Rimini, 17 maggio 2008
La Cina ospiterà le prossime Olimpiadi ad agosto. Le recenti manifestazioni di Lhasa sono state represse con la forza. Che faranno i nostri governi? Cedranno come al consueto al pragmatismo economico o troveranno la forza di porre i nostri più alti valori etici e politici al di sopra degli interessi economici a breve termine? Visto che nessun paese al mondo ha scelto di boicottare l’evento olimpico di Pechino, la risposta è sicuramente nella ragion di stato, anzi, nella ragione del profitto delle grandi multinazionali.
Da fermo sostenitore dell’autodeterminazione dei popoli condanno fermamente la violenza ai danni dei tibetani, occorre però ricordare una sequenza di avvenimenti che forse potrebbe essere utile a spiegare il quotidiano, è la funzione della storia d’altra parte.
Prima del 1950 – data dell’occupazione cinese – il Tibet sottostava ad un feroce feudalesimo, era povero (speranza di vita intorno ai 30 anni), vittima di una corruzione endemica. L’élite tibetana (monastico religiosa), ha inibito qualsiasi tipo di sviluppo industriale, al punto che ogni importazione proveniva dall’India. La stessa élite ha comunque inviato i propri rampolli a studiare in Europa, America e Gran Bretagna.
Dall’inizio degli anni ’50 la CIA (ebbene si) ha addestrato agitatori, promosso e finanziato sommosse anticinesi in Tibet. I timori cinesi su tentativi esterni di destabilizzazione risultano quindi non infondati.
Gli avvenimenti del Tibet, a differenza di quelli della Birmania di otto mesi fa, non sono una protesta “spirituale”, ma molto spesso si sono macchiate dell’uccisione di immigrati cinesi e della distruzione dei loro negozi. Si dovrebbero giudicare le manifestazioni tibetane come me qualsiasi forma di violenza: se i tibetani attaccano gli immigrati cinesi nel proprio paese, perché mai i palestinesi non farebbero altrettanto contro i coloni israeliani?
Proprio per ridurre le pulsioni indipendentiste, la Repubblica popolare cinese da anni ha favorito investimenti in Tibet, non si parli delle discariche abusive perché altrimenti con ciò che succede in Campania che cosa si dovrebbe dire del nostro Paese? Investimenti in strutture sanitarie, infrastrutture che hanno portato il livello di vita tibetano ad un tenore mai così buono. La povertà e la carenza di strutture, come dimostrano i fatti drammatici seguiti al terremoto, dimostrano che è molto più forte in alcune zone rurali della Cina.
I cinesi hanno trasformato Lhasa in una Disneyland, nella frontiera del loro far west. Hanno imparato che più che le guardie rosse o gli apparati di polizia è molto più utile il loro “turbocapitalismo” per distruggere l’intero tessuto tradizionale. Insomma, fanno ciò che l’Occidente ha sempre fatto e continua a fare.
Le manifestazioni contro la Cina in Occidente, si spiegano per motivi ideologici: il buddismo abilmente diffuso dal Dalai Lama è uno dei principali punti di riferimento dell’edonismo new age. La fascinazione per il Tibet fa di questo paese un’entità mistica, nella quale vengono proiettate aspirazioni e fantasmi. Quando parliamo dei veri tibetani pensiamo a loro come a soggetti fermi nel tempo, si vuole che loro siano completamente spirituali per consentirci di giocare un consumismo sfrenato.
Coloro che manifestano per il Tibet, nel migliore dei casi, dovrebbero capire che imprigionano i tibetani nel loro proprio sogno, che è uno dei tanti.