Categoria: servizi pubblici

Esternalizzazione mensa. Intervento di Pari, Pazzaglia, Coccia, Giovagnoli

‘Il servizio mensa per nidi e materne ha un ruolo educativo non solo mensapratico’. L’intervento dei consiglieri Pari Eugenio, Leandro Coccia, Giovagnoli Giorgio  e Pazzaglia Fabio.

 RIMINI | 02 maggio 2009 | L’intervento dei consiglieri

L’Amministrazione Comunale di Rimini prima di decidere di privatizzare le mense per i bambini dei nidi e delle scuole di infanzia doveva ritenere opportuno ed utile aprire una riflessione anche su eventuali altri i servizi che potevano essere oggetto di una esternalizzazione per avere un quadro complessivo della situazione.
Il servizio mensa per gli asili nidi e le scuole materne non può essere preso in considerazione solo dal punto di vista dell’alimentazione e cioè dei cibi forniti e della loro qualità.
Il servizio mensa svolge anche una funzione educativa, sociale e persino culturale perché è in grado di coinvolgere tutti i soggetti operanti in quelle strutture attraverso un rapporto in cui le diverse funzioni diventano stimoli di conoscenza e di coinvolgimento reciproco. Nessuno è “ideologicamente” contro le privatizzazioni in quanto conveniamo che in alcuni settori esse, non solo sono inevitabili, ma sono anche necessarie perché razionalizzano e rendono più efficienti i servizi ed anche perché dal punto di vista economico producono minor costi e quindi diminuiscono la spesa corrente.
Tanto per intenderci un conto è appaltare all’esterno, per esempio, le busta paga dei dipendenti comunali, oppure la gestione dei servizi cimiteriali, mentre altra cosa è sottrarre alla gestione dell’A.C. un servizio così delicato che ha effetti diretti sulla salute e sulla formazione dei bambini per gli aspetti di cui si diceva precedentemente.
Si può discutere anche attorno alla possibilità di ridimensionare il ruolo diretto del Comune nella gestione di determinati servizi ed anche della sua funzione di organo di controllo ma prima dobbiamo, sempre e comunque, essere in grado di esercitare una vera e propria capacità di controllo.
Mantenere la qualità del servizio senza avere adeguate e sicure forme di controllo è cosa ben difficile. Esistono queste figure attualmente all’interno dell’Amministrazione Comunale ? Esistono all’interno dell’Amministrazione Comunale strutture formate per controllare il rispetto delle norme e la preparazione dei pasti esternalizzati? La delibera che il Consiglio Comunale ha approvato giovedì, con il voto contrario dei firmatari di questo comunicato, è un appalto che supera i 4 milioni di euro, un impegno economico e finanziario quindi consistente. Affidare la gestione di servizi pubblici a privati comporta, a volte, rischi non indifferenti, proprio perché è già accaduto che ad aggiudicarsi i bandi siano state ditte private che sulla carta garantiscono il massimo degli standard qualitativi e al tempo stesso l’offerta economica più vantaggiosa, ma che una volta vinto il bando non sono in grado di mantenere, in buona o cattiva fede, i livelli di qualità promessi.
Prima di decidere di privatizzare le mense l’amministrazione Comunale poteva prendere in considerazione l’eventuale investimento di risorse adeguate in tutte le cucine.
Sembra invece che nel bando saranno incluse le cucine migliori, quelle più dotate di strumentazioni e all’ Amministrazione Comunale rimarranno le più obsolete.
Che il privato debba seguire la logica del profitto o quanto meno di non rimetterci è pacifico, ma il Comune no!
Siamo noi l’Ente deputato alla tutela degli interessi della collettività e non altri. Ci chiediamo come verrà garantita la qualità del servizio se i soggetti privati saranno obbligati in prima istanza a ricavarne profitti a scapito dell’erogazione di un miglior servizio per la collettività.
Alcuni genitori hanno manifestato i loro timori riguardanti la proposta di esternalizzare le cucine in quanto temono che sia l’inizio di un percorso destinato a peggiorare la qualità dell’alimentazione.
Le preoccupazioni riguardano molti aspetti tra i quali la probabile modifica della norma che riguarda la cottura delle pietanze nel senso che i cibi potranno essere cotti con molti giorni di anticipo come è stato proposto in altre città.
Oppure se sarà contemplata la possibilità di scongelare le pietanze col microonde oppure quali saranno le garanzie sull’utilizzo o meno di cibi transgenici.I bambini di fronte a questi scenari futuri riceveranno una sana alimentazione o scivoleranno verso il modello americano del “fast food”? Attorno a queste problematiche i consiglieri di maggioranza dovevano avere la possibilità di discuterne prima che il Consiglio Comunale approvasse la privatizzazione delle mense per i nidi e per gli asili.
Ciò non è avvenuto poiché nell’arco di una decina di giorni la delibera è passata in Commissione e poi in Consiglio Comunale.
Un’ urgenza che non si giustifica in nessun modo perché non ci sono scadenze di legge vincolanti.
Nella seduta di giovedì del Consiglio Comunale abbiamo chiesto il rinvio della delibera per un confronto e una riflessione all’interno della maggioranza.
Nonostante la richiesta fosse stata avanzata da consiglieri di maggioranza ed altri consiglieri di maggioranza avevano manifestato forti perplessità e malcontento perché non avevano avuto la possibilità di discutere l’oggetto, la giunta non ha accettato nessuna mediazione non tenendo conto delle proteste dei sindacati, dei lavoratori e dei genitori.
E questo per una maggioranza di centro sinistra non è certamente un comportamento che va a suo merito.Per tutte queste ragioni abbiamo votato contro la privatizzazione delle mense nei nidi e negli asili del Comune di Rimini.

