo – siano tuttora fondamentali.</span></p>
<p><span style="font-size:x-small;">Tanto per cominciare, non si ricorderà mai abbastanza il fatto che quella Rivoluzione nacque in opposizione al massacro della guerra imperialista – la I Guerra mondiale – che stava devastando il mondo, trasformò l’ennesimo macello prodotto dalle logiche del capitale in un’occasione di trasformazione sociale, e costituì la leva essenziale della dissociazione della Russia – ormai Russia dei soviet – da quella “inutile strage”, giungendo a una pace giusta e senza annessioni (anzi, con la perdita di rilevanti pezzi di territorio), con un gesto che valeva molto di più delle vuote invocazioni pacifiste di tante forze democratiche e socialiste, cui poi non corrispondevano scelte conseguenti. Gli altri decreti varati all’indomani della Rivoluzione – quelli sulla terra ai contadini, la nazionalizzazione dei grandi impianti, il potere dei soviet, il rispetto delle nazionalità e il criterio della libera adesione al nuovo Stato – costituirono le prime realizzazioni di quegli obiettivi che i bolscevichi avevano proclamato prima della presa del potere: anche in questo caso, una coerenza tra il dire e il fare, che accrebbe grandemente il consenso popolare.</span></p>
<div id="attachment_1143" class="wp-caption alignright" style="width: 214px"><img class="size-full wp-image-1143 " title="lenin1" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/11/lenin11.jpg?w=204&#038;h=157" alt="lenin1" width="204" height="157" /><p class="wp-caption-text">Lenin</p></div>
<p><span style="font-size:x-small;">Infine, quel nuovo sistema produttivo poneva il problema del superamento del lavoro alienato, non solo nel senso dell’espropriazione del lavoratore dal prodotto che ha realizzato, ma anche nel senso della scissione tra lavoro manuale e intellettuale, tra funzioni direttive ed esecutive; il tutto contando, nella migliore delle ipotesi, ossia nelle punte più avanzate delle città industriali, sulla catena di montaggio taylorista, uno strumento di produzione rigido che, come è stato rilevato, ben difficilmente poteva costituire la base di una liberazione del lavoro. E tuttavia anche qui si tentò, lasciando maggiore spazio al ruolo creativo e alle innovazioni dei lavoratori, a una loro funzione anche direttiva, e poi, in anni di maggiore sviluppo e benessere, allentando i ritmi di fabbrica in misura tale che la competizione economica internazionale intanto avviata coi paesi capitalistici non avrebbe perdonato.</span></p>
<p><span style="font-size:x-small;">Il tema della liberazione del lavoro rientra peraltro in un problema più generale, quello del superamento della scissione tra dirigenti e diretti, governanti e governati, e dunque al tema della democrazia – intesa etimologicamente come potere del popolo –, del potere e dei suoi meccanismi. Anche qui l’Ottobre è essenziale per il tentativo di superare la democrazia come delega, di andare al di là di una democrazia meramente rappresentativa e formale, per affermare un modello di democrazia diretta, sostanziale, basata sulla partecipazione costante dei lavoratori, su un loro effettivo potere di controllo e gestione, su funzioni di delega ben delimitate: il contrario, insomma, di quella delega in bianco, professionalizzazione della politica e quindi crisi della partecipazione e della stessa democrazia, che viviamo oggi nei paesi capitalistici; e invece qualcosa di simile a quello che si cerca di realizzare in esperienze come quelle del Venezuela bolivariano e di Cuba, e soprattutto punti essenziali della riflessione di Lenin, da Stato e rivoluzione agli ultimi scritti sull’“ispezione operaia e contadina” e sulla necessità di difendere e sviluppare questo modello, scongiurando il riproporsi dei vecchi sistemi. </span></p>
<div id="attachment_1144" class="wp-caption alignleft" style="width: 226px"><img class="size-full wp-image-1144" title="rivoluzione1917" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/11/rivoluzione19171.jpg?w=216&#038;h=337" alt="rivoluzione1917" width="216" height="337" /><p class="wp-caption-text">Manifesto rivoluzione russa</p></div>
<p><span style="font-size:x-small;">Ma soprattutto i problemi e gli obiettivi che quella Rivoluzione poneva sono oggi ancora più attuali di ieri: sono più necessari, poiché solo un sistema economico che sostituisca all’anarchia del mercato e alla produzione illimitata di merci la pianificazione razionale delle risorse e il loro uso sociale potrà salvare il Pianeta dalla crisi alimentare, dalla tragedia della fame e della sete, dalla catastrofe ecologica, dalle guerre per le risorse; e sono maggiormente possibili, perché lo sviluppo delle forze produttive, delle tecnologie informatiche, dei mezzi di comunicazione e degli strumenti di calcolo, e infine il passaggio stesso a un sistema produttivo più flessibile, pongono basi enormemente più avanzate per un’economia socialista. Dunque per chi come noi, marxisti e comunisti, crede nella storia e nelle sue possibilità, l’Ottobre è un esempio ancora vivo; è una tappa essenziale di quello che Domenico Losurdo definisce il lungo “processo di apprendimento” delle classi e dei popoli oppressi per emanciparsi e prendere nelle proprie mani la loro vita, scalzando le vecchie classi dirigenti e superando la vecchia società. Per questo nel nostro calendario il 7 Novembre sarà sempre segnato in rosso.</span></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Gli strani legami di Rifondazione a Roma e l&#8217;Edilnord di Paolo Berlusconi</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 16:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti Prc Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Prc Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Smeriglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo molto interessante sui rapporti tra Rifondazione e imprese che ne finanziarono diverse feste tra il 2007 e il 2008. Segretario della  Federazione del Prc romano dell&#8217;epoca era Massimiliano Smeriglio che dall&#8217;inizio del 2009 ha lasciato il PRC per aderire al Movimento per la Sinistra. Da maggio 2008 è assessore alla formazione e al lavoro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1135&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_1137" class="wp-caption alignright" style="width: 142px"><img class="size-full wp-image-1137" title="Massimiliano Smeriglio" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/11/smeriglio1.jpg?w=132&#038;h=182" alt="Smeriglio" width="132" height="182" /><p class="wp-caption-text">Massimiliano Smeriglio</p></div>
<p>Un articolo molto interessante sui rapporti tra Rifondazione e imprese che ne finanziarono diverse feste tra il 2007 e il 2008. Segretario della  Federazione del Prc romano dell&#8217;epoca era Massimiliano Smeriglio c<span style="color:#800000;">he dall&#8217;inizio del 2009 ha lasciato il PRC per aderire al Movimento per la Sinistra. Da maggio 2008 è assessore alla formazione e al lavoro della Provincia di Roma. Dal 2006 al 2008 è stato deputato e segretario della federazione di Roma del partito della rifondazione comunista. È stato membro del comitato politico nazionale del PRC.<br />
Dal 2001 al 2006 è stato presidente del </span><a href="///wiki/Municipio_XI"><span style="color:#800000;">Municipio Roma XI</span></a><span style="color:#800000;"> (</span><a href="///wiki/Garbatella"><span style="color:#800000;">Garbatella</span></a><span style="color:#800000;">, </span><a href="///wiki/Ostiense_(quartiere_di_Roma)"><span style="color:#800000;">Ostiense</span></a><span style="color:#800000;">, </span><a href="///wiki/Appia_Antica"><span style="color:#800000;">Appia Antica</span></a><span style="color:#800000;">), un municipio di circa 140mila abitanti dove si è sperimentato, tra i pochi casi in </span><a href="///wiki/Italia"><span style="color:#800000;">Italia</span></a><span style="color:#800000;">, il </span><a href="///wiki/Bilancio_partecipativo"><span style="color:#800000;">Bilancio partecipativo</span></a><span style="color:#800000;">.</span></p>