La politica e i poteri forti a Rimini

Esiste un disagio profondo al quale la classe politica che da più di dieci anni

Le mani sulla città, 1963 di F. Rosi

Le mani sulla città, 1963 di F. Rosi

sta governando Rimini non è più in grado di dare risposta e soluzione. Esiste un profondo e giustificato senso di delusione nei confronti di una Amministrazione che non ha saputo fare altro che cedere alle pressioni dei poteri forti riminesi, quei poteri legati a quella rendita immobiliare che ha sottratto spazi sempre più grandi alla qualità della vita dei riminesi, quella rendita che ha determinato una impennata dei costi degli immobili, quella rendita che ha tolto occasioni di miglioramento della propria condizione di vita a molti, troppi, cittadini. La debolezza della politica nei confronti del blocco di potere riminese non è una caratteristica solo dell’amministrazione Melucci – Ravaioli, di cui Stefano Vitali rappresenta un asse portante, ma è la caratteristica di una opposizione, di cui Marco Lombardi è stato alfiere, che su queste questioni si è sempre accomodata al tavolo della trattativa riducendo il proprio ruolo all’ottenimento di posti, come per esempio la vice presidenza della Fiera. Per questo ritengo che l’elemento più caratteristico della politica locale sia un consociativismo che ha mortificato le aspettative di cambiamento dei cittadini, che ha soffocato ipotesi di progresso e sviluppo locale, facendo perdere sempre maggiori quote di benessere alla nostra città. La responsabilità, quindi, non può essere imputata solo al centrosinistra riminese ma anche a quella che, almeno teoricamente, avrebbe dovuto essere l’opposizione. Se Vitali e Lombardi non sono le due facce della stessa medaglia, credo, ci manchi davvero poco. Pensiamo alle reazioni di entusiasmo bipartisan sui progetti di finanza del lungomare, manifestate peraltro per il Pdl proprio da Lombardi; o al minuetto che si è fatto per tanti mesi sulla vicenda stadio; pensiamo infine a quella che la scorsa estate ebbi modo di definire come “corrispondenza di amorosi sensi” fra Maurizio Melucci e Formigoni sulla contrattazione edilizia in favore dei grandi costruttori, già in uso da diversi anni a Milano e che si vorrebbe incentivare con ancora maggior decisione a Rimini, una pratica dove il soggetto pubblico perde qualsiasi funzione a garanzia della collettività e dove la città, intesa come merce di scambio e non come bene collettivo, diventa terreno di conquista volto a soddisfare gli appetiti edilizi. Questi fatti non sono del passato, ma una pratica del presente e, ahimé, rischiano di esserlo per il futuro. Sicché Rimini oggi si trova davanti ad un paradosso, cioè: un piccolo gruppo di consiglieri di centrosinistra eletti nelle fila della maggioranza, di cui mi onoro di fare parte, si trovano per coerenza rispetto al programma di mandato a fare quella opposizione vera, non solo sui temi legati all’urbanistica come troppo semplicemente si vorrebbe far passare, ma rispetto a quelle politiche su cui il centrosinistra si attarda in accordicchi con il centrodestra. Una battaglia ideale ma assai concreta vista la posta in gioco, che probabilmente vedrà sconfitto o strumentalizzato chi dicendo questo non ha fatto altro che dire la verità, interpretando quello che tanti cittadini riminesi, elettori, militanti del Pd