<p><a href="http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&amp;f=get_filearticolo&amp;IDArticolo=18504">http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&amp;f=get_filearticolo&amp;IDArticolo=18504</a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eugeniopari.wordpress.com/1135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eugeniopari.wordpress.com/1135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eugeniopari.wordpress.com/1135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eugeniopari.wordpress.com/1135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eugeniopari.wordpress.com/1135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eugeniopari.wordpress.com/1135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eugeniopari.wordpress.com/1135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eugeniopari.wordpress.com/1135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eugeniopari.wordpress.com/1135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eugeniopari.wordpress.com/1135/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1135&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una riflessione</title>
		<link>http://eugeniopari.wordpress.com/2009/10/22/una-riflessione/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 12:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Berlinguer]]></category>
		<category><![CDATA[eugenio pari]]></category>
		<category><![CDATA[questione morale]]></category>
		<category><![CDATA[rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[Cercando tra le cose scritte ripropongo un articolo scritto da me sul tema dei &#8220;costi della politica&#8221; e sul potere della politica.
1 giugno 2007
Non si capisce come mai tutti siamo d&#8217;accordo sulla necessità di  introdurre criteri meritocratici per l&#8217;accesso nei Cda delle aziende pubbliche, di razionalizzare e rendere più efficienti le scelte della politica; periodicamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1134&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Cercando tra le cose scritte ripropongo un articolo scritto da me sul tema dei &#8220;costi della politica&#8221; e sul potere della politica.</em></p>
<div id="attachment_1133" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-1133" title="01-enrico20berlinguer20copia" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/10/01-enrico20berlinguer20copia1.jpg?w=280&#038;h=287" alt="01-enrico20berlinguer20copia" width="280" height="287" /><p class="wp-caption-text">Enrico Berlinguer</p></div>
<p>1 giugno 2007</p>
<p>Non si capisce come mai tutti siamo d&#8217;accordo sulla necessità di  introdurre criteri meritocratici per l&#8217;accesso nei Cda delle aziende pubbliche, di razionalizzare e rendere più efficienti le scelte della politica; periodicamente sale alla ribalta il tema trito e ritrito della riduzione dei cosiddetti “costi della politica” senza che mai nessuno poi faccia un passo indietro. Il tema è complesso e per affermare semplici elementi di civiltà democratica occorre andare più in profondità fino a mettere in discussione le regole della politica. Mi riferisco non al sistema elettorale o all&#8217;apparato normativo, ma a quel complesso insieme di “regole non scritte” che scandisce tempi, modalità e relazioni della politica. Sono quelle “regole” che molto spesso premiano la fedeltà sciocca, le “regole” delle dichiarazioni e delle posizioni di opportunità, un tacito accordo tra partiti, potentati, correnti e fidi esecutori. Un sistema sclerotizzato frutto di logiche consociative incentrato unicamente sull&#8217;obiettivo dell&#8217;autoconservazione del ceto politico e del più o meno vasto entourage la cui fedeltà – rinnovabile di cinque anni in cinque anni – è garantita da prebende, mance, favori, raccomandazioni e consulenze. I Cda delle aziende sono così diventati delle camere di compensazione, dei parcheggi in cui qualcuno sverna cercando di ottenere uno strapuntino della ormai logora e macchiata coperta del potere. La questione dei costi della politica è, a mio giudizio, intimamente legata alla questione morale, quella questione che emerse negli anni &#8216;80 e che guidò la battaglia politica di Enrico Berlinguer. Una questione morale e non moralistica. Una questione che riguarda la incapacità di autoriforma del sistema dei partiti, sistema mai così debole nella rappresentanza popolare eppure paradossalmente mai così addentro alle vicende che vanno: dalla finanza all&#8217;informazione, dall&#8217;economia fino allo sport e allo spettacolo. “I partiti di oggi– diceva Berlinguer nel 1981 – sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l&#8217;iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un &#8220;boss&#8221; e dei &#8220;sotto-boss&#8221;”. Queste parole suonano come un monito per il futuro, una lettura estremamente attuale per spiegare ancora ciò che troppo spesso avviene. Per arginare questa deriva occorre cominciare da sé, così come sono fermamente convinto del fatto che il lavoro altruista di chi persegue il bene comune prima o dopo merita il riconoscimento dei cittadini. La soddisfazione e la fiducia dei cittadini, il benessere della società in cui si vive sono il maggior privilegio a cui dovrebbe aspirare ogni persona che fa politica. I cittadini sempre più sostengono che in politica, al di la&#8217; delle appartenenze, siamo tutti uguali e ognuno sceglie di garantire solo la propria poltrona. Permettetemi un riferimento personale: mesi addietro ho scelto di dimettermi da assessore provinciale per ricoprire l&#8217;incarico di consigliere comunale, una scelta per nulla eccezionale a mio modo di vedere, ma il semplice rispetto delle intenzioni di chi mi ha dato il proprio voto di preferenza. Ebbene anziché essere interrogato sugli impegni che intendevo prendere e sui temi che intendevo portare avanti, in tantissimi purtroppo mi chiedevano: “ma che cosa ti hanno promesso in cambio?”. Io ho letto queste domande come un chiaro segnale che qualcosa si è rotto nel rapporto tra rappresentanti politici e cittadini. Posso dire di aver incontrato e di stare incontrando nella mia modesta avventura politica persone che sottraggono tempo ai propri affetti per fare militanza, persone che sottraggono risorse proprio lavoro per partecipare e dare un contributo alla vita democratica delle istituzioni e sebbene qualcuno sostiene con accezioni negative che i politici “sono tutti uguali” mi sento di dire che queste persone sono la maggioranza. Sono una maggioranza che troppo spesso viene sacrificata dai giochi di potere di chi sta ai piani alti, sono quella maggioranza in buona fede che sostiene il peso di queste contraddizioni perché quotidianamente in contatto con i cittadini subendone senza colpe troppo spesso le ire e gli attacchi rivolti alla politica e ai partiti.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Eugenio Pari su proposta di commerciale a Italia in Miniatura</title>
		<link>http://eugeniopari.wordpress.com/2009/10/20/eugenio-pari-su-proposta-di-commerciale-a-italia-in-miniatura/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 19:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[eugenio pari]]></category>
		<category><![CDATA[Italia in miniatura]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
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		<category><![CDATA[rete commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[rimini]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Affare per la città o solo per qualcuno? Il progetto prevede, in particolare, un ampliamento di 7.500 mq da destinare a commerciale.
http://www.newsrimini.it//news/2009/ottobre/19/rimini/commerciale_a_italia_in_miniatura._piva_e_pari__percha__si_e_percha__no.html
Il commento di Pari:
Rispetto alla proposta di ampliamento di 7500 mq delle superfici commerciali all’interno di Italia in miniatura appare evidente a tutti che si sta giocando una partita interna al Pd. Mi pare, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1128&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><strong>Affare per la città o solo per qualcuno? Il progetto prevede, in particolare, un ampliamento di 7.500 mq da destinare a commerciale.</strong></em></p>
<p><a href="http://www.newsrimini.it//news/2009/ottobre/19/rimini/commerciale_a_italia_in_miniatura._piva_e_pari__percha__si_e_percha__no.html">http://www.newsrimini.it//news/2009/ottobre/19/rimini/commerciale_a_italia_in_miniatura._piva_e_pari__percha__si_e_percha__no.html</a></p>
<div id="attachment_1129" class="wp-caption alignright" style="width: 226px"><img class="size-full wp-image-1129" title="italia-in-miniatura_1" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/10/italia-in-miniatura_1.jpg?w=216&#038;h=162" alt="italia-in-miniatura_1" width="216" height="162" /><p class="wp-caption-text">Italia in miniatura (San Pietro)</p></div>
<p>Il commento di <strong>Pari</strong>:</p>
<p>Rispetto alla proposta di ampliamento di 7500 mq delle superfici commerciali all’interno di Italia in miniatura appare evidente a tutti che si sta giocando una partita interna al Pd. Mi pare, inoltre, una modo surrettizio per costruire l&#8217;ennesimo centro commerciale a Rimini.<br />
La città deve domandarsi se un’ulteriore centro commerciale è sostenibile o meno. Personalmente ho sempre ritenuto che questa città non potesse continuare a costruire superfici commerciali già dal momento in cui il Consiglio approvò l’Accordo sulla Murri e tanto meno con la variante Ikea – Mercatone.<br />
Sarebbe anche utile uno sforzo di chiarezza e dire che si, ci potrebbero essere aumenti occupazionali, ma che il lavoro che si crea, come dimostrato dalle vertenze alle Befane, è un lavoro con scarsissime garanzie per i lavoratori, con retribuzioni anche&#8217;esse scarse e con una sicurezza sulle prospettive occupazionali e diritti bassissime. Sarebbe utile inoltre dire che questi investimenti producono davvero poco per il territorio, per il tessuto commerciale e la sua riqualificazione, il vero interesse è di chi costruisce e di chi è proprietario che già oggi ha in tasca, magari, un lauto contratto di vendita sottoscritto da qualche catena commerciale. A conti fatti si parla di interesse per il territorio e per i cittadini peraltro mai avverato quando in Europa sono ormai dieci anni che la tendenza di costruire centri commerciali ha subito una brusca inversione.<br />
Sarebbe ormai giunto il punto di capire dagli amministratori che modello di sviluppo economico intendono perseguire, piuttosto che, di volta in volta, trovarsi davanti a queste proposte estemporanee e più che altro rispondenti a logiche di partito.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eugeniopari.wordpress.com/1128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eugeniopari.wordpress.com/1128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eugeniopari.wordpress.com/1128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eugeniopari.wordpress.com/1128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eugeniopari.wordpress.com/1128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eugeniopari.wordpress.com/1128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eugeniopari.wordpress.com/1128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eugeniopari.wordpress.com/1128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eugeniopari.wordpress.com/1128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eugeniopari.wordpress.com/1128/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1128&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Dichiarazione sull&#8217;allargamento della Giunta a Rimini</title>
		<link>http://eugeniopari.wordpress.com/2009/09/17/dichiarazione-sullallargamento-della-giunta-a-rimini/</link>
		<comments>http://eugeniopari.wordpress.com/2009/09/17/dichiarazione-sullallargamento-della-giunta-a-rimini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 09:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Ravaioli]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[eugenio pari]]></category>
		<category><![CDATA[Giunta comunale Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[GIunta Rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[La scelta di Ravaioli di ampliare la Giunta, piuttosto che una più logica e 
risparmiosa scelta di redistribuzione delle deleghe, segna un segno di crisi di
questa amministrazione che non ha più elementi politici su cui coinvolgere e
convicere la propria maggioranza se non la distribuzione di posti e prebende.