e della sinistra pensano da tempo. Se il centrosinistra oggi si trova di fronte al rischio più che concreto di perdere diversi comuni oltre che la provincia non è certo per capacità della destra, ma per propria, unica e indiscutibile responsabilità di essersi comportato né più né meno come avrebbe potuto comportarsi una amministrazione di destra, partendo dal tema più importante: lo strapotere di pochi a danno degli interessi collettivi. Ora, di fronte a queste responsabilità storiche che hanno visto perdere funzioni di salvaguardia degli interessi collettivi proprie delle amministrazioni, non basta appellarsi all’amor di patria o al fatto che stanno arrivando i barbari quando bellamente il sindaco Ravaioli ha sostenuto per esempio le norme del pacchetto sicurezza ideato dalla parte più becera del centrodestra, non basta invocare la scelta di campo, occorrerebbe una profonda revisione delle pratiche e un reale cambiamento della compagine governativa cominciando dal mandare a casa coloro che principalmente hanno avuto responsabilità come il vicesindaco Maurizio Melucci. Sappiamo, però, che questa soluzione non può essere che il primo tentativo di dare risposte alla volontà che la società riminese da tempo manifesta di tornare a discutere, confrontarsi sul futuro, sulla qualità del vivere, sulla propria identità e cultura. Sono saliti in molti da destra e da sinistra sul carro vincente che Melucci si è trovato a trainare, visto che tutti si sono più o meno accomodati dalla parte dei vincenti qualcuno per coerenza e per passione, ha invece deciso di stare dalla parte del torto. Vitali vincerà, nonostante la feroce battaglia all’interno del Pd, ma a perdere sarà la nostra città che ancora una volta vedrà vincere il consociativismo che la sta spegnendo.

Dagli antichi fattori ai nuovi manager

Di Valentino Parlato, il manifesto 01 aprile 2009

Una delle novità di questa crisi è che i padroni non ci sono più. Ci sono asolo i manager: da punire, tassare, sequestrare. A pensarci un po’ sembra di esser tornati alla civiltà contadina, quando i baroni proprietari stavano nei bei palazzi di città (quasi tutti gli agrari pugliesi abitavano a Napoli) e in campagna c’erano solo i fattori contro i quali si scatenava l’ira di braccianti e contadini.
Questo fenomeno di oscuramento dei proprietari è cominciato da tempo: le Spa (società anonime) furono già un bell’esperimento di dissimulazione della proprietà, che continuava a sfruttare nascondendo il volto.
Ma, forse, in questo nascondersi c’è anche un indebolimento del diritto di proprietà e vale ricordare che nelle campagne la proprietà assenteista apre le porte alla riforma agraria.
E’ un dato di fatto che i manager, come i fattori di un tempo, con le stock option e altro hanno ridotto i guadagni del proprietario, che pur di rimaner nascosto accettava di pagare il tributo. E, anche in Italia, alcuni eccellenti manager (non farò nomi) si sono un po’ arricchiti alle spalle dello sfruttamento dei padroni sui lavoratori. Si potrebbe ancora aggiungere che la primazia dei managers potrebbe essere un primo passo per l’abolizione della proprietà, nel senso che i proprietari sono diventati rentiers.
Intanto la rabbia dei lavoratori in Francia si scatena contro i manager, che sono gli attuali fattori. La storia delle campagne può insegnare qualcosa.