I costi (circa 100 mila euro all’anno) che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1124&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La scelta di Ravaioli di ampliare la Giunta, piuttosto che una più logica e <img class="alignright" title="LOGOCOMUNE" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/09/logocomune.gif?w=181&#038;h=286" alt="LOGOCOMUNE" width="181" height="286" /><br />
risparmiosa scelta di redistribuzione delle deleghe, segna un segno di crisi di<br />
questa amministrazione che non ha più elementi politici su cui coinvolgere e<br />
convicere la propria maggioranza se non la distribuzione di posti e prebende.<br />
I costi (circa 100 mila euro all’anno) che potevano essere tranquillamente<br />
risparmiati, la non frammentazione delle funzioni sono variabili inutili per il<br />
sindaco e i suoi consiglieri che, invece, prediligono la vecchia e stantia<br />
politica dorotea all’insegna del “distribuiamo posti per mantenerci saldi al<br />
comando”.<br />
Questa è una politica volta al particolare, una politica che predilige vecchie<br />
logiche che hanno logorato il rapporto tra questa amministrazione e la città.<br />
Esprimo inoltre viva preoccupazione per la delega attribuita a Samuele Zerbini, una delega che esprime già ora e non in via pretestuosa un <em>laissez fair</em> dei privati in campo educativo, che voglia significare una <em>captatio benevolentiae</em> verso CL?</p>
<p>&#8211;<br />
<a href="http://it.mc246.mail.yahoo.com/mc/compose?to=Eugenio.Pari@comune.rimini.it">Eugenio.Pari@comune.rimini.it</a><br />
<a href="http://it.mc246.mail.yahoo.com/mc/compose?to=eugenio_pari@yahoo.it">eugenio_pari@yahoo.it</a><br />
<a href="http://eugeniopari.wordpress.com/" target="_blank">http://eugeniopari.wordpress.com/</a><br />
Cell. 334.6766149;<br />
Tel. e fax 0541.704169</p>
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		<title>Una cascata di cemento</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 08:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e territorio]]></category>
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		<description><![CDATA[


Data di pubblicazione: 31.07.2009



http://www.eddyburg.it/article/articleview/13585/0/164/






Autore: Biondani, Paolo


 




Consumo di suolo e devastazione del territorio in un ampio servizio de
L’Espresso, anno LV n. 31, in edicola dal 31 luglio 2009. E un&#8217;intervista a E.Salzano
Il governo Berlusconi ha promesso di battere la crisi rilanciando il business del mattone. In realtà dietro ai piani dell&#8217;esecutivo, a cominciare da quello sulla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1097&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
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<tbody>
<tr>
<td>Data di pubblicazione: 31.07.2009</td>
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<p><a href="http://www.eddyburg.it/article/articleview/13585/0/164/">http://www.eddyburg.it/article/articleview/13585/0/164/</a></p>
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<col span="1" width="161"></col>
<tbody>
<tr>
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<p align="justify">Autore: <a href="///article/author/view/3056">Biondani, Paolo</a></p>
</td>
<td width="63%">
<p align="justify"> </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><em>Consumo di suolo e devastazione del territorio in un ampio servizio de</em></p>
<div id="attachment_1100" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-1100 " title="sommersi dal cemento" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/08/sommersi-dal-cemento2.jpg?w=250&#038;h=112" alt="sommersi dal cemento" width="250" height="112" /><p class="wp-caption-text">sommersi dal cemento</p></div>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">L’Espresso, <em>anno LV n. 31</em>, in edicola dal <em>31 luglio 2009. E un&#8217;intervista a E.Salzano</em></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Il governo Berlusconi ha promesso di battere la crisi rilanciando il business del mattone. In realtà dietro ai piani dell&#8217;esecutivo, a cominciare da quello sulla casa, non c&#8217;è altro che un nuovo sacco edilizio. Regione per regione ecco la mappa della nuova speculazione</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Più cemento per tutti. Con il cosiddetto piano casa, e con altri interventi ispirati alla stessa ideologia della deregulation edilizia, il governo Berlusconi promette di battere la crisi rilanciando il business del mattone. Ma la ripresa resta dubbia. La crisi e il crescente indebitamento delle imprese e delle famiglie compromettono le capacità di investimento dei privati. A guadagnarci sicuramente saranno pochi grandi speculatori. Mentre per la maggioranza dei cittadini il nuovo boom dei cantieri rischia di produrre danni a lungo termine molto più gravi dei benefici apparenti e immediati. Un colpo di grazia per il già moribondo territorio italiano. Un&#8217;ipoteca pesante sul futuro del turismo, dell&#8217;agricoltura di qualità e della nuova economia verde. A lanciare l&#8217;allarme,insieme a tutte le più importanti associazioni per la difesa dell&#8217;ambiente e del paesaggio, sono autorevoli studi tecnicoscientifici e perfino gli asettici rapporti dell&#8217;Istituto nazionale di statistica. A differenza dei politici, gli esperti concordano che gran parte delle regioni hanno già raggiunto un livello di «saturazione edilizia ». Una nuova ondata di cemento «in un Paese come l&#8217;Italia, in cui il territorio è da sempre molto sfruttato», avverte l&#8217;Istat, «non può essere considerata in nessun caso un fenomeno sostenibile». <strong>Ma il peggio è che il piano casa è come una scommessa al buio</strong>: l&#8217;Italia è l&#8217;unico Stato occidentale dove già ora l&#8217;edilizia è fuori controllo, perché mancano perfino le misurazioni di quanti boschi, prati e campi vengono ricoperti ogni giorno dalla crosta inquinante del cemento e dell&#8217;asfalto.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Assalto al territorio</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Dagli anni Novanta i comuni italiani stanno autorizzando nuove costruzioni a ritmi vertiginosi: oltre 261 milioni di metri cubi ogni 12 mesi. Nel giro di tre lustri, dal 1991 al 2006, ai fabbricati già esistenti si sono aggiunti altri 3 miliardi e 139 milioni di metri cubi di capannoni industriali e lottizzazioni residenziali.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>È come se ciascun italiano, neonati compresi, si fosse costruito 55 scatole di cemento di un metro per lato</strong>. Il record negativo è del Nordest, con oltre un miliardo di metri cubi, pari a una media di 98 scatoloni di cemento per ogni abitante. Il risultato, secondo l&#8217;Istat, è «impressionante ». Al Nord l&#8217;intera fascia pedemontana è diventata un&#8217;interminabile distesa di cemento e asfalto «quasi senza soluzioni di continuità»: città e paesi si sono fusi formando «una delle più vaste conurbazioni europee». Una megalopoli di fatto, cresciuta senza regole e senza alcuna pianificazione, che dalla Lombardia e dal Veneto arriva fino alla Romagna. Al Centro «stanno ormai saldandosi Roma e Napoli». E nel Mezzogiorno «l&#8217;urbanizzazione sta occupando gran parte delle aree costiere». L&#8217;escalation edilizia, come certifica sempre l&#8217;Istat, non ha alcuna giustificazione demografica. Tra il 1991 e i 2001, date degli ultimi censimenti, la popolazione italiana è lievitata solo del 4 per mille, immigrati compresi, mentre «le località edificate sono cresciute del 15 per cento».</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Nonostante questo, dal 2001 al 2008 il consumo di territorio è aumentato ancora: in media del 7,8 per cento, con punte tra il 12 e il 15 in Basilicata, Puglia e Marche e un record del 17,8 in Molise. Fino agli anni &#8216;80 la Liguria era la regione più cementificata. Negli ultimi sette anni le capitali del mattone, come quantità assolute, sono diventate <strong>Lazio, Puglia e Veneto</strong>. Solo quest&#8217;ultima regione ha perso altri 100 chilometri quadrati di campagne. A colpi di condoni Le statistiche dell&#8217;Istat segnalano un rapporto diretto tra i nuovi fabbricati e le sanatorie dei vecchi abusi, varate sia dal primo che dal secondo governo Berlusconi. Nonostante i proclami di regolarizzazione che accompagnavano ogni condono, l&#8217;edilizia selvaggia ha continuato ad arricchire i furbi: nel 2008 l&#8217;Agenzia per il territorio ha scoperto, solo grazie alle foto aeree, oltre un milione e mezzo di immobili totalmente sconosciuti al catasto, cioè non registrati neppure come abusivi. Uno scandalo concentrato al Sud. Al Nord invece la legge Tremonti del &#8216;94, che detassava gli utili per farli reinvestire in nuovi macchinari aziendali, in realtà ha fatto esplodere la costruzione e l&#8217;ampliamento dei capannoni industriali e commerciali: oltre 156 milioni di metri cubi all&#8217;anno.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Dietro la cementificazione del territorio c&#8217;è anche un&#8217;altra ingiustizia fiscale. Damiano Di Simine, responsabile di Legambiente in Lombardia, spiega che «l&#8217;assurdità del caso italiano è che i comuni sono costretti a finanziarsi svendendo il territorio »: «Gli oneri di urbanizzazione, da contributi necessari a dotare le nuove costruzioni di verde e servizi, si sono trasformati in entrate tributarie, per cui le giunte più ricche e magari più votate sono quelle che favoriscono le speculazioni». Nei paesi europei più avanzati succede il contrario: apposite &#8220;tasse di scopo&#8221; puniscono chi consuma territorio. Mentre in Italia, come segnala l&#8217;Istat, la pressione edilizia è tanto forte da scaricare i cittadini perfino «in aree inidonee per il rischio sismico o idrogeologico ». E tra migliaia di enti inutili, non esiste neppure un ufficio pubblico che misuri l&#8217;avanzata del cemento. La distruzione del verde L&#8217;unico studio di livello scientifico è stato pubblicato all&#8217;inizio di luglio da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, dell&#8217;Istituto nazionale di urbanistica e di Legambiente. L&#8217;Istat infatti può quantificare, scontando i ritardi delle burocrazie locali, solo i «permessi di costruire», cioè le licenze legali. Alle statistiche ufficiali, dunque, sfuggono tutti gli abusi edilizi, oltre alle chilometriche colate di asfalto, dalle strade ai parcheggi, che accompagnano e spesso precedono le nuove costruzioni.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Mettendo a confronto foto aree e mappe della stessa scala</strong>, disponibili solo in tre regioni e in poche altre province, i ricercatori di questo &#8220;Osservatorio nazionale sui consumi di suolo&#8221; hanno scoperto che in Lombardia, tra il 1999 e il 2005, sono spariti 26.728 ettari di terreni agricoli. È come se in sei anni fossero nate dal nulla cinque nuove città come Brescia. La media quotidiana è spaventosa: ogni giorno il cemento e l&#8217;asfalto cancellano più di 10 ettari di campagne in Lombardia e altri 8 in Emilia, dove tra il 1976 e il 2003 (ultimo aggiornamento geografico) è come se Bologna si fosse moltiplicata per 14. Lo studio smentisce anche il luogo comune che vede nel cemento l&#8217;effetto dello sviluppo produttivo. In Friuli, tra il 1980 e il 2000, è scomparso meno di un ettaro al giorno. Mentre il Piemonte ha perso più di 68 chilometri quadrati di campagne nel decennio 1991-2001, quando il suolo urbanizzato è aumentato dell&#8217;8,7 per cento, mentre la popolazione è scesa dell&#8217;1,4. Gli urbanisti del Politecnico ammoniscono che questo modello di sfruttamento (l&#8217;Istat lo chiama «consumismo del territorio») ha ricadute pesantissime sulla vita delle famiglie. «Il fenomeno delle seconde e terze case è legato anche alla fuga dalle città sempre più invivibili», riassume il professor Arturo Lanzani: «Ma la scarsissima qualità dei nuovi progetti finisce per spostare il traffico e lo smog verso nuovi spazi congestionati ». Paolo Pileri, il docente che dirige l&#8217;Osservatorio, fa notare che «in Germania, Olanda, Gran Bretagna, Svezia e Svizzera i governi cambiano le leggi urbanistiche per limitare fino ad azzerare i consumi di suolo. Mentre in Italia non abbiamo neppure dati attendibili». Anzi, il governo punta tutto su un nuovo boom edilizio.</p>
<p><strong>Le pagelle al piano casa</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Per il presidente di Italia Nostra, Giovanni Losavio, la riforma berlusconiana «è peggio di un condono, perché abolisce le regole anche per il futuro: permessi e controlli diventano inutili, ora basta la parola del progettista». «Bocciatura piena » anche da Legambiente, che ha fatto l&#8217;esame delle singole leggi (o progetti) regionali di attuazione: «promosse» solo Toscana, Puglia e provincia di Bolzano, che oltre a salvare parchi e centri storici, impongono rigorose migliorie ecologiche e risparmi energetici. A meritare i voti peggiori sono i piani casa delle regioni più cementificate: in Veneto la legge Galan concede aumenti di volume perfino ai capannoni più orribili, in Sicilia la giunta progetta «bonus edilizi fino al 90 per cento acquistabili dai vicini». E in Lombardia spunta il &#8220;lodo Cielle&#8221;: un premio del 40 per cento per l&#8217;edilizia sociale, ma con «possibile vendita a operatori privati». «Rimandate con debiti» tutte le altre regioni, mentre in Val d&#8217;Aosta è pronto il «piano camere»: più cubatura anche per gli alberghi. Il bilancio nazionale è «un puzzle urbanistico con regole diverse in ogni regione». E se in generale le giunte di sinistra resistono al Far West edilizio, la Campania fa eccezione. Vezio De Lucia, urbanista di Italia Nostra, e Ornella Capezzuto, presidente del Wwf Campania, sono i primi firmatari di un appello che descrive il piano casa varato dalla giunta Bassolino come «un nuovo sacco edilizio»: «Il solo annuncio della liberalizzazione delle nuove residenze nelle aree dismesse, senza neppure il limite che le fabbriche interessate siano davvero già chiuse, ha fatto triplicare in pochi giorni il valore dei capannoni». Il consigliere regionale della sinistra Gerardo Rosania, che da sindaco di Eboli fece demolire 437 villette abusive, lancia una mobilitazione antimafia: «Ci si dimentica che qui siamo in Campania. Chi può fare incetta di industrie abbandonate pagando subito è solo la camorra». <em>(30 luglio 2009)</em></p>
<p><strong>Una vergogna solo italiana</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>di Paolo Biondini</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong><em>&#8216;I paesi civili frenano il cemento, qui il governo lo incentiva&#8217;: colloquio con Edoardo Salzano</em></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-style:normal;">E</span>doardo Salzano è uno dei più autorevoli urbanisti italiani. Il suo sito <a href="http://eddyburg.it/" target="_blank">Eddyburg.it</a> sta diventando il primo forum di informazione e discussione democratica sullo sviluppo edilizio, l&#8217;ambiente e il paesaggio.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Che ne pensa del piano casa?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">&#8220;È un&#8217;iniziativa vergognosa, che avrà effetti devastanti. È&#8217; l&#8217;ennesima conferma che la cementificazione è una scelta politica: si favorisce uno sviluppo basato solo sull&#8217;appropriazione privata della rendita fondiaria. L&#8217;ideologia della bolla immobiliare ha fatto danni in tutto il mondo, ma l&#8217;Italia è l&#8217;unico Paese che continua a incentivarla. Ci stiamo allontanando sempre di più dall&#8217;Europa&#8221;.<br />
<strong>Come si costruisce nei paesi più civili?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">&#8220;Per capirlo basta sorvolare l&#8217;Europa in aereo. In paesi come Austria, Germania, Olanda e Francia c&#8217;è una pianificazione rigorosa che segna un taglio netto tra città e campagna. In Italia c&#8217;è una marmellata edilizia, chiamata &#8217;sprawl&#8217;, spalmata su quasi tutto il territorio. La grande differenza è che nei paesi avanzati si cerca da tempo di controllare e limitare la cementificazione&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Qualche buon esempio?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">&#8220;La Germania ha programmato dal &#8216;98 una direttiva rigorosa per ridurre entro il 2020 il consumo di suolo, facendolo scendere da 120 a meno di 30 ettari al giorno. E ci sta riuscendo. Nel Regno Unito fin dal &#8216;99 l&#8217;obiettivo è di realizzare almeno il 60 per cento della nuova edilizia abitativa in aree già urbanizzate. Perfino negli Usa, dove le estensioni sono gigantesche, alcuni Stati come l&#8217;Oregon hanno imposto confini invalicabili allo sviluppo delle città. In Italia il problema è totalmente ignorato. Cresce solo quella che Tonino Cederna chiamava la crosta di cemento e asfalto&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Molti cittadini si mobilitano con associazioni, comitati e raccolte di firme. Il vero problema è che la lotta alla speculazione edilizia non trova un&#8217;adeguata rappresentanza politica?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">&#8220;Purtroppo non è solo il centrodestra, ma anche una parte del centrosinistra a teorizzare la cosiddetta urbanistica contrattata, le grandi opere in deroga a tutto e magari gli accordi sottobanco con i furbetti del quartierino e gli immobiliaristi d&#8217;avventura. C&#8217;è un pensiero unico che va combattuto con una svolta culturale: il suolo libero è una risorsa scarsa che va conservata. E per farlo serve una pianificazione più seria e più vasta di quella comunale&#8221;. <em>(30 luglio 2009)</em></p>
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		<title>INTERVISTA da il manifesto· Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti «Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 18:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
				<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[federazione]]></category>
		<category><![CDATA[federazione della sinistra]]></category>
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		<category><![CDATA[Val Susa]]></category>

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		<description><![CDATA[12 Luglio 2009
da il manifesto di domenica 12 luglio 2009 
INTERVISTA · Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti «Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»
Matteo Bartocci
Una federazione della sinistra di alternativa. E’ la proposta che Prc, Pdci, Socialismo 2000, più altri movimenti e associazioni lanciano a 360 gradi. «Una federazione, non un partito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eugeniopari.wordpress.com&blog=3047365&post=1078&subd=eugeniopari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_1079" class="wp-caption alignright" style="width: 178px"><img class="size-full wp-image-1079" title="ferrero" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/07/ferrero1.jpg?w=168&#038;h=251" alt="ferrero" width="168" height="251" /><p class="wp-caption-text">Paolo Ferrero</p></div>
<p style="margin-bottom:0;">12 Luglio 2009</p>
<p>da <em>il manifesto</em> di domenica 12 luglio 2009 </p>
<p>INTERVISTA · Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti «Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»</p>
<p><em>Matteo Bartocci</em></p>
<p>Una federazione della sinistra di alternativa. E’ la proposta che Prc, Pdci, Socialismo 2000, più altri movimenti e associazioni lanciano a 360 gradi. «Una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, spiega così di cosa si tratta: «E’ un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze». «Una soggettività plurale &#8211; spiega Ferrero &#8211; che vuole unire la sinistra per superare quello che c’è e riuscire a intrecciare i tanti modi diversi di fare politica nei partiti, nei movimenti, nei sindacati e nelle associazioni. Il nostro appello vuole aprire un processo verso una sinistra antagonista che sia fuori e contro il bipolarismo».</p>
<p><strong>Sabato prossimo fate la prima assemblea a Roma. Di che si tratta?</strong> Sarà un primo scambio pubblico di idee a 360 gradi. In autunno spero ci siano assemblee in tutta Italia. Rifondazione rimane ma con questo appello supera una sua dicotomia storica. Penso ad Asor Rosa o al dibattito aperto sul manifesto. Il Prc in fondo ha sempre detto a parole che voleva aprire a sinistra ma poi non ha mai fatto granché. Rifondazione rimane ma non crescerà su stessa, con la federazione nessuno rinuncia a ciò che è e proverà a lavorare con altri.</p>
<p><strong>Tante firme all’appello.</strong> <strong>Ma rispetto a quello per le europee manca quella di Pietro Ingrao.</strong> Pietro a giugno ci ha dato una grande mano. Se vorrà, prenderà la parola ma certo non possiamo usarlo come un ombrello per qualsiasi cosa.</p>
<p><strong>«Intrecciare partiti e movimenti» può essere un gesto generoso. Ma si può anche sospettare che i partiti vogliamo mettere il «cappello» sui movimenti. Si può evitare questo rischio</strong>? Si può evitare soprattutto essendo chiari. E’ chiaro che ci sono soggetti diversi per peso, per storia, per organizzazione. Io non credo che i partiti siano un guaio per la democrazia. Decideremo da un lato un manifesto politico, una piattaforma di cose da fare; dall’altro ci daremo un sistema di regole.</p>
<p><strong>Scrivete «interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti». Che vuol dire?</strong> E’ un auspicio ed è un punto di partenza. Secondo me la federazione deve decidere democraticamente, cioè secondo il principio «una testa, un voto ». E poi discuteremo le cose che sono di competenza della federazione e le cose che restano ai singoli soggetti. Le forme dello stare assieme ce le dobbiamo inventare. Per esempio il Frente  Amplio che attualmente governa l’Uruguay è formato da decine di organizzazioni diverse e ha stabilito che tutti gli atti di governo devono essere decisi all’unanimità. E’ un modo di procedere che dà a ciascuno molto potere ma anche molta responsabilità. In ogni caso dovremmo valorizzare quel 95%di cose che ci vede tutti d’accordo ed evitare che quel 5% di disaccordo diventi un motivo di spaccatura. Tutta la storia della sinistra è una storia di scissioni, dobbiamo trovare un modo in cui è normale andare avanti anche se ci sono cose che non si condividono. Io condivido molte delle cose che scrivono Ferrajoli e gli altri nell’appello che avete pubblicato dopo il voto. E una federazione non è un partito. Vorrei che chiunque lì dentro sia legittimato a definirsi come ritiene. Dobbiamo evitare che le regole siano distruttive.</p>
<p><strong>Lo auspichi anche per il tuo partito?</strong> Sono sicuro che a settembre arriveremo a una gestione unitaria. Il partito va gestito da tutti. I congressi non possono essere appuntamenti per emarginare gli iscritti. La lotta in Val Susa è complicata come la lotta di un partito ma osserva modalità diverse. Dobbiamo valorizzare questi modi diversi di fare politica, rispettandoli e facendo in modo che non mortifichino i militanti. La vera scommessa è cancellare il confine tra sociale e politico.</p>
<p><strong>Il vostro appello chiede «profonde innovazioni nel modo di fare politica a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali», parla di una «nuova etica pubblica» e chiede «l’effettiva partecipazione di tutti alle decisioni per ridare centralità alla pratica sociale». Quali sono le tue proposte?</strong> Dopo la denuncia della «casta» la rappresentanza è un terreno ancora più complicato. La sinistra deve provare a stare nelle istituzioni ma deve evitare che questo diventi separatezza. E’ una scommessa tutta da fare. E spesso in giro ci sono cattivi esempi</p>
<p> <strong>Anche nel tuo partito?</strong> (Lunga pausa, ndr) Al congresso sono stato attaccato molto duramente perché sarei stato dipietrista e giustizialista. Mi ha colpito molto che uno di quelli che più mi attaccava, come Maurizio Zipponi, oggi è candidato proprio con Di Pietro. Certo, ci sono anche esempi positivi ma in generale penso ad esempio che la rotazione degli incarichi sia un modo per ricostruire una comunità senza separare il ceto politico-istituzionale da tutti gli altri.</p>
<p><strong>Questa federazione è il preludio a una lista elettorale per le regionali?</strong> Per noi si parte dalla lista per le europee. Se il percorso della federazione si allarga, bene. In ogni caso non va forzato sul passaggio elettorale.</p>
<p><strong>Sinistra e libertà invece ha già annunciato che si ripresenterà alle regionali. Ci sono margini per un lavoro comune?</strong> Finora abbiamo parlato molto di metodo. Ma qual è la sostanza? C’è la necessità di un’opposizione sociale e politica in un autunno caldissimo che vedrà migliaia di licenziamenti. Noi abbiamo proposto di fare comitati contro la crisi ovunque sia possibile. Comitati aperti a tutti quelli ci stanno, dal sindacalismo di base a quello confederale, dal Pd a Ferrando. L’opposizione deve uscire dal terreno massmediatico e istituzionale per passare alle condizioni materiali della crisi. L’altro aspetto è politico. E qui le differenze con una parte dei dirigenti di Sinistra e libertà, non con i loro elettori, ci sono. La sinistra di alternativa deve forzare il bipolarismo e non rincorrere il centro.</p>
<p><strong>E col Pd?</strong> La sinistra di alternanza è fallita in maniera irreversibile con il fallimento del governo Prodi. Sul piano del governo nazionale io non vedo più nessuna possibilità di governare assieme al Pd. Mi si dirà: però c’è Berlusconi. E risponderei che Berlusconi è un frutto perverso di questo bipolarismo coatto, ha il 35% dei voti ma governa come se avesse il 60%. Se Berlusconi è un pericolo per la democrazia allora si scelga di fare una legislatura di garanzia costituzionale che vari una legge elettorale proporzionale, risolva il conflitto di interessi e ristabilisca la legalità sanando il conflitto con la magistratura. Su questo sono pronto a un accordo perfino con Casini. Chiudiamo questa seconda Repubblica bipolare e antisociale e accordiamoci sulle riforme. Per il resto ognuno si presenta col suo programma, si vota, e al governo ci va solo chi è d’accordo. Sennò torniamo al delirio di chi dice che vuole battere Berlusconi e cinque minuti dopo sta insieme a gente con cui non condivide nulla.</p>
<p><strong>E sul piano amministrativo?</strong> Sul piano locale si vedrà e sui contenuti. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio &#8211; Tabacci è diverso da Cuffaro &#8211; però con l’Udc abbiamo idee opposte.</p>
<p><strong>In questo senso il «laboratorio Puglia » è interessante. Che ne pensi?</strong> La «primavera pugliese» non c’entra nulla con un rimpasto di giunta poco chiaro e che apre all’Udc e alla Poli Bortone. Segnalo, tra l’altro, che Vendola ha aperto al centro ma ha lasciato fuori dalla giunta Rifondazione. Quelle lì sono scelte già interne alla dialettica del Pd. Ma l’idea che il bipolarismo si rafforzi al centro è una delle idee contro cui è nata Rifondazione. Non quella di Chianciano ma quella del ’91.</p>
<p><strong>A proposito di crisi e di licenziamenti. Li farete anche nel Prc?</strong> Le europee hanno peggiorato una situazione già critica. Oggi siamo fuori da tutti i livelli istituzionali centrali e abbiamo bisogno di meno della metà delle persone che abbiamo. Come finanziamento pubblico nel 2007 abbiamo ricevuto 18 milioni di euro, nel 2010 sarà mezzo milione. In più la campagna di Sansonetti ha portato il deficit di Liberazione a più di 3milioni di euro. I soldi sono finiti. Quindi lo faremo meno dolorosamente possibile ma dobbiamo tagliare anche noi. Già un anno fa avevamo tagliato tutti gli stipendi a cominciare dal mio.</p>
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		<title>SULL&#8217;APPARENTAMENTO TRA VITALI E UDC: “CIO’ CHE NON SIAMO, CIO’ CHE NON VOGLIAMO”.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 16:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Pari</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_1074" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><img class="size-full wp-image-1074 " title="EUGENIO PARI" src="http://eugeniopari.files.wordpress.com/2009/06/eugenio-pari1.jpg?w=270&#038;h=179" alt="EUGENIO PARI" width="270" height="179" /><p class="wp-caption-text">Eugenio Pari</p></div>
<p><em><strong>Di Eugenio Pari</strong></em></p>
<p>Vitali e il Pd hanno deciso l’apparentamento con l’Udc al ballottaggio del 21 giugno. Una scelta già sottoscritta da Verdi – Sd con la promessa di ottenere rispettivamente un assessorato in provincia e uno nel comune di Riccione. Pdci e Sinistra critica hanno con orgoglio dichiarato la propria contrarietà all’accordo, mentre Rifondazione ancora non si è espressa, ma spero possa fare anch’essa uno scatto d’orgoglio.<br style="font-size:13px;font-family:tahoma;" />Quello che colgo è che il collante di questo guazzabuglio non è porre un argine al “berlusconismo” ma la promessa e per altro verso la bramosia di posti e prebende. L’accordo Pd – Udc a Rimini si appresta ad essere il prototipo dei futuri assetti in regione nel 2010 e in comune nel 2011, uno schema che prevede di scaricare la sinistra ormai del tutto inutile anche dal punto di vista elettorale.<br style="font-size:13px;font-family:tahoma;" />Si badi: non voglio assolutamente sostenere l’astensione, voglio solo inviare un appello accorato ai dirigenti locali dei partiti della sinistra affinché facciano riconsiderare questo accordo, richiamando Vitali al coerenza con le dichiarazioni che egli stesso faceva all’indomani del voto, diceva infatti: “Sono carico. Non faremo accordi con nessuno”. <br style="font-size:13px;font-family:tahoma;" />La sinistra in questa fase può rilanciare la propria funzione e un proprio ruolo attraverso il rifiuto dell’alleanza con l’Udc, indicare una propria autonomia, una battaglia di estrema difesa dei principi che hanno ispirato il centrosinistra, è l’ultima occasione per marcare la propria autonomia dal Pd e per non cedere ai diktat di un partito che muore dalla voglia di far fuori la sinistra. Vitali ha detto che questa scelta si colloca nella tradizione del centrosinistra riminese, che vide addirittura l’alleanza tra Pci e Dc: falso! Questa è solo una operazione di trasformismo che getta a mare i principi ispiratori del centrosinistra. Il Pd ha tenuto in ostaggio, disanguato e oggi venduto la sinistra non per battere le destre, ma solo per una visione patologica del potere. Un potere in nome del quale vale la pena sacrificare qualsiasi profilo programmatico, un potere che per alimentarsi si è basato su un consociativismo in cui Lombardi ed il Pdl stavano dall’altra parte del tavolo.<br style="font-size:13px;font-family:tahoma;" />Ripeto: non sostengo l’astensione o fughe aventiniane. L’Udc, infatti, in termini numerici è ininfluente per le sorti del candidato di centrosinistra e qualora essa decidesse un accordo con Vitali, gli elettori dello scudo crociato mai e poi mai voterebbero per una coalizione dove ci sono i comunisti. Sicché il candidato del centrosinistra un minuto dopo aver varcato la sede di corso d’Augusto darebbe il benservito a quella sinistra che, a sua volta, avrebbe irrimediabilmente portato a termine un processo di mutazione genetica che la condurrebbe verso l’estinzione politica e culturale. L’accordo Casini – Errani che trova in Rimini un laboratorio e che si profila per essere il viatico di future alleanze in regione, prevede una conditio sine qua non: escludere la sinistra. Se la sinistra non saprà rifiutare questo patto scellerato, che in termini di politiche di governo si tradurrà in una sostanziale omologazione tra Pd e Pdl, segnerà la propria fine, scegliendo di allearsi con l’Udc la sinistra sceglie, di fatto, l’albero a cui impiccarsi.<br style="font-size:13px;font-family:tahoma;" />Si deve chiaramente dire “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, infatti nonostante l’ottenimento o meno di posti il profilo di una alleanza, di fatto, sancisce anche la sostanza dell’azione di governo che quella compagine può sprigionare o meno.<br style="font-size:13px;font-family:tahoma;" />Di fatto non si tratta di garantire un programma avanzato di sinistra, ma solo alimentare la speranza che qualcuno a sinistra pro domo propria possa vedere avverate le promesse di assessorati, prebende, ecc. che gli sono state presentate. Dopodichè: credere che l’Udc possa sedersi in una giunta dove ci sono assesssori che si dichiarano comunisti o, semplicemente di sinistra, significa credere alle favole e volere far credere alle favole. La sinistra deve e può contare solo sulle proprie forze sapendo che mai potrà arrivare il soccorso scudocrociato, risparmino ai propri elettori questo ennesimo supplizio. Chi siederà al tavolo della trattativa, cercando di rappresentare le istanze del popolo della sinistra, faccia una scelta di dignità, che è anche l’unica scelta possibile, dica chiaramente: o noi o l’Udc. Al popolo della sinistra che cosa vogliamo dire: che basta dichiararsi di sinistra per svolgere un’azione popolare di governo? Che tutto è finalizzato al governo, quando per governare bisogna sedere a fianco di coloro che abbiamo osteggiato fino a ieri, all’Udc che all’inclinazione confessionale più spinta riesce ad unire l’ultraliberismo in economia? A tutto c’è un limite e oggi, la sinistra, deve saper rispettare questo limite e anche imporlo se occorre, perché questa alleanza stravolge la natura stessa della sinistra al di là della necessaria politica delle alleanze.</p>
<p><a href="mailto:eugenio_pari@yahoo.it">eugenio_pari@yahoo.it</a></p>
<p><a href="mailto:Eugenio.Pari@comune.rimini.it">Eugenio.Pari@comune.rimini.it</a></p>